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Gli alleati non credono a Putin: “Vuole nuove conquiste in estate”

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Secondo i report riservati di Nato e Ue vuole prolungare la guerra almeno fino a settembre per sfruttare militarmente la bella stagione
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BRUXELLES – Non ci sono le condizioni per raggiungere la pace in Ucraina in tempi brevi. Tutto sembra rinviato al prossimo autunno. E la Russia si prepara ad armarsi sempre di più al fine di diventare un pericolo immanente per l’Europa. Nei contatti in corso tra i vertici della Nato e i Paesi della Ue la sfiducia nei confronti delle riunioni in Turchia è palpabile da giorni. Le intenzioni di Vladimir Putin sono infatti considerate non sincere in relazione ad un percorso di tregua. Nei report trasmessi al quartier generale dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles da diversi servizi di intelligence occidentale, infatti, emergono tre aspetti che rendono manifesti i propositi dilatori del presidente russo.

Il primo riguarda la situazione sul terreno. Pur rilevando una sostanziale immobilità dei due fronti, il Cremlino è deciso a sfruttare i mesi estivi per una ulteriore avanzata. Senza le piogge e senza il fango invernale, i tentativi di guadagnare posizioni sono considerati più agevoli. …

BRUXELLES – Non ci sono le condizioni per raggiungere la pace in Ucraina in tempi brevi. Tutto sembra rinviato al prossimo autunno. E la Russia si prepara ad armarsi sempre di più al fine di diventare un pericolo immanente per l’Europa. Nei contatti in corso tra i vertici della Nato e i Paesi della Ue la sfiducia nei confronti delle riunioni in Turchia è palpabile da giorni. Le intenzioni di Vladimir Putin sono infatti considerate non sincere in relazione ad un percorso di tregua. Nei report trasmessi al quartier generale dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles da diversi servizi di intelligence occidentale, infatti, emergono tre aspetti che rendono manifesti i propositi dilatori del presidente russo.

Il primo riguarda la situazione sul terreno. Pur rilevando una sostanziale immobilità dei due fronti, il Cremlino è deciso a sfruttare i mesi estivi per una ulteriore avanzata. Senza le piogge e senza il fango invernale, i tentativi di guadagnare posizioni sono considerati più agevoli. Le immagini satellitari, infatti, da giorni mostrano una concentrazione delle truppe russe in prima linea. In particolare sul versante orientale. L’idea è sempre la stessa: conquistare metri o chilometri per poi trattare da una posizione di forza. E non si esclude un’altra tornata di reclutamenti. Secondo alcuni osservatori della Nato, sarebbero anche in corso ulteriori coinvolgimenti delle forze armate nordcoreane. Ma per realizzare questo progetto, a Mosca giudicano indispensabile – secondo le relazioni giunte a Bruxelles - sfruttare a pieno la primavera e l’estate senza alcuna tregua o cessate il fuoco. Un negoziato concreto, dunque, difficilmente potrà entrare nel vivo prima del prossimo settembre.

Anche perché il Cremlino ha ricevuto risposte negative dall’opposizione ucraina a Zelensky. Putin aveva maturato la convinzione, dopo il trattamento riservato da Donald Trump al presidente di Kiev, che sarebbe stato possibile sostituirlo in tempi brevi. In realtà persino il principale leader della minoranza interna, l’attuale sindaco della capitale, ha fatto sapere di non considerare opportune elezioni ora e soprattutto di giudicare non utili per il suo Paese il “licenziamento” di Zelensky. Insomma tutti fattori che stanno spingendo Mosca a ritardare il processo di pace.

Il secondo punto - emerso nei colloqui Nato-Ue - riguarda l’economia russa. Ormai quasi totalmente convertita alla guerra. Non si tratta solo del sistema industriale ma anche di quello sociale. Ci sono almeno un milione di famiglie che hanno adeguato il tenore di vita agli stipendi maggiorati dei soldati al fronte. Va poi considerato che il numero di militari russi è cresciuto negli ultimi tre anni fino a quasi due milioni e mezzo di unità. Interrompere questo flusso di denaro, quindi, e riconvertire il tessuto industriale non è così facile.

Infine c’è un terzo punto che sta facendo crescere l’allarme nel Vecchio Continente e che è strettamente connesso all’esito del conflitto in Ucraina: secondo diversi report di servizi segreti europei – confermati nei giorni scorsi – il Cremlino studia un attacco ad un Paese dell’Unione entro i prossimi 3-5 anni. Un arco temporale non casuale e che corrisponde alla fine del mandato presidenziale di Putin.

Previsioni che stanno condizionando le scelte dell’Alleanza Atlantica e della Ue in vista del summit Nato del prossimo mese. I documenti in elaborazione in vista del vertice, infatti, sono per lo più orientati a simulare l’aumento della spesa militare dei partner dall’attuale 2% del Pil al 5%. L’idea è di stabilire un “calendario” di investimenti e prodotti da acquistare o realizzare. Proprio con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dinanzi al crescente pericolo russo. E non è escluso che al Consiglio europeo che si terrà subito dopo il summit dell’Organizzazione atlantica, i leader siano chiamati a declinare nell’azione europea ciò che è stato concordato nel quadro Nato.

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