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Oggi a Kiev i leader Ue, ma Meloni sarà in remoto: “Tregua o sanzioni dure”

(afp)

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Starmer, Merz e Macron nella capitale, rapporti freddi tra Volenterosi e premier italiana. L’allarme Usa per possibili attacchi
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In una capitale straordinariamente blindata sbarcano oggi a Kiev i leader della “coalizione dei Volenterosi”: così li ha annunciati ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Senza fare nomi per ragioni di sicurezza; ma ci sono pochi dubbi sul livello altissimo dei partecipanti tra i quali non ci sarà Giorgia Meloni: la premier resterà fuori dalla foto dei leader europei, anche se nei due anni e mezzo al governo ha sempre sostenuto le ragioni dell’Ucraina. Dopo dubbi e lunghe riflessioni, Palazzo Chigi diffonde a sera la notizia: la presidente del Consiglio parteciperà in videocollegamento.

L’obiettivo principale della missione è ribadire l’appoggio a Kiev formalizzando il supporto al cessate il fuoco di 30 giorni già concordato tra Zelensky e il presidente americano Donald Trump. L’idea è prolungare il cessate il fuoco di tre giorni voluto dal Cremlino, proponendo, dice Macron, «sanzioni durissime se verrà tradito». È un passaggio cardine nella strategia del mondo occidental…

In una capitale straordinariamente blindata sbarcano oggi a Kiev i leader della “coalizione dei Volenterosi”: così li ha annunciati ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Senza fare nomi per ragioni di sicurezza; ma ci sono pochi dubbi sul livello altissimo dei partecipanti tra i quali non ci sarà Giorgia Meloni: la premier resterà fuori dalla foto dei leader europei, anche se nei due anni e mezzo al governo ha sempre sostenuto le ragioni dell’Ucraina. Dopo dubbi e lunghe riflessioni, Palazzo Chigi diffonde a sera la notizia: la presidente del Consiglio parteciperà in videocollegamento.

L’obiettivo principale della missione è ribadire l’appoggio a Kiev formalizzando il supporto al cessate il fuoco di 30 giorni già concordato tra Zelensky e il presidente americano Donald Trump. L’idea è prolungare il cessate il fuoco di tre giorni voluto dal Cremlino, proponendo, dice Macron, «sanzioni durissime se verrà tradito». È un passaggio cardine nella strategia del mondo occidentale: per la prima volta i “Volenterosi”, l’Ucraina e gli Stati Uniti muoverebbero insieme un passo formale nei confronti del Cremlino.

È l’ultima delle tre mosse con cui l’Europa, a lungo messa all’angolo da Trump, prova a tornare protagonista. Le altre due sono arrivate ieri dai ministri degli Esteri riuniti a Leopoli: hanno celebrato la festa dell’Europa proclamando la decisione di istituire un tribunale internazionale all’Aia che processi il crimine di aggressione, una delle grandi richieste ucraine rimasta finora sulla carta per non inasprire i toni con la Russia. E hanno sbloccato un miliardo di euro, presi dai fondi russi congelati, per comprare armi per la difesa di Kiev: Danimarca, Francia e Italia sono i tre firmatari insieme alla presidenza europea.

Oggi a Kiev è scontata la presenza del presidente francese Macron e del cancelliere tedesco Merz, del premier britannico Starmer e di quello polacco Tusk. L’Europa che conta, c’è. Meloni ci sarà solo in remoto: una scelta diplomaticamente obbligata, ma non per questo scontata. Da alcune settimane la premier ha di fatto “ritirato” gli emissari italiani dalle riunioni dei Volenterosi anglo-francesi. Vale per i suoi consiglieri e per i delegati del ministero della Difesa e degli Esteri, che in una prima fase avevano preso parte alle periodiche riunioni operative a Londra e Parigi. L’operazione di Macron e Starmer, però, è andata avanti. Gli americani siedono spesso al tavolo dei Volenterosi. E ai due leader europei che continuano a dialogare costantemente con Trump — a sua volta aperto a un impegno europeo rafforzato per Kiev — si aggiunge ora il nuovo cancelliere Merz. Ieri ha sorpreso con l’annuncio: «Nutro grandi speranze che si giunga a un accordo per un cessate il fuoco in Ucraina questo fine settimana». La scelta di partecipare, per Meloni, ha dunque un costo.

Come informa Palazzo Chigi si tratta un collegamento «con i leader europei sulla pace e sicurezza dell’Ucraina». Il problema è che Zelensky annuncia il vertice indicando il formato più sgradito agli italiani: «In Ucraina ci stiamo preparando a incontrare anche i leader della coalizione dei Volenterosi». Tutto, naturalmente, si inserisce in un quadro di rapporti sempre più deteriorati con Macron. Una tensione che spinge Meloni a tentare di costruire un rapporto con Merz, sponda obbligata per provare a riequilibrare l’attivismo francese.

Anche ieri la premier ha sentito il tedesco al telefono per esaltare il «partenariato strategico» tra i due Paesi. Alcuni segnali, però, vanno in direzione opposta. E confermano che la tradizionale saldatura tra Francia e Germania è già pronta a riproporsi. Di più: proprio la foto di Kiev lancerà quel quartetto di testa di cui fanno parte anche la Polonia e il Regno Unito. Dopo l’Eliseo, Merz ha visitato proprio Varsavia. E ieri è volato a Bruxelles da Ursula von der Leyen. Presto sarà anche a Roma, certo. Ma per Meloni il tempo stringe. E la mossa di tirarsi fuori dalla pattuglia dei Volenterosi rischia di isolarla, schiacciandola ancora di più su Donald Trump.

Fuori dagli equilibrismi diplomatici, gli ucraini si domandano cosa li aspetti. L’ambasciata americana a Kiev ieri non ha dato una risposta incoraggiante: ha diffuso un “Allarme sicurezza” dicendo di avere «ricevuto informazioni riguardo un possibile significativo attacco aereo che potrebbe verificarsi in ogni momento nei prossimi giorni», raccomandando di raggiungere immediatamente un rifugio in caso di allerta. L’incubo per il super missile russo Oreshnik, rievocato nei giorni scorsi dai filorussi, torna ad affacciarsi. E l’ottimismo dichiarato sul cessate il fuoco? «In realtà gli europei si aspettano che i russi declinino l’offerta. Probabilmente porranno nuove condizioni preliminari», dice il direttore dell’Istituto di Politica di Kiev, Ruslan Bortnik. Sarebbe il solito trucco per restare a bordo col freno tirato.

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