GERUSALEMME – Qual è il «very, very big announcement» che Donald Trump sta per fare, alla vigilia del suo viaggio in Medio Oriente? L’ansia dell’attesa, condita dalle ultime decisioni dell’amministrazione Usa che non sono piaciute a Netanyahu, sta generando un’incontrollata ridda di ipotesi, una delle quali vorrebbe il tycoon in procinto di riconoscere lo Stato della Palestina. Sarebbe una mossa epocale e inaspettata, che stravolgerebbe la dottrina della Casa Bianca, perciò viene ritenuta improbabile sia dagli analisti israeliani sia da quelli arabi. L’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee definisce la notizia «una sciocchezza». E tuttavia, trattandosi di Trump, nessuna possibilità viene scartata a priori.
Dunque, vediamo. Il presidente statunitense ha detto …
GERUSALEMME – Qual è il «very, very big announcement» che Donald Trump sta per fare, alla vigilia del suo viaggio in Medio Oriente? L’ansia dell’attesa, condita dalle ultime decisioni dell’amministrazione Usa che non sono piaciute a Netanyahu, sta generando un’incontrollata ridda di ipotesi, una delle quali vorrebbe il tycoon in procinto di riconoscere lo Stato della Palestina. Sarebbe una mossa epocale e inaspettata, che stravolgerebbe la dottrina della Casa Bianca, perciò viene ritenuta improbabile sia dagli analisti israeliani sia da quelli arabi. L’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee definisce la notizia «una sciocchezza». E tuttavia, trattandosi di Trump, nessuna possibilità viene scartata a priori.
Dunque, vediamo. Il presidente statunitense ha detto che entro lunedì farà un annuncio: «Il più grande che si può ottenere, qualcosa di molto positivo». Non ha rivelato il contenuto ma lo ha messo in relazione al suo viaggio (dal il 13 maggio) che toccherà Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. Non farà tappa in Israele, nonostante l’ambasciata a Washington abbia provato a invitarlo. Né ci andrà il segretario della Difesa Pete Hegseth il quale — scrive Axios — ha cancellato il tour israeliano per volare a Riad sull’Air Force One con Trump.
Le ipotesi più accreditate riguardo all’annuncio puntano su un accordo Usa-Arabia Saudita, di tipo militare ma che includa anche lo sviluppo del nucleare civile, con Trump disposto per la prima volta a non condizionarlo alla normalizzazione dei rapporti tra sauditi e Israele. Secondo altri, il presidente dirà qualcosa sulla tregua a Gaza e sulla ripresa degli aiuti umanitari, bloccati da più di due mesi. Oppure potrebbe parlare del negoziato Usa-Teheran sull’uranio: i colloqui stanno dando fastidio a Netanyahu, che preferirebbe bombardare i siti iraniani piuttosto che controllarli e limitarli per via diplomatica.
Il tema dello Stato della Palestina (attualmente riconosciuto da 138 Paesi sui 193 dell’Onu) è sollevato da Media Line, agenzia stampa americana online che si definisce indipendente: in un articolo uscito ieri una «fonte diplomatica del Golfo», che ha chiesto di rimanere anonima, afferma che Trump «emetterà una dichiarazione per il riconoscimento americano dello Stato della Palestina» e che esso sarà istituito «senza la presenza di Hamas». La fonte diplomatica spiega che, se accadrà, «molti Paesi saranno pronti a sottoscrivere gli Accordi di Abramo» per normalizzare le relazioni con Israele. Finora lo hanno fatto Emirati Arabi e Bahrein, durante il primo mandato di Trump. Più avanti nello stesso articolo parla Ahmed Al-Ibrahim, un ex diplomatico arabo, che sostiene l’esatto opposto: non si aspetta un annuncio sulla Palestina. «A Riad — osserva — non saranno presenti il presidente egiziano Al-Sisi né il re giordano Abdullah, che sono i Paesi più vicini e i più interessati».
Due giornali israeliani, Yedioth Ahronoth e Jerusalem Post, hanno ripreso l’articolo di Media Line, pubblicandolo integralmente senza però aggiungere elementi, conferme o smentite. Sulla stampa americana di questa ipotesi non c’è traccia. «Mio nipote Teddy è più affidabile», scrive su X l’ambasciatore Huckabee. «E fidatevi di Teddy. La notizia è una sciocchezza, Israele non ha un migliore amico di Trump».
Senza riscontri, è difficile considerarla qualcosa di più di una congettura, uscita dal mazzo del «possibile ma remoto» e alimentata, al momento, solo dalla constatazione di uno stato dei rapporti Usa-Israele meno idilliaco del solito. I media israeliani descrivono un Netanyahu irritato per la pace separata raggiunta tra le milizie yemenite Houthi e Washington, dai dazi che Trump non ha tolto, dalle pressioni che sta subendo per fare l’accordo con Hamas e rimuovere il blocco degli aiuti. Un senso di frustrazione reciproco, dice chi è vicino ai due leader.