Una sentenza storica che rappresenta un precedente per tutte le persone non binarie del Brasile. Una persona che non si identifica nelle categorie di maschile e femminile ha chiesto di essere riconosciuta sui propri documenti con il genere neutro, e la sua richiesta è stata accolta positivamente dalla Corte superiore di giustizia di Brasilia. Inizialmente aveva intrapreso una terapia ormonale di transizione di genere e aveva chiesto di essere individuata legalmente come maschio, ma poi se ne era pentita, presentando un ricorso al tribunale e chiedendo documenti gender neutral. Il ricorso è stato accolto all’unanimità da tutti i giudici del collegio. Una di loro, Nancy Andrighi, ha descritto la questione in toni drammatici: “Quest’essere umano deve soffrire moltissimo. Si è sottoposto a un intervento chirurgico, ha assunto ormoni, è diventato ciò che pensava gli sarebbe stato bene per poi rendersi conto che non era così“.
Una sentenza storica che rappresenta un precedente per tutte le persone non binarie del Brasile. Una persona che non si identifica nelle categorie di maschile e femminile ha chiesto di essere riconosciuta sui propri documenti con il genere neutro, e la sua richiesta è stata accolta positivamente dalla Corte superiore di giustizia di Brasilia. Inizialmente aveva intrapreso una terapia ormonale di transizione di genere e aveva chiesto di essere individuata legalmente come maschio, ma poi se ne era pentita, presentando un ricorso al tribunale e chiedendo documenti gender neutral. Il ricorso è stato accolto all’unanimità da tutti i giudici del collegio. Una di loro, Nancy Andrighi, ha descritto la questione in toni drammatici: “Quest’essere umano deve soffrire moltissimo. Si è sottoposto a un intervento chirurgico, ha assunto ormoni, è diventato ciò che pensava gli sarebbe stato bene per poi rendersi conto che non era così“.
Dagli Usa alla Scozia
La decisione rappresenta una speranza per tutte le persone che nel Paese sudamericano rifiutano la classificazione del binarismo di genere, e va contro una tendenza sempre più diffusa altrove: negli Stati Uniti Donald Trump ha revocato la possibilità di cambiare legalmente il proprio genere sui documenti in una direttiva dello scorso gennaio che è stata però bloccata dal giudice distrettuale Julia Kobick. È stato invece accolto dalla Corte Suprema il divieto dei transgender nell’esercito, che il presidente Usa aveva imposto già durante il suo primo mandato ed era stato poi rimosso durante l’amministrazione Biden.
In Scozia, un mese fa, la Corte Suprema britannica ha invece negato lo status legale di donne a chi non è nato biologicamente femmina. Le transgender MTF (male to female) sono state inoltre escluse dalle tutele e dalle leggi contro la discriminazione delle donne. Una sentenza che è stata accolta con giubilo da J.K. Rowling, la scrittrice della saga di Harry Potter, accusata di escludere i diritti delle persone transgender dalle battaglie femministe.
Una storia antichissima
In Brasile la storia delle identità non binarie è in realtà antichissima: l’esploratore portoghese Gabriel Soares de Sousa nel 1587 parlava dei cudinas, transgender native brasiliane che vivevano come donne, erano trattate come tali e addirittura prendevano marito. Una pratica poi punita sotto l’Inquisizione portoghese, ma rimasta nel substrato culturale e riaffiorata nella figura dei travesti (termine dispregiativo ma rivendicato dagli attivisti, come accaduto con la parola queer), che assumono identità e ruoli di genere femminili o non binari. Nonostante la dittatura militare, attiva tra il ‘64 e l’85, rese illegale i travesti, il Brasile ha avuto uno dei più grandi movimenti per i diritti Lgbt ed è stato uno dei primi Paesi in cui si sono diffuse le terapie ormonali e le operazioni chirurgiche di affermazione di genere, che dal 2008 sono anche coperte dalla sanità pubblica.