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Filippine al voto: si decide sulla guerra Marcos-Duterte. L’ex presidente detenuto corre da sindaco

Filippine al voto: si decide sulla guerra Marcos-Duterte. L’ex presidente detenuto corre da sindaco

La partita più importante si gioca per 12 dei 24 seggi del Senato, che determineranno il destino dell’impeachment della vicepresidente figlia del capo di Stato in cella all’Aia

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PECHINO - Per il presidente Ferdinand Marcos Jr sarà una sorta di referendum sulla sua leadership nonché un’opportunità per disfarsi della sua scomoda ex alleata. Per Sara Duterte si tratta di sopravvivenza politica: la sua e quella della sua famiglia. Le Filippine vanno alle urne oggi per queste elezioni di metà mandato sullo sfondo della “guerra” tra le due più importanti dinastie del Paese. Proiettate già verso le presidenziali del 2028.

(afp)

Urne aperte fino alle 19 locali per eleggere sindaci, governatori, consiglieri locali e deputati. Ma la partita più importante si gioca sulle elezioni per 12 dei 24 seggi del Senato, che determineranno il destino della vicepresidente Duterte. Messa sotto impeachment dalla Camera a febbraio, saranno i senatori infatti a decidere la sua sorte nel processo che dovrebbe iniziare a luglio. Per destituirla e renderle impossibile la candidatura nel 2028 servono due terzi dei voti dei senatori.

Sia Marcos che Duterte hanno votato presto questa mattina, alle 8.30. Il primo a Ilocos Norte, assieme alla madre Imelda. La seconda a Davao. I risultati non ufficiali dovrebbero essere resi noti entro poche ore dalla chiusura dei seggi, ma per quelli ufficiali si potrebbe dover aspettare fino ad una settimana. “Sono pronta ad affrontare qualsiasi cosa accadrà”, ha detto Sara Duterte subito dopo aver votato nella roccaforte della sua famiglia, Davao. Città dove suo padre, l’ex presidente Rodrigo Duterte, nonostante sia detenuto in una cella all’Aia accusato di crimini contro l’umanità per la sua spietata guerra alla droga, è candidato a sindaco. Secondo risultati ancora non ufficiali, avrebbe vinto nettamente.

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Anche in queste elezioni, come nelle precedenti, ci sono state violenze. Questa mattina due sostenitori di un sindaco della provincia di Negros Occidental sono morti in una sparatoria.La luna di miele tra i Marcos e i Duterte è finita da un pezzo. Alle presidenziali del 2022 Sara era data per favorita per succedere al padre Rodrigo, ma si fece da parte per appoggiare Marcos Jr. La loro alleanza si prospettava formidabile per “riunire” il Paese: la roccaforte dei Duterte è nel sud, mentre i Marcos hanno il potere nel nord. E invece la faida era iniziata poco dopo (diverse visioni: dalla politica estera di Marcos Jr, che ha riportato Manila più vicina agli Usa che alla Cina, alle divergenze su come modificare la Costituzione), riesplosa a giugno dell’anno scorso quando Sara Duterte si dimise dal suo ruolo di ministra dell’Istruzione, poi ancora a ottobre quando aveva dichiarato che il suo rapporto col presidente era “diventato così tossico” da immaginare di “tagliargli la testa”, e aveva minacciato di dissotterrare i resti del padre di Marcos Jr, l’ex dittatore Ferdinand Marcos, e di buttarli in mare. Infine a novembre quando annunciò di aver ingaggiato un sicario per uccidere il presidente, sua moglie Liza Araneta e lo speaker della Camera Martin Romualdez (che è cugino di Marcos) nel caso in cui lei stessa fosse stata assassinata. Nel febbraio di quest’anno la Camera l’ha messa sotto impeachment con le accuse di frode e corruzione, ma soprattutto di aver pianificato l’assassinio del presidente.

L’impeachment, se passasse con il voto dei senatori, darebbe a Marcos Jr un’occasione per consolidare il proprio potere e preparare un futuro suo successore alle presidenziali del 2028, visto che la Costituzione gli impedisce un secondo mandato.

Ad alimentare le tensioni tra i due è arrivato a marzo l’arresto di Rodrigo Duterte. Durante il suo ultimo comizio elettorale giovedì a Manila, Sara Duterte ha messo in guardia da una “massiccia” frode elettorale e ha nuovamente definito “rapimento” il trasferimento di suo padre Rodrigo alla Corte penale internazionale. Rodrigo Duterte può candidarsi perché non è stato condannato ancora per alcun reato. È già stato sindaco di Davao per 22 anni, prima di diventare presidente nel 2016. E vista la popolarità dei Duterte da quelle parti, ci si aspetta che l’ex presidente vinca senza problemi. Da una cella all’Aia. Sarà suo figlio Sebastian, attuale sindaco e candidato in ticket con il padre, ad assumere molto probabilmente la carica se suo padre dovesse vincere.Nonostante gran parte dell'attenzione in queste elezioni sia rivolta alla faida tra i Marcos e i Duterte, per i filippini i problemi e le preoccupazioni sono altri. Il costo della vita, la lotta alla corruzione e alla criminalità, la riduzione della povertà.

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