Un audio imbarazza Biden: a colloquio con un procuratore nel 2023 non ricorda date e nomi
a cura della redazione EsteriDopo il libro 'Original Sin' che mette fortemente in dubbio le capacità mentali di Joe Biden nell'ultimo periodo del suo mandato, nuove ombre arrivano dall'audio del colloquio dell'ex presidente con il procuratore speciale Robert Hur, avvenuto nell'ottobre 2023, di cui Axios ha postato alcune parti.
Dagli stralci, infatti, emerge un Biden molto affaticato, che si ferma di frequente e non riesce a ricordare date fondamentali come la morte del figlio Beau. La trascrizione del colloquio, nell'ambito di un'indagine sulla gestione di documenti classificati da parte dell'ex, è disponibile da oltre un anno. Tuttavia, l'audio è ancora più impietoso. "Le trascrizioni sono state pubblicate dalla stessa amministrazione Biden nel 2024", ha dichiarato la portavoce Kelly Scully.
"L'audio non fa altro che confermare ciò che è già pubblico", ha sminuito. Eppure molti osservatori fanno notare che la Casa Bianca allora non volle rendere noto l'audio ufficialmente per salvaguardare il segreto dell'ind…
Dopo il libro 'Original Sin' che mette fortemente in dubbio le capacità mentali di Joe Biden nell'ultimo periodo del suo mandato, nuove ombre arrivano dall'audio del colloquio dell'ex presidente con il procuratore speciale Robert Hur, avvenuto nell'ottobre 2023, di cui Axios ha postato alcune parti.
Dagli stralci, infatti, emerge un Biden molto affaticato, che si ferma di frequente e non riesce a ricordare date fondamentali come la morte del figlio Beau. La trascrizione del colloquio, nell'ambito di un'indagine sulla gestione di documenti classificati da parte dell'ex, è disponibile da oltre un anno. Tuttavia, l'audio è ancora più impietoso. "Le trascrizioni sono state pubblicate dalla stessa amministrazione Biden nel 2024", ha dichiarato la portavoce Kelly Scully.
"L'audio non fa altro che confermare ciò che è già pubblico", ha sminuito. Eppure molti osservatori fanno notare che la Casa Bianca allora non volle rendere noto l'audio ufficialmente per salvaguardare il segreto dell'indagine ma forse per non far sentire al grande pubblico la voce sussurrata di Biden, le lunghe pause mentre fatica a trovare le parole o le date giuste che spesso nel corso del colloquio gli vengono suggeriti dagli avvocati.
La reazione di Trump
Donald Trump ha reagito alla pubblicazione con un post dai toni incendiari su Truth Social. Nel suo post, Trump sostiene che "chi aveva il controllo dell'autopen" - lo strumento automatico per firmare documenti ufficiali a nome del presidente - rappresenta "l'inizio di uno scandalo sempre più grande", e accusa Biden di averlo utilizzato in modo "illegale". Secondo il presidente, si tratterebbe di un tassello chiave del "vero crimine": la presunta manipolazione delle elezioni del 2020. "L'elezione presidenziale del 2020 è stata truccata e rubata!" scrive Trump, ribadendo una teoria già smentita da inchieste e tribunali. "Milioni e milioni di persone lo sapevano - aggiunge - ma la sinistra radicale ha orchestrato una campagna di insabbiamento e finta innocenza come mai vista prima".
Trump accusa anche il comitato d'inchiesta della Camera sull'assalto al Congresso del 6 gennaio; da lui definito "Unselect Committee of Political Thugs" ("Comitato non eletto di delinquenti politici") - di aver cancellato e distrutto prove cruciali per proteggere Biden e altri esponenti democratici. Secondo il presidente, questi stessi membri del comitato avrebbero poi ricevuto "un perdono pieno e totale da colui che impugnava l'autopen usato illegalmente", cioè Biden.
Trump afferma che le loro azioni hanno "distrutto la vita" sua e di "molte altre persone" e accusa le autorità di aver coperto "il più grande crimine politico della storia americana".