Instanbul, il monaco in preghiera per la pace: “Putin un criminale da processare”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiISTANBUL – Ad aprire la mattinata di negoziati russo-ucraini ieri, tra il molo dei vaporetti e l’ingresso del palazzo presidenziale Dolmabahçe, col suo salmodiare e il suo ritmato tambureggiare, c’era anche il 76enne Junsei Terasawa, monaco buddista giapponese, noto per le sue marce pacifiste in tutta l’ex Urss, arrivato a Istanbul insieme al suo discepolo moldavo Maksim. «Prego per la pace, come ho sempre fatto, da quando Vladimir Putin è salito al potere».
Venticinque anni fa…
«Sì, era appena iniziata la seconda guerra cecena. A Ginevra dissi che la Russia era uno Stato mafioso e che Vladimir Putin era un criminale e andava processato alla Corte Penale Internazionale. Mi vietarono l’ingresso in Russia per oltre dieci anni. Nel 2012 sono tornato a Mosca per unirmi alle proteste in Piazza Bolotnaja contro la ricandidatura di Putin al Cremlino, ma mi hanno reinserito nella lista nera. Non posso più visitare la Federazione, un Paese che ho visitato spesso».
Il suo primo viaggio in …
ISTANBUL – Ad aprire la mattinata di negoziati russo-ucraini ieri, tra il molo dei vaporetti e l’ingresso del palazzo presidenziale Dolmabahçe, col suo salmodiare e il suo ritmato tambureggiare, c’era anche il 76enne Junsei Terasawa, monaco buddista giapponese, noto per le sue marce pacifiste in tutta l’ex Urss, arrivato a Istanbul insieme al suo discepolo moldavo Maksim. «Prego per la pace, come ho sempre fatto, da quando Vladimir Putin è salito al potere».
Venticinque anni fa…
«Sì, era appena iniziata la seconda guerra cecena. A Ginevra dissi che la Russia era uno Stato mafioso e che Vladimir Putin era un criminale e andava processato alla Corte Penale Internazionale. Mi vietarono l’ingresso in Russia per oltre dieci anni. Nel 2012 sono tornato a Mosca per unirmi alle proteste in Piazza Bolotnaja contro la ricandidatura di Putin al Cremlino, ma mi hanno reinserito nella lista nera. Non posso più visitare la Federazione, un Paese che ho visitato spesso».
Il suo primo viaggio in Russia?
«A Mosca nel 1988. Pregavo in Piazza Rossa durante gli incontri tra Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan. Nel 1985 ero stato anche a Ginevra per il loro primo vertice. Gorbaciov venne a saperlo e mi invitò al Cremlino. Qualche anno dopo firmarono l’accordo tra Urss e Stati Uniti sul disarmo nucleare. Ero a Mosca anche durante il golpe dell’agosto 1991. Pregavo affinché i disordini finissero. Da allora ho visitato costantemente tutta l’ex Urss. Sono stato in Ucraina durante la rivoluzione arancione e la rivolta in Majdan».
Che cosa l’ha portata dal Giappone in Russia?
«A 17 anni, dopo aver letto Lev Tolstoj, ho iniziato a viaggiare. È stato così che ho incontrato quello che è diventato il mio maestro, Nichidatsu Fujii. Ho iniziato a marciare per la pace e, dopo il crollo del Muro di Berlino, sono andato spesso negli ex Paesi sovietici. Conosco Putin dal 2000, conosco la sua mentalità e le sue bugie. Ha trasformato la Russia in uno Stato paria. Ha portato il sangue in Cecenia e in Siria. Ed ero a Kiev nel 2022 quando ha dichiarato guerra all’Ucraina».
Come mai è venuto a Istanbul?
«Per pregare per la pace. Mi aspettavo che Putin venisse a incontrare Volodymyr Zelensky e che potessero siglare un accordo. Un giorno, inevitabilmente, succederà. Ma al momento Putin sta riuscendo a manipolare i leader mondiali, a partire da Donald Trump, per posticipare il dialogo. Ma non potrà sfuggire a lungo. Non c’è posto per lui nella politica internazionale».
Come dev’essere per lei la pace in Ucraina?
«Una pace basata sulla giustizia, sull’umanità e sul diritto internazionale che Putin ha costantemente violato dal giorno uno della sua presidenza. Va isolato completamente, ma purtroppo nel mondo le società sono malate ed eleggono sempre più leader simili a Putin. Perché le economie mondiali continuano a sostenerlo? Chiunque sostenga Putin diventa suo complice e corresponsabile del prolungamento del conflitto in Ucraina».