NEW YORK – Meno di ventiquattr’ore dopo la fumata bianca, negli Stati Uniti sono tutti d’accordo: il primo Pontefice americano della storia non sarà un amico del presidente Donald Trump. Giornali e tv concordano sul peso della nomina di Robert Francis Prevost: viene da Chicago, parlerà la stessa lingua della Casa Bianca, ma solo a livello semantico. Sui contenuti sarà tutto diverso. É costruttore di ponti, non di muri, è contro la proliferazione delle armi, la pena di morte e le deportazioni.
La base trumpiana del movimento Maga — in un Paese con 60 milioni di cattolici, di cui il 59 per cento ha votato a destra — è sempre più delusa e infuriata. L’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, ha parlato di «peggiore scelta per i cattolici Maga». «È un voto anti-Trump — ha aggiunto — da parte dei globalisti della curia». Una settimana fa Bannon aveva previsto l’elezione di Prevost, indicandolo come espressione del “Deep Church”, l’equivalente in Vaticano del “Deep State”, lo …
NEW YORK – Meno di ventiquattr’ore dopo la fumata bianca, negli Stati Uniti sono tutti d’accordo: il primo Pontefice americano della storia non sarà un amico del presidente Donald Trump. Giornali e tv concordano sul peso della nomina di Robert Francis Prevost: viene da Chicago, parlerà la stessa lingua della Casa Bianca, ma solo a livello semantico. Sui contenuti sarà tutto diverso. É costruttore di ponti, non di muri, è contro la proliferazione delle armi, la pena di morte e le deportazioni.
La base trumpiana del movimento Maga — in un Paese con 60 milioni di cattolici, di cui il 59 per cento ha votato a destra — è sempre più delusa e infuriata. L’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, ha parlato di «peggiore scelta per i cattolici Maga». «È un voto anti-Trump — ha aggiunto — da parte dei globalisti della curia». Una settimana fa Bannon aveva previsto l’elezione di Prevost, indicandolo come espressione del “Deep Church”, l’equivalente in Vaticano del “Deep State”, lo Stato oscuro che, secondo i cospirazionisti di destra, complotta contro il presidente. L’influencer molto ascoltata da Trump, Laura Loomer, ha definito Leone XIV una «marionetta marxista». Il tabloid conservatore New York Post ha sottolineato, con preoccupazione, come «questo Papa porti avanti la visione progressista di Francesco».
Il Daily Beast si è soffermato sulle critiche dei commentatori di estrema destra e ricordato come il discorso inaugurale Prevost sia stato di critica alle politiche anti-immigrazione di Trump. La rete trumpiana Fox News ha espresso forti dubbi: «Cosa accadrebbe — ha chiesto in un editoriale — se il Papa fosse convinto che la Chiesa non debba più opporsi al modernismo, ma accettarlo e addirittura diventarne parte, per apparire rilevante?». Poche ore dopo l’elezione di Leone XIV, i commentatori di Fox hanno ammesso di temere che il Vaticano possa allontanarsi ancora di più, dopo Francesco, dalle dottrine tradizionali della Chiesa. Il Wall Street Journal ha ricordato il passaggio del discorso inaugurale in cui Leone «ha invocato una Chiesa che cerchi di essere vicina soprattutto a coloro che soffrono». «Ma sarebbe utile — ha aggiunto il quotidiano finanziario — se non fosse ostile ai mercati liberi, in quanto rappresentano il modo migliore per alleviare la povertà e gran parte della sofferenza». Francesco riteneva che la corruzione vista in Argentina si chiamasse capitalismo. Il Wsj si è chiesto se anche il suo successore non la pensi allo stesso modo.
Dal fronte liberal reazioni opposte. «Il nuovo Papa potrebbe avere qualcosa del vecchio Papa», è stato il titolo dell’intervento di David Gibson sul New York Times. «Ma — aggiunge il direttore del Center on Religion and Culture di Fordham University — nonostante la reputazione di Leone come personalità più disciplinata, la rabbia dei conservatori che ha agitato il cattolicesimo durante il precedente pontificato, è destinata a continuare con questo primo Papa americano». L’apertura verso gli immigrati è considerato il nodo delle future relazioni tra Casa Bianca e Vaticano. Secondo il Washington Post, Leone XIV è salito «su una delle piattaforme più potenti al mondo. E sembra disposto a farne uso, come fece Francesco, anche se questo significherà criticare il proprio Paese d’origine».