Da Abu Ghraib all’abbraccio con Trump: la sorprendente metamorfosi dell’ex jihadista al Sharaa
di Gabriella ColarussoE infine anche Trump strinse la mano all’enigma Jolani. La foto di Riad con il presidente americano e il principe Bin Salman chiude il cerchio dell’incredibile ascesa del 42 enne siriano Ahmad al-Sharaa, che fino a pochi mesi fa si faceva chiamare con il nome di battaglia Abu Mohammed al-Jolani e viveva in semi clandestinità nelle montagne del nord ovest siriano, kalshnikov, barba e jalabiya, braccato dalle bombe degli aerei russi, dalle milizie iraniane e da una taglia di 10 milioni di dollari che il dipartimento di stato americano gli aveva piazzato sulla testa nel 2017 per terrorismo.
Dalla caduta di Assad, al Sharaa è l’uomo che controlla la Siria, dopo 13 anni di guerra civile contro il regime e dopo aver conquistato Damasco in poche settimane con un drappello di uomini senza incontrare vera resistenza. Il suo gruppo, chiamato Hayat Tahrir al Sham, è ancora nella lista delle organizzazioni terroristiche ma il nuovo Jolani sta tentando di scioglierlo nel costituendo esercito naz…
E infine anche Trump strinse la mano all’enigma Jolani. La foto di Riad con il presidente americano e il principe Bin Salman chiude il cerchio dell’incredibile ascesa del 42 enne siriano Ahmad al-Sharaa, che fino a pochi mesi fa si faceva chiamare con il nome di battaglia Abu Mohammed al-Jolani e viveva in semi clandestinità nelle montagne del nord ovest siriano, kalshnikov, barba e jalabiya, braccato dalle bombe degli aerei russi, dalle milizie iraniane e da una taglia di 10 milioni di dollari che il dipartimento di stato americano gli aveva piazzato sulla testa nel 2017 per terrorismo.
Dalla caduta di Assad, al Sharaa è l’uomo che controlla la Siria, dopo 13 anni di guerra civile contro il regime e dopo aver conquistato Damasco in poche settimane con un drappello di uomini senza incontrare vera resistenza. Il suo gruppo, chiamato Hayat Tahrir al Sham, è ancora nella lista delle organizzazioni terroristiche ma il nuovo Jolani sta tentando di scioglierlo nel costituendo esercito nazionale, in una Siria non ancora liberata dai conflitti settari.
Chi sia davvero al Sharaa-Jolani, un jhadista mai davvero pentito o un ex estremista che la guerra e l’esperienza hanno convertito in leader pragmatico, è presto per dirlo. Ha promesso un paese tollerante e rispettoso dei diritti delle minoranze, ma tra le fila di Hts ci sono frange di fanatici irriducibili e nel governo quasi tutto maschile diversi ex signori della guerra.
La jihad contro gli americani
Certo la sua è la storia di una sorprendente metamorfosi. Nasce nel 1982 in Arabia Saudita da una famiglia borghese siriana. Il padre Hussein, economista, aveva fatto parte della classe dirigente del regime baathista negli anni ‘70 prima di trasferirsi nel Golfo, figlio di una generazione cresciuta alla scuola del nazionalismo arabo di Nasser che lo distanzierà dal figlio quando questi sceglierà la guerra santa contro gli americani. Nel 2003, il ventenne al Sharaa lascia gli studi e parte per l’Iraq insieme a volontari di tutto il mondo arabo pronti a prendere le armi contro l’invasore americano, si radicalizza, si unisce a una milizia salafita jihadista che poi si fonderà con al Qaeda e partecipa all’insurrezione fatta di autobombe, assalti, massacri anche di civili. Finisce nelle prigioni gestite dagli americani ad Abu Ghraib e Camp Bucca, viene in contatto con al Baghdadi, l’ex capo dell’Isis. Ne usa la protezione e i fondi per tornare in Siria e costituire una sua organizzazione, Jabat al Nusra, affiliata ad al Qaeda, che trasforma in una forza combattente disciplinata e funzionale, responsabile di attacchi brutali contro il regime di Assad ma anche di violenze e repressione contro operatori umanitari, gruppi rivali, donne. Nusra entra nella lista delle organizzazioni terroristiche, il dipartimento di Stato piazza una taglia da 10 milioni sul capo di Jolani.
Il rebranding dell’estremismo
Nel 2016, il cambio di rotta: il siriano rompe i ponti con al Qaeda, fonda Hts, gli imprime una postura più tecnocratica e comincia a comparire in pubblico. Con Hts prende il controllo di Idlib, la roccaforte dei ribelli, pesantemente bombardata dai russi nella guerra civile e globale siriana.
Governa col pugno duro e secondi i dettami del conservatorismo islamico, ma ammorbidisce alcune posizioni sul rispetto delle minoranze religiose, alterna abiti civili per gli incontri con il pubblico a divise militari per le visite al fronte, mostrando una certa abilità nell’adattare linguaggi e modi.
Quando si autoproclama presidente della Siria baciando la terra di Damasco a dicembre del 2024, è già sposato da anni con Latifa Al Daroubi da cui ha avuto due figli. Ma nessuno fino al quel momento lo aveva saputo. La prima volta che lei compare in pubblico, al Sharaa è già insediato nel palazzo presidenziale di Damasco. Ha dismesso la divisa, indossa giacca e cravatta, ha accorciato la barba e incontra diplomatici, capi di stato, ong.
La stretta di mano con Trump
Chiede la rimozione delle sanzioni promettendo un paese plurale e non radicalizzato, ma i jihadisti affiliati ad Hts – tra cui molti stranieri – continuano a compiere massacri in giro per il paese, il più brutale contro gli alawiti della costa, la setta dominante per 40 anni con gli Assad, oltre 1000 morti. Si scontrano anche contro i drusi. Al Sharaa invita a deporre le armi, promette giustizia ma nessuno finora è stato giudicato in processi veri e trasparenti.
A Riad, Mohammed Bin Salman e Erdogan, il vero padrino di al Sharaa, sdoganano definitivamente il nuovo capo della Siria. Lui Incontra Trump, che gli chiede di prendere in mano la gestione dei campi del nord dove sono detenuti migliaia di combattenti stranieri dell’Isis. Un ex jihadista poliziotto di jihadisti. Al Sharaa offre alle compagnie americane i pozzi di petrolio siriani, una normalizzazione con gli Stati Uniti e una de-escalation con Israele in cambio della rimozione delle sanzioni e del ritorno della Siria a pieno titolo nel club degli stati arabi che contano. Trump apprezza e annuncia lo stop all’embargo, è un momento storico per i siriani. "E’ un giovane attraente. Un duro", dice. Libera dopo 50 anni di regime baathista, il futuro della Siria ora dipende dalla soluzione dell’enigma Jolani.