Gaza non riesce più nemmeno a contare i suoi morti. Dalla notte di martedì, Israele ha intensificato gli attacchi aerei sul nord della Striscia, a Jabalia, e sul centro, a Khan Younis, dove l’Idf ritiene che fossero riuniti i leader di Hamas, compreso il fratello di Sinwar.
I jet hanno sganciato su Khan Younis decine di bombe penetranti per distruggere i bunker sottoterra, un’operazione simile a quella fatta a Beirut per assassinare Nasrallah, e hanno continuato a colpire il perimetro di superficie intorno ai tunnel e al presunto centro di comando, impedendo i tentativi di soccorso. Al Jazeera, citando fonti mediche palestinesi, parla di almeno 80 morti nei raid. L’Associated Press afferma che tra loro ci sono anche 22 bambini. Sono informazioni impossibili da verificare ma restituiscono le dimensioni della catastrofe in corso in terra palestinese. Da oltre due mesi non entrano nuovi aiuti a Gaza, il 75% delle famiglie ha difficoltà ad accedere ad acqua potabile (fonte Unrwa). I …
Gaza non riesce più nemmeno a contare i suoi morti. Dalla notte di martedì, Israele ha intensificato gli attacchi aerei sul nord della Striscia, a Jabalia, e sul centro, a Khan Younis, dove l’Idf ritiene che fossero riuniti i leader di Hamas, compreso il fratello di Sinwar.
I jet hanno sganciato su Khan Younis decine di bombe penetranti per distruggere i bunker sottoterra, un’operazione simile a quella fatta a Beirut per assassinare Nasrallah, e hanno continuato a colpire il perimetro di superficie intorno ai tunnel e al presunto centro di comando, impedendo i tentativi di soccorso. Al Jazeera, citando fonti mediche palestinesi, parla di almeno 80 morti nei raid. L’Associated Press afferma che tra loro ci sono anche 22 bambini. Sono informazioni impossibili da verificare ma restituiscono le dimensioni della catastrofe in corso in terra palestinese. Da oltre due mesi non entrano nuovi aiuti a Gaza, il 75% delle famiglie ha difficoltà ad accedere ad acqua potabile (fonte Unrwa). I bambini muoiono di fame: almeno 57 dal 2 marzo, quando è iniziato il blocco degli aiuti, secondo l’Oms.
Hamas rifiuta il disarmo totale e la resa che il governo di destra israeliano pone come condizione per far finire la guerra: non consegneranno gli ostaggi ancora vivi, almeno 20, senza un cessate il fuoco permanente e il ritiro dell’Idf dalla Striscia. Netanyahu non retrocede: «Andremo avanti fino alla sconfitta dei nostri nemici». I leader europei, Macron, Merz, premono perché si arrivi a un accordo di tregua, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la situazione umanitaria a Gaza sempre più «drammatica e ingiustificabile» esortando Netanyahu a rispettare «il diritto internazionale».
Il premier israeliano risponde a muso duro – «Macron si schiera con i terroristi» – ma sa che deve scontare una crescente insofferenza anche dell’alleato americano. Trump è in viaggio nel Golfo, impegnato a chiudere affari miliardari che – dice – «sono nell’interesse anche di Israele», ma ha spedito il fedele Witkoff e l’inviato statunitense per gli ostaggi, Adam Boehler, a Doha, in Qatar, per i colloqui con Hamas e israeliani. I funzionari dell’amministrazione ripetono che i rapporti con Israele sono solidissimi e che non ci sono divergenze con Netanyahu.
Ma il presidente americano e il suo team hanno lavorato in autonomia per riportare a casa l’ostaggio americano Edan Alexander, tenendo contatti diretti con Hamas, e insistono perché si raggiunga un cessate il fuoco. È la stessa sintonia divergente che c’è sul dossier Iran. Fonti americane dicono alla Reuters che Washington è piuttosto refrattaria a sostenere un eventuale attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani mentre è impegnata a cercare una soluzione diplomatica con Teheran.