✕

Padre Pereda: “Prevost non era un prete gringo, arrivava dagli Usa ma era uno di noi”

Ascolta l'audio

Intervista al segretario generale della Conferenza episcopale peruviana che ha lavorato per circa nove anni con papa Leone XIV in Perù
2 minuti di lettura

Il sacerdote Guillermo Inca Pereda è segretario generale della Conferenza Episcopale Peruviana. Da quarant’anni in servizio ha lavorato circa nove anni a contatto con l’allora monsignor Prevost.

Dove si trovava quando c'è stata la fumata bianca?

«Eravamo qui nel mio ufficio nella conferenza a preparare la messa per il giorno della madre. Ma quando abbiamo saputo della fumata bianca abbiamo sospeso tutto».

Com'è stato quando l'avete visto uscire a San Pietro?

«Quando è stato detto il nome Robert Francis, ovviamente non poteva essere nessun altro è subito scattata la gioia, una gioia profonda e anche una profonda gratitudine verso Dio. C’è stata un’allegria enorme».

Vi siete sorpresi quando si è messo a parlare in spagnolo e si è rivolto a voi?

«Ci ha fatto felici. Perché pera la nostra lingua, la nostra Patria e un villaggio, Chiclayo, che conosciamo e amiamo. Ci ha regalato una festa oltre le aspettative».

Avete fatto qualcosa per festeggiare?

«Ovviamente abbiamo celebrato la San…

Il sacerdote Guillermo Inca Pereda è segretario generale della Conferenza Episcopale Peruviana. Da quarant’anni in servizio ha lavorato circa nove anni a contatto con l’allora monsignor Prevost.

Dove si trovava quando c'è stata la fumata bianca?

«Eravamo qui nel mio ufficio nella conferenza a preparare la messa per il giorno della madre. Ma quando abbiamo saputo della fumata bianca abbiamo sospeso tutto».

Com'è stato quando l'avete visto uscire a San Pietro?

«Quando è stato detto il nome Robert Francis, ovviamente non poteva essere nessun altro è subito scattata la gioia, una gioia profonda e anche una profonda gratitudine verso Dio. C’è stata un’allegria enorme».

Vi siete sorpresi quando si è messo a parlare in spagnolo e si è rivolto a voi?

«Ci ha fatto felici. Perché pera la nostra lingua, la nostra Patria e un villaggio, Chiclayo, che conosciamo e amiamo. Ci ha regalato una festa oltre le aspettative».

Avete fatto qualcosa per festeggiare?

«Ovviamente abbiamo celebrato la Santa Messa, abbiamo pregato per il nuovo papa. E abbiamo anche fatto un brindisi».

Padre Guillermo Inca Pereda 

Lei lo conosceva personalmente signor Prevost?

«Ho avuto la fortuna di lavorare con lui qui mentre era vicepresidente della conferenza. All'epoca era anche presidente della Commissione per la protezione dei minori, una commissione estremamente importante e delicata. E lì ho potuto percepire la sua capacità di esaminare le cose, la sua lucidità di pensiero e soprattutto la sua disponibilità ad aiutare le persone anche nei casi più difficili. Era un uomo molto, molto disponibile, e molto vicino».

Ha qualche aneddoto, qualche gesto, qualcosa di specifico che ricorda?

«Si poteva scrivere al monsignor Prevost alle 11 della notte e lui aveva sempre una risposta. Rispondeva con estrema chiarezza e ti mandava a dormire tranquillità. Risolveva sempre l’incognita o il dubbio che dovevamo sciogliere».

Ci sono diverse interpretazioni su come sarà il papato di Leone XIV…

«Posso dire che monsignor Prevost è sempre stato molto vicino a noi. Non ha mai imposto una distanza. Alcuni mi hanno chiesto se era un prete “gringo”. La risposta è no. Non era un “gringo” arrivato in Perù a sentirsi diverso. Forse anche perché domina bene la lingua. E’ stato in Perù un uomo di comunione. Ha sempre costruito ponti».

Lei ha avuto il privilegio di conoscere il Papa precedente, il primo Papa latinoamericano e il primo Papa degli Stati Uniti…

«Ma con carta d’identità peruviana anche lui…»

Qual è la differenza tra i due?

«Francesco aveva uno stile molto spontaneo. In casi simili probabilmente Prevost avrebbe detto la stessa frase molto tempo dopo. Ci sarà una differenza nei tempi in cui comunicare le cose. Per il resto entrambi hanno un’anima latinoamericana e un tono simile che li contraddistingue».

La Chiesa del Perù è stata scossa da un grave caso di abusi. E’ un capitolo chiuso?

«E’ una delle ferite più dolorose della chiesa peruviana. C’è stata molta sofferenza e molte vittime che hanno sofferto e continuano a farlo. E’ pero una ferita che credo si stia arginando anche grazie a Francesco. Ma manca molto per risarcire tutto».

Alcuni hanno riesumato il tema nel contesto dell’elezione di papa Leone XIV..

«Non ci deve essere nessun dubbio sul fatto che chi tira fuori questi temi nei confronti dell’attuale Papa non ha buone intenzioni. L’ho personalmente visto e sentito ripetere che le vittime vengono per prime e la verità sta al disopra di qualsiasi gruppo e dobbiamo difendere la verità e accogliere le vittime».

Che messaggio gli manderebbe?

«Perù la ama come lei ama il Perù. Preghiamo per lei».

Leggi i commenti