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La scrittrice Likmeta: “In Albania serve l’alternanza, 12 anni sono troppi”

Foto: Profilo X di Anita Likmeta 

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Intervista all’autrice di “Le favole del comunismo”
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TIRANA – Imprenditrice e scrittrice, impegnata in politica: Anita Likmeta vive dal 1997 in Italia ma segue con passione le vicende del suo Paese.

Se vincesse ancora Edi Rama?

«Significherebbe l’avvio del suo quarto mandato e sarebbe l’istituzionalizzazione di un’assenza: l’assenza di alternativa percepita, di voce plurale, di respiro democratico. Dopo 12 anni al potere, il premier non è più un leader fra gli altri, ma un habitat».

Gli albanesi si sono assuefatti?

«Questo tipo di permanenza prolungata tende a modificare non solo la struttura del potere, ma anche la psiche collettiva, sostituendo la fiducia con la dipendenza, il dissenso con l’adattamento. È il punto in cui l’Io del potere si fonde con l’immagine stessa della nazione: Rama non governa più il paese, ma la rappresentazione che il paese ha di sé».

Il rischio qual è?

«Che anche solo il concetto di cambiamento diventi traumatico. Il rischio più grave non è l’autoritarismo esplicito, ma la sua forma più elegante: il consenso …

TIRANA – Imprenditrice e scrittrice, impegnata in politica: Anita Likmeta vive dal 1997 in Italia ma segue con passione le vicende del suo Paese.

Se vincesse ancora Edi Rama?

«Significherebbe l’avvio del suo quarto mandato e sarebbe l’istituzionalizzazione di un’assenza: l’assenza di alternativa percepita, di voce plurale, di respiro democratico. Dopo 12 anni al potere, il premier non è più un leader fra gli altri, ma un habitat».

Gli albanesi si sono assuefatti?

«Questo tipo di permanenza prolungata tende a modificare non solo la struttura del potere, ma anche la psiche collettiva, sostituendo la fiducia con la dipendenza, il dissenso con l’adattamento. È il punto in cui l’Io del potere si fonde con l’immagine stessa della nazione: Rama non governa più il paese, ma la rappresentazione che il paese ha di sé».

Il rischio qual è?

«Che anche solo il concetto di cambiamento diventi traumatico. Il rischio più grave non è l’autoritarismo esplicito, ma la sua forma più elegante: il consenso abitudinario, l’egemonia mimetica».

Si presenta come progressista e fattivo. E scommette sull’Europa attraverso l’avvicinamento all’Italia e l’operazione Gjader.

«La narrazione di Rama, progressista nei toni, esecutiva nella postura, è una costruzione sapiente. Mescola il linguaggio dell’Europa con la grammatica di un potere verticale. L’operazione Gjader serve a rafforzare il frame del leader ponte: colui che traduce l’Albania nella lingua delle potenze. Ma ciò che Rama vende non è un progetto europeo, è una coreografia dell’europeismo: sventola il passaporto dell’adesione mentre moltiplica le ambiguità democratiche».

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