Russia-Ucraina, l’accelerazione di Trump e i consigli di Macron per chiudere il negoziato
dai nostri corrispondenti Anais Ginori , Paolo MastrolilliLa nuova svolta, forse l’ennesima trappola di Vladimir Putin, coglie di sorpresa gli europei. Scendendo ieri mattina dal treno di ritorno da Kiev, Emmanuel Macron liquida la proposta del Cremlino: «Vuole solo guadagnare tempo», dice il presidente francese, visibilmente soddisfatto dopo la trasferta nella capitale ucraina, dove ha voluto sottolineare la ritrovata unità tra le due sponde dell’Atlantico.
Macron pubblica sui social un video in cui dialoga con il presidente americano. «Hello Donald, ti posso richiamare tra due minuti con Zelensky? Ha accettato la proposta che hai mandato nel messaggio». È la conferma di un’azione diplomatica concertata: l’ultimatum di sabato a Mosca per una tregua di 30 giorni, la minaccia di nuove sanzioni in caso di rifiuto, la telefonata in diretta a Trump per suggellare l’intesa. Il fronte occidentale ricompattato, forse ancora sull’onda del “miracolo” avvenuto nella basilica di San Pietro. In un altro video girato con i consiglieri diplomatici, M…
La nuova svolta, forse l’ennesima trappola di Vladimir Putin, coglie di sorpresa gli europei. Scendendo ieri mattina dal treno di ritorno da Kiev, Emmanuel Macron liquida la proposta del Cremlino: «Vuole solo guadagnare tempo», dice il presidente francese, visibilmente soddisfatto dopo la trasferta nella capitale ucraina, dove ha voluto sottolineare la ritrovata unità tra le due sponde dell’Atlantico.
Macron pubblica sui social un video in cui dialoga con il presidente americano. «Hello Donald, ti posso richiamare tra due minuti con Zelensky? Ha accettato la proposta che hai mandato nel messaggio». È la conferma di un’azione diplomatica concertata: l’ultimatum di sabato a Mosca per una tregua di 30 giorni, la minaccia di nuove sanzioni in caso di rifiuto, la telefonata in diretta a Trump per suggellare l’intesa. Il fronte occidentale ricompattato, forse ancora sull’onda del “miracolo” avvenuto nella basilica di San Pietro. In un altro video girato con i consiglieri diplomatici, Macron spiega: «Dobbiamo dare a Zelensky il sostegno dicendo: se s’impegna, impegnati anche tu. Ma se il cessate il fuoco non viene rispettato, noi sanzioniamo. È il giusto equilibrio. Posizioniamo gli americani su questa linea».
Ma le linee sono tracciate su sabbie mobili. Nella notte, l’apertura di Putin a negoziati diretti con Kiev scompiglia di nuovo le carte. E riapre una crepa. Gli europei, a cominciare da Macron, fiutano l’ennesimo bluff. Ma il diktat lanciato nel pomeriggio da Trump a Zelensky è perentorio. L’incontro a Istanbul si deve fare. «Immediatamente», scrive il leader Usa su Truth. Come Sisifo, Macron ricomincia da capo. Risente i suoi compagni di viaggio a Kiev – il tedesco Friedrich Merz e i premier britannico e polacco Keir Starmer e Donald Tusk – poi riprende i contatti con Zelensky e Trump «per definire il percorso dei prossimi giorni».
Il presidente francese resta fermo sulla richiesta di tregua, ma è chiaro che gli europei sono costretti ad accantonare, almeno per ora, la minaccia di nuove sanzioni che sarebbero dovute scattare da oggi. «Il presidente ha insistito sulla necessità di un cessate il fuoco, che permetta di organizzare un incontro tra Russia e Ucraina al massimo livello giovedì», spiegano fonti dell’Eliseo. Al vertice di Istanbul parteciperanno davvero Putin e Zelensky, o solo i loro consiglieri? La partita, ancora una volta, è dettata dal Cremlino. E gli europei inseguono.
Macron telefona anche a Recep Tayyip Erdogan, nel tentativo di convincerlo della necessità di far tacere le armi prima di organizzare qualsiasi vertice. Il presidente turco, maestro nell’arte dell’ambiguità, risponde che della tregua si potrà parlare a Istanbul. L’unico vero progresso è che i negoziati diretti tra Mosca e Kiev saranno sul continente, dopo lo strappo saudita deciso da Trump che aveva escluso gli europei dal tavolo. Ma l’Ucraina arriva a Istanbul in una posizione indebolita. La spinta del presidente americano per la pace – promessa entro 24 ore dal suo ritorno alla Casa Bianca – ha piegato finora soprattutto Zelensky che ha dovuto rendersi disponibile al negoziato senza garanzie e all’accordo sullo sfruttamento congiunto dei minerali e delle terre rare ucraine. Era la parte facile dell’operazione, considerando che Zelensky non potrebbe proseguire la guerra senza armi e aiuti americani.
Resta da capire se la pressione finalmente esercitata da Trump anche su Putin potrà produrre un risultato concreto: un negoziato onesto e una pace giusta, stabile, sostenibile, come auspicato da Leone XIV. Oppure se si tratterà solo di una resa mascherata alle volontà di Mosca, che metterebbe a rischio non solo il futuro dell’Ucraina, ma quello dell’intera Europa. Qualche giorno fa, Trump aveva cominciato a ventilare sanzioni secondarie contro Mosca, in particolare sul petrolio e sul gas. Dopo l’incontro con Zelensky in Vaticano, ha cambiato tono, lasciando intendere che il vero ostacolo alla pace fosse Putin. Una svolta narrativa significativa, dopo mesi di ambiguità verso il Cremlino.
Due giorni fa ha annunciato che «un grande giorno» si avvicinava per Russia e Ucraina. Ieri, prima di partire per il suo primo viaggio nel Golfo Persico, ha ribadito l’avvertimento: se Putin non accetterà la tregua e il negoziato, «almeno sapremo su che posizione stanno tutte le parti, e potremo procedere di conseguenza». Una minaccia velata, ma chiara. Ora resta da capire se si tratta solo di una mossa tattica, oppure se, come ha dichiarato il suo vice J.D. Vance, Trump si è davvero convinto che «Putin chiede troppo» per la pace, ed è pronto a punirlo se non negozierà in modo onesto.