Si capirà nelle prossime ore se il blitz lanciato lunedì pomeriggio dal premier Dabaiba gli ha consegnato il controllo totale di Tripoli o se nella capitale libica si scateneranno altri scontri. Ieri la situazione è stata tranquilla è in serata Dabaiba ha annunciato di avere preso la gestione di tutti i centri di detenzione dei migranti, sciogliendo l’unità antiterrorismo Rada e la polizia giudiziaria che in realtà erano due milizie legalizzate. Il risultato più importante è però avere ripristinato l’autorità del Gna, il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite ma limitato alla Cirenaica, sulle istituzioni finanziarie che smistano i proventi del petrolio in tutto il Paese. In pratica, si è impossessato delle principali risorse economiche libiche: greggio e migranti.
Gli effetti a livello internazionale
Come in questo caso, i rapporti di potere a Tripoli si regolano con dinamiche criminali ma possono avere effetti geopolitici di rilevanza internazionale. Il premier in poche ore si è liberato degli alleati più ingombranti, con cui era stato costretto a venire a patti negli scorsi anni. Il momento chiave del suo putsch è stata l’uccisione di Gheniwa, leader di una delle fazioni storiche - lo Stability Support Apparatus -, che sarebbe stato attirato in una trappola. Contemporaneamente due brigate dell’esercito - equipaggiate con armamenti turchi e addestrate da contractor occidentali - hanno fatto irruzione nello strategico quartiere Abu Salim dominato da Gheniwa, occupando sedi e caserme del suo movimento. I combattimenti sono proseguiti nella notte, provocando almeno sei morti. Al tramonto colonne di centinaia di fuoristrada si sono dirette verso la capitale con guerriglieri di Zintan, Zawiya e Misurata, amici o nemici di Gheniwa. Non sono però entrate in azione: non è chiaro se siano state respinte con le armi o convinte con contropartite.
Il nuovo uomo forte
Adesso il nuovo uomo forte a Tripoli sembra essere Mahmoud Hamza, direttore dell’intelligence militare e comandante della Brigata 444: un altro ex guerrigliero che ha curato la crescita qualitativa dei suoi reparti, muovendosi con abilità tra Europa, Stati Uniti e Turchia. Gheniwa invece non aveva mai brillato per competenza bellica ma aveva intessuto una ragnatela di interessi che gli permetteva di condizionare la vita degli uffici finanziari e dei ministeri che amministravano le royalties petroliferi, oltre ad aver costruito una sua prigione-lager per i migranti, ottenendo fondi dalla Ue. Dal 2024 aveva intensificato i rapporti con la Forza Rada e con la polizia giudiziaria, a cui apparteneva il famigerato Al Masri. Ieri però i leader di questi gruppi si sono dati alla fuga senza opporre resistenza.
La strategia
Secondo alcuni analisti, il blitz di Dabaiba si inquadra in una trama più vasta per la riunificazione del Paese, diviso tra la Tripolitania e la Cirenaica nelle mani del maresciallo Haftar: un disegno che avrebbe avuto nuovo impulso dall’amministrazione Trump. Non a caso, ieri sera i ministri degli Esteri di Turchia ed Egitto - sponsor dei governi rivali - hanno discusso la situazione mostrando sintonia. Sia il figlio di Haftar che i luogotenenti del premier tripolino sono stati ricevuti a Washington nelle scorse settimane. E, nel suo stile da immobiliarista, il presidente americano farebbe leva su un elemento concreto per incentivare la riappacificazione: lo sblocco dei fondi di Gheddafi congelati negli Usa dal 2011, valutati in oltre venti miliardi di dollari. Ovviamente verrebbero spartiti tra i centri di potere a patto di investirli in contratti per le società statunitensi. Non è chiaro quale sarà la posizione di Putin, che domenica ha ricevuto a Mosca Haftar e un altro dei suoi figli: il vecchio maresciallo è sostenuto da un contingente russo, che vuole aprire un porto militare a Tobruk.