Berlino – Per entrare nel “Regno” ci vuole il passaporto. Anche se siamo nel cuore della Germania, a Wittenberg, nella città di Lutero e dello scisma della Riforma. Ma i “sudditi” sognano, anzi, fino a ieri sognavano il loro personalissimo scisma: quello dalla Repubblica federale tedesca. Quando si arrivava al vecchio ospedale che era stato rilevato dal “Re di Germania” Peter Fitzek per costruirci la sua colonia di autarchici paranoici, bisognava comprare un visto (7 euro, quando li andammo a trovare nel 2017). E dentro circolava solo il “Nuovo marco”.
Da ieri il “Regno di Germania” è vietato: per il ministro dell’Interno Dobrindt i Reichsbürger che lo abitavano «non sono dei nostalgici innocui», ma attentano «all’ordine liberale democratico». Il ministro ha ordinato un blitz in sette land tedeschi e quattro arresti, tra cui quello dell’autoproclamato “Re” Fitzek. L’accusa è quella di aver creato «uno Stato nello Stato».
Per i Reichsbürger la finzione non sono i marchi fasulli, i …
Berlino – Per entrare nel “Regno” ci vuole il passaporto. Anche se siamo nel cuore della Germania, a Wittenberg, nella città di Lutero e dello scisma della Riforma. Ma i “sudditi” sognano, anzi, fino a ieri sognavano il loro personalissimo scisma: quello dalla Repubblica federale tedesca. Quando si arrivava al vecchio ospedale che era stato rilevato dal “Re di Germania” Peter Fitzek per costruirci la sua colonia di autarchici paranoici, bisognava comprare un visto (7 euro, quando li andammo a trovare nel 2017). E dentro circolava solo il “Nuovo marco”.
Da ieri il “Regno di Germania” è vietato: per il ministro dell’Interno Dobrindt i Reichsbürger che lo abitavano «non sono dei nostalgici innocui», ma attentano «all’ordine liberale democratico». Il ministro ha ordinato un blitz in sette land tedeschi e quattro arresti, tra cui quello dell’autoproclamato “Re” Fitzek. L’accusa è quella di aver creato «uno Stato nello Stato».
Per i Reichsbürger la finzione non sono i marchi fasulli, i passaporti, le patenti, le targhe autoprodotte e il grottesco armamentario della loro secessione interna. Per questi sostenitori di una delirante teoria secondo cui la Germania non si sarebbe mai liberata dall’occupazione degli Alleati e sarebbe una menzogna giuridica, la messinscena è la democrazia. I Reichsbürger si sentono come tanti Kohlhaas, il personaggio di Kleist che si volle fare testardamente giustizia contro un sopruso. Si sentono gli unici depositari di una giustizia calpestata, i cavalieri solitari di una guerra a suon di cavilli per vedere riconosciuto il Reich e i confini del 1937. E con il Covid, la loro ideologia si è tinta ancora più di nero, di complotti QAnon e antisemiti.
Ma in questo universo, tipico tedesco, è cresciuto anche un fenomeno diverso. È vero: il “Regno di Germania” è l’organizzazione più estesa di Reichsbürger - circa mille adepti - ma non la più pericolosa. Fitzek, che si era fatto incoronare nel 2012 in una cerimonia solenne con martello di ermellino, scettro e spada, era un truffatore seriale. Era sotto processo per aver guidato con la patente finta, per aver accettato milioni di generose donazioni per il “Regno di Germania” che finivano quasi sempre nelle sue tasche, e le autorità lo avevano indagato per le sue banche e assicurazioni illegali.
Ma i Reichsbürger più inquietanti sono altri. Nel 2016 il cinquantenne Wolfgang Plan apre il fuoco su un pugno di agenti andati a sequestrare la santabarbara che tiene illegalmente in casa. Un poliziotto muore, due restano feriti. E Plan rimane il simbolo di un movimento che vanta una stragrande maggioranza di lupi solitari. Le organizzazioni strutturate come il “Regno di Germania” sono un’eccezione. Ma i “cittadini del regno” sono in crescita. Secondo i servizi, 25mila in tutta la Germania. Nel 2018 erano 18mila.
I Reichsbürger vengono avvistati spesso alle manifestazioni di estrema destra, da Pegida, il movimento islamofobico nato sull’onda della crisi dei profughi, alle proteste dei no-vax, ai cortei dell’Afd. Quando c’è da protestare contro il sistema, non mancano mai.
Il 7 dicembre del 2022, quando 3mila poliziotti furono sguinzagliati all’alba per portare a termine una delle più importanti operazioni anti-terroristiche della storia, la Germania si risvegliò sotto shock. E capì la pericolosità del fenomeno. Quella mattina la polizia arrestò 25 persone e sventò un tentativo di colpo di Stato. Una cellula terroristica di Reichsbürger capitanati da un aristocratico, “Enrico XIII”, da una ex parlamentare dell’Afd, Birgit Malsack-Winkemann e da un ex ufficiale della Bundeswehr, Ruediger von Pescatore, stavano preparando un putsch a suon di mitragliatrici. Furono trovati 380 fucili, 350 asce e coltelli e 500 altri tipi di armi e 148mila munizioni. «Sono persone che non riconoscono la Repubblica federale», dichiarò la procura. In attesa del putsch, i complottisti avevano già fatto preparare le uniformi per il loro Reich. Naturalmente in stile nazi.