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A Gaza parte l’occupazione. Israele: libereremo tutti gli ostaggi

(reuters)

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L’Idf avvia attacchi su larga scala con migliaia di soldati per prendere il controllo della Striscia: “Sconfiggeremo Hamas”
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TEL AVIV – L’esercito israeliano ha annunciato ieri notte di aver lanciato attacchi su vasta scala e di aver mobilitato le truppe per prendere il controllo di nuove aree di Gaza, come parte della preparazione per l’operazione “Carri di Gedeone” e dell’espansione della campagna nella Striscia. Si tratta dell’occupazione che il premier Benjamin Netanyahu aveva annunciato alla vigilia del viaggio del presidente Usa Donald Trump in Medio Oriente e che puntualmente ha lanciato poche ore dopo che il tycoon è ripartito per Washington. L’Idf ha indicato che la nuova offensiva, avviata con migliaia di soldati, mira «a raggiungere tutti gli obiettivi della guerra, tra cui il rilascio degli ostaggi e la sconfitta di Hamas». Le avvisaglie dell’operazione si erano viste con l’intensificazione dei raid nelle ore precedenti all’annuncio, con oltre 250 morti in 48 ore, 93 dei quali solo ieri. Indicazioni sono attese entro domani, quando il premier Netanyahu terrà la prossima riunione di gabinetto.

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TEL AVIV – L’esercito israeliano ha annunciato ieri notte di aver lanciato attacchi su vasta scala e di aver mobilitato le truppe per prendere il controllo di nuove aree di Gaza, come parte della preparazione per l’operazione “Carri di Gedeone” e dell’espansione della campagna nella Striscia. Si tratta dell’occupazione che il premier Benjamin Netanyahu aveva annunciato alla vigilia del viaggio del presidente Usa Donald Trump in Medio Oriente e che puntualmente ha lanciato poche ore dopo che il tycoon è ripartito per Washington. L’Idf ha indicato che la nuova offensiva, avviata con migliaia di soldati, mira «a raggiungere tutti gli obiettivi della guerra, tra cui il rilascio degli ostaggi e la sconfitta di Hamas». Le avvisaglie dell’operazione si erano viste con l’intensificazione dei raid nelle ore precedenti all’annuncio, con oltre 250 morti in 48 ore, 93 dei quali solo ieri. Indicazioni sono attese entro domani, quando il premier Netanyahu terrà la prossima riunione di gabinetto.

D’altronde i negoziati indiretti di Doha fra Israele e Hamas con la mediazione americana sono in stallo. L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha tentato invano di raggiungere l’accordo per un cessate il fuoco di sei settimane in cambio del rilascio di alcuni ostaggi. Ma nessuna delle parti ha ammorbidito le proprie posizioni. Il risultato, dice un funzionario israeliano al quotidiano Haaretz, è che dopo aver trascorso due ore al telefono con Netanyahu giovedì senza ottenere risultati, Witkoff «si è arreso». Se pure ci si aspetta un aumento di pressioni americane nelle prossime ore, Witkoff ha detto chiaro ai mediatori che gli Usa non costringeranno Israele a porre fine alla guerra con azioni come l’embargo sulle armi o misure al Consiglio di Sicurezza Onu.

Poi, certo, ieri pure Trump ha detto ai giornalisti: «Dobbiamo aiutare i palestinesi. Ce ne occuperemo. Molte persone stanno morendo di fame». Ma intanto, il suo viaggio attraverso tre Paesi arabi senza passare da Gerusalemme e i colloqui con l’Iran hanno colpito gli israeliani: «Confusi e offesi», come li definisce Yedioth Ahronoth, si sentono sempre più isolati. Mentre L’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Volker Turk, denuncia: «I raid di Israele e la negazione di assistenza umanitaria sottolineano quella che sembra una spinta per un cambiamento demografico a Gaza, ed equivale a una pulizia etnica».

Chiaro che in questo contesto, a essere preoccupate sono le famiglie degli ostaggi: «Tutti i segnali indicano che Israele è a poche ore dal “fallimento del secolo”», scrivono in un comunicato. «Invece di riportare tutti a casa e partecipare a un’ampia iniziativa regionale per porre fine alla guerra, Israele sprofonda, sola, nel pantano di Gaza». «Il momento — dicono — è drammatico: le scelte delle prossime ore determineranno il destino dei nostri cari, della società israeliana e del futuro del Medio Oriente». Per questo esortano ancora una volta Netanyahu e il presidente Trump a «rompere la situazione di stallo e trovare una soluzione».

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