Hanno fatto almeno 121 morti, secondo fonti mediche palestinesi, i nuovi raid aerei israeliani su Gaza. La maggior parte delle vittime è stata registrata a Khan Younis, nel sud della Striscia, in attacchi che hanno colpito case e tende, mentre in quindici hanno perso la vita nella clinica Al-Tawba del campo di Jabalia. Tra i morti c’è anche il giornalista Hassan Samour, che lavorava per Aqsa, stazione radio diretta da Hamas: ha perso la vita con 11 membri della sua famiglia. Israele ha poi comunicato che in un bombardamento della scorsa settimana sarebbe stato ucciso anche Jasser Hussein Ali Shamieh, ritenuto responsabile del finanziamento dell’ala militare di Hamas.
Le nuove stragi arrivano nel giorno in cui i palestinesi commemorano il 77esimo anniversario della Naqba – la “ca…
Hanno fatto almeno 121 morti, secondo fonti mediche palestinesi, i nuovi raid aerei israeliani su Gaza. La maggior parte delle vittime è stata registrata a Khan Younis, nel sud della Striscia, in attacchi che hanno colpito case e tende, mentre in quindici hanno perso la vita nella clinica Al-Tawba del campo di Jabalia. Tra i morti c’è anche il giornalista Hassan Samour, che lavorava per Aqsa, stazione radio diretta da Hamas: ha perso la vita con 11 membri della sua famiglia. Israele ha poi comunicato che in un bombardamento della scorsa settimana sarebbe stato ucciso anche Jasser Hussein Ali Shamieh, ritenuto responsabile del finanziamento dell’ala militare di Hamas.
Le nuove stragi arrivano nel giorno in cui i palestinesi commemorano il 77esimo anniversario della Naqba – la “catastrofe”, ovvero la fuga e l’espulsione di circa 700mila persone durante la creazione dello Stato di Israele nel 1948 – e in una fase in cui, mentre lo Stato ebraico ha intensificato la sua offensiva, gli Stati Uniti, suoi storici alleati, stanno dialogando con la milizia palestinese. Quest’ultima in segno di apertura ha liberato l’ostaggio israeliano-americano Edan Alexander alla vigilia dell’arrivo nella regione di Donald Trump, che ieri ha detto che vorrebbe la Striscia per «trasformarla in una zona di libertà». «Gaza non è in vendita», ha replicato l’alto funzionario di Hamas Basem Naim, ricordando poi agli Usa come «la condizione mimima» per un accordo «è l’ingresso di aiuti umanitari».
Dall’inizio della trasferta del presidente americano, gli attacchi israeliani sono aumentati: le stragi di ieri fanno infatti seguito a quelle che mercoledì hanno portato alla morte di almeno altre 80 persone.
I negoziati indiretti tra Israele e Hamas, condotti a Doha dagli inviati di Trump, dal Qatar e dall’Egitto, non hanno finora portato a nulla. Ma, in un altro segnale di tensione tra Usa e Israele, ieri il segretario di Stato americano Rubio ha detto che gli Stati Uniti sono «preoccupati dalla situazione umanitaria a Gaza e non sono né immuni né insensibili alla sofferenza della popolazione».
A fine maggio la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), organizzazione umanitaria sostenuta dagli Stati Uniti, inizierà a lavorare nell’ambito di un piano per la distribuzione degli aiuti, e ha chiesto a Israele di permettere da subito all’Onu di far ripartire le consegne di cibo, in una situazione sempre più disperata causata da un blocco che, sostiene Human Rights Watch, è uno «strumento di sterminio». Le stesse Nazioni Unite, tuttavia, ieri sera hanno comunicato che non parteciperanno alla distribuzione di aiuti a Gaza organizzata dalla Ghf, perché le modalità non rispettano i principi di imparzialità e indipendenza.