Ecco cosa va a fare Trump in Medio Oriente bypassando Israele. E perché Netanyahu è preoccupato
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Non un viaggio di piacere, per Netanyahu. L’imminente visita di Donald Trump in Medio Oriente (tre tappe: a Riad domani, poi Abu Dhabi e Doha) sta sollevando un polverone di dubbi sul reale stato del rapporto tra i due leader. E sono anche i commentatori più conservatori e filogovernativi a notare una certa, insolita, distanza, cominciata quando a Washington è stato defenestrato Mike Waltz, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale travolto dallo scandalo della chat Signal e interlocutore privilegiato del premier israeliano. E certificata dal fatto che Trump, nonostante un invito informale, non verrà a Gerusalemme.
Bisogna leggere oltre le dichiarazioni ufficiali, in cui tutto va bene e tutto è roseo. E’ un fatto che le ultime mosse di Trump e del suo staff abbiano spiazzato Netanyahu. Di più: lo hanno scavalcato.
L’ostaggio israelo-americano
Anche la liberazione senza condizioni dell’ostaggio israelo-americano Edan Alexander, una buona notizia per Israele, è nata e …
GERUSALEMME – Non un viaggio di piacere, per Netanyahu. L’imminente visita di Donald Trump in Medio Oriente (tre tappe: a Riad domani, poi Abu Dhabi e Doha) sta sollevando un polverone di dubbi sul reale stato del rapporto tra i due leader. E sono anche i commentatori più conservatori e filogovernativi a notare una certa, insolita, distanza, cominciata quando a Washington è stato defenestrato Mike Waltz, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale travolto dallo scandalo della chat Signal e interlocutore privilegiato del premier israeliano. E certificata dal fatto che Trump, nonostante un invito informale, non verrà a Gerusalemme.
Bisogna leggere oltre le dichiarazioni ufficiali, in cui tutto va bene e tutto è roseo. E’ un fatto che le ultime mosse di Trump e del suo staff abbiano spiazzato Netanyahu. Di più: lo hanno scavalcato.
L’ostaggio israelo-americano
Anche la liberazione senza condizioni dell’ostaggio israelo-americano Edan Alexander, una buona notizia per Israele, è nata e maturata in colloqui diretti e indiretti tra Hamas e l’inviato statunitense Steve Witkoff. Il tentativo era già fallito due volte, ma ora, con l’arrivo di Trump, è andato a buon fine. Netanyahu l’ha appreso e comunicato. Parlando domenica alla Commissione affari esteri della Knesset, l’ha definito, con tiepido entusiasmo, “un omaggio di Hamas a Trump per il suo viaggio nella regione”. Aggiungendo: “Sono giorni molto critici”. La Casa Bianca, infatti, sta spingendo perché il governo dello Stato ebraico accetti un accordo con Hamas per il cessate il fuoco a Gaza, il rilascio dei rapiti e la ripresa degli aiuti umanitari, bloccati da più di due mesi. Cosa che Netanyahu non sembra disposto a fare, come dimostra il piano per occupare militarmente la Striscia approvato la scorsa settimana dal Consiglio di sicurezza israeliano. Witkoff, secondo quanto riferisce Channel 12, lo ha spiegato esplicitamente alle famiglie degli ostaggi: “Israele non intende fermare la guerra, la nuova offensiva sarà inutile”.Quindi si capisce il nervosismo di Netanyahu che, forse per la prima volta, sente di non avere la solita presa e, anzi, viene tenuto all’oscuro dall’alleato più importante. Il quale si appresta a fare “un annuncio molto molto importante”.
L’annuncio di Trump
Le ipotesi più accreditate puntano a una grossa novità per il Medio Oriente, su Gaza, l’Arabia Saudita o l’Iran.Per capire il clima: “Da player centrale Israele diventa un osservatore”, titola questa mattina un’articolo-analisi del Jerusalem Post, giornale conservatore. Il riferimento non è solo al rilascio di Alexander (59 i rapiti ancora nelle mani del movimento islamista palestinese responsabile del massacro del 7 Ottobre, di questi 21 sono dati per vivi) ma anche alla pace separata che Trump ha siglato con le milizie yementite, col risultato che i cargo americani possono incrociare in sicurezza nel golfo di Aden mentre Israele continua a essere bersaglio dei missili degli Houthi.
I colloqui con l’Iran
Ci sono poi i colloqui diretti Iran-Usa sul nucleare, a impensierire Netanyahu. La sua posizione verso Teheran è la linea dura, bombardare i siti iraniani dell’arricchimento dell’uranio piuttosto che controllarli con un accordo diplomatico su cui invece sta lavorando di nuovo Witkoff, l’uomo dei tre mondi, che per conto del tycoon conduce i negoziati con Russia, Hamas e Iran.
I rapporti con Riad
Il premier israeliano rischia di essere bypassato anche nella partita saudita. Il governo Usa, infatti, per la prima volta è disposto a siglare l’accordo con Riad per la difesa e lo sviluppo del nucleare civile (un affare da diversi miliardi di dollari) anche senza la normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico da parte dell’Arabia Saudita. Era una precondizione che aveva mantenuto Biden, a cui la casa reale saudita ne aveva posta un’altra: il riconoscimento dello Stato della Palestina. Ora, col tycoon intenzionato a tornare a Washington con la firma sui contratti, tutto questo può essere ribaltato.