Che c’è di vero nell’ipotesi che Trump riconosca la Palestina. L’ambasciatore Usa: sciocchezze
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Qual è il “very, very big announcement” che Donald Trump sta per fare, alla vigilia del suo viaggio in Medio Oriente? L’ansia dell’attesa, condita dalle ultime decisioni dell’amministrazione americana che non sono piaciute a Israele, sta generando un’incontrollata ridda di ipotesi, una delle quali addirittura vorrebbe il tycoon in procinto di riconoscere lo Stato della Palestina, come scrive il Jerusalem Post. Sarebbe una mossa epocale e inaspettata, che stravolgerebbe la dottrina della Casa Bianca tradizionalmente a fianco delle istanze dello Stato ebraico. Viene perciò ritenuta molto improbabile sia da analisti israeliani che analisti arabi. "Questa notizia è una sciocchezza”, ha detto l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. “Il Jerusalem Post deve usare fonti migliori di queste ‘fonti non identificate’ di cui parla. Mio figlio Teddy di 4 anni è più affidabile", ha ironizzato il diplomatico.
Tuttavia, trattandosi di Trump, ormai nessuna possibilità …
GERUSALEMME – Qual è il “very, very big announcement” che Donald Trump sta per fare, alla vigilia del suo viaggio in Medio Oriente? L’ansia dell’attesa, condita dalle ultime decisioni dell’amministrazione americana che non sono piaciute a Israele, sta generando un’incontrollata ridda di ipotesi, una delle quali addirittura vorrebbe il tycoon in procinto di riconoscere lo Stato della Palestina, come scrive il Jerusalem Post. Sarebbe una mossa epocale e inaspettata, che stravolgerebbe la dottrina della Casa Bianca tradizionalmente a fianco delle istanze dello Stato ebraico. Viene perciò ritenuta molto improbabile sia da analisti israeliani che analisti arabi. "Questa notizia è una sciocchezza”, ha detto l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. “Il Jerusalem Post deve usare fonti migliori di queste ‘fonti non identificate’ di cui parla. Mio figlio Teddy di 4 anni è più affidabile", ha ironizzato il diplomatico.
Tuttavia, trattandosi di Trump, ormai nessuna possibilità viene più scartata a priori.
Dunque, vediamo. Il presidente statunitense ha detto che entro lunedì farà un grande annuncio: “Il più grande che si può ottenere”, ha aggiunto,“qualcosa di molto positivo”. Non ha voluto rivelarne il contenuto ma lo ha messo in relazione al suo viaggio (partenza il 13 maggio) che toccherà Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. Non farà tappa in Israele, nonostante l’ambasciata a Washington abbia provato a invitarlo. Né andrà a Gerusalemme il segretario della Difesa Pete Hegseth il quale - scrive il sempre ben informato sito americano Axios - ha cancellato il tour israeliano preferendo volare a Riad sull’Air Force One insieme a Trump.
Finora le ipotesi più accreditate riguardo all’annuncio hanno puntato su un accordo multimiliardario Usa-Arabia Saudita, di tipo militare ma che includa anche lo sviluppo del nucleare civile, con Trump disposto - a quanto riferiscono due fonti diplomatiche alla Reuters - a non condizionarlo alla normalizzazione dei rapporti tra i sauditi e Israele.
Secondo altri, si tratta di una possibile tregua a Gaza e della ripresa dell’ingresso degli aiuti umanitari, bloccati da più di due mesi. Altri ancora, invece, credono che possa essere legato al negoziato con Teheran sui centri di arricchimento dell’uranio: colloqui che stanno dando fastidio a Netanyahu, il quale preferirebbe bombardare i siti iraniani piuttosto che controllarli e limitarli per via diplomatica.
Stamattina, però, il portale di Media Line, agenzia stampa americana online che si definisce indipendente e che copre il Medio Oriente, pubblica un articolo dal titolo “Analisti del Golfo discutono se Donald Trump riconoscerà uno Stato palestinese”. Nel testo, una “fonte diplomatica del Golfo”, che ha chiesto di rimanere anonima, sostiene che Trump “emetterà una dichiarazione per il riconoscimento americano dello Stato della Palestina” e che tale Stato sarà istituito “senza la presenza di Hamas”.
La fonte diplomatica spiega che, se accadrà, cambieranno i rapporti di forza nel Medio Oriente e che “molti Paesi saranno pronti a sottoscrivere gli Accordi di Abramo” per normalizzare le relazioni con lo Stato ebraico. Finora solo Emirati Arabi e Bahrein lo hanno fatto, durante il primo mandato di Trump. Più avanti nello stesso articolo parla invece Ahmed Al-Ibrahim, un ex diplomatico arabo, che sostiene l’esatto opposto: non si aspetta un annuncio sulla Palestina. “A Riad - osserva - non saranno presenti il presidente egiziano Al-Sisi né il re giordano Abdullah, che sono i paesi più vicini alla Palestina”.
Due giornali israeliani, Yedioth Ahronoth e Jerusalem Post, hanno ripreso l’articolo di Media Line e lo hanno pubblicato integralmente sui propri siti, senza però aggiungere elementi, conferme o smentite, a riprova della cautela. Sulla stampa americana di questa ipotesi non c’è traccia.
Difficile, per il momento e senza ulteriori riscontri, considerarla più di una congettura presa dal mazzo del “possibile ma remoto”, alimentata dall’imprevedibilità di Donald Trump e da uno stato dei rapporti Usa-Israele che, almeno in apparenza, è meno idilliaco del solito. I media israeliani scrivono infatti che Netanyahu sia irritato dalla “pace separata” raggiunta tra le milizie yemenite Houthi e Washington, dai dazi che Trump non ha tolto, e, infine, dalle pressioni che sta subendo per l’accordo con Hamas e per la distribuzione di cibo e acqua nella Striscia.