Gli orrori in Libia non finiscono mai. E c’è un luogo che può descrivere meglio di tutti l’inferno in cui è precipitata Tripoli: il grande zoo nel quartiere centrale di Abu Salim. Il parco con centinaia di animali esotici, bassorilievi di bronzo e fontane costruito con sfarzo da Gheddafi, dopo la fine della dittatura ha accolto un centro migranti: una struttura di identificazione, allestita nel 2013 e poi affidata alla milizia Stability Support Apparatus, guidata dal potente Gheniwa. I disperati arrestati nella fuga verso l’Europa venivano reclusi accanto a leoni, ippopotami, coccodrilli e scimmie.
Tre anni fa il premier Dbeibah e il capoclan Gheniwa hanno visitato lo zoo interessandosi alle condizioni degli animali e promettendo la riapertura ai visitatori. Le cose sono andate diversamente: lunedì i luogotenenti di Dbeibah hanno assassinato Gheniwa e le truppe governative hanno occupato il quartiere, appostandosi dentro il parco. Nemmeno 24 ore dopo i miliziani hanno riconquistato l…
Gli orrori in Libia non finiscono mai. E c’è un luogo che può descrivere meglio di tutti l’inferno in cui è precipitata Tripoli: il grande zoo nel quartiere centrale di Abu Salim. Il parco con centinaia di animali esotici, bassorilievi di bronzo e fontane costruito con sfarzo da Gheddafi, dopo la fine della dittatura ha accolto un centro migranti: una struttura di identificazione, allestita nel 2013 e poi affidata alla milizia Stability Support Apparatus, guidata dal potente Gheniwa. I disperati arrestati nella fuga verso l’Europa venivano reclusi accanto a leoni, ippopotami, coccodrilli e scimmie.
Tre anni fa il premier Dbeibah e il capoclan Gheniwa hanno visitato lo zoo interessandosi alle condizioni degli animali e promettendo la riapertura ai visitatori. Le cose sono andate diversamente: lunedì i luogotenenti di Dbeibah hanno assassinato Gheniwa e le truppe governative hanno occupato il quartiere, appostandosi dentro il parco. Nemmeno 24 ore dopo i miliziani hanno riconquistato l’area.
Tripoli ora è nel caos, ma è stata diffusa una denuncia ritenuta fondata: durante gli scontri gran parte degli animali sono stati uccisi o rubati. L’attivista Mohamed Tailamun ha pubblicato un filmato – geolocalizzato e datato – e la testimonianza di un guardiano: «Hanno pure ammazzato la leonessa Saghera (Bimba) e il leone Dergham (Senza paura)». Il giornalista Amr Fathalla ha postato il video di pecore berbere o “oudad”, una specie protetta a rischio di estinzione, macellate e vendute. Si vede anche una piccola antilope caricata su un blindato.
Ma c’è qualcosa di molto più terribile. L’Autorità generale per la ricerca e l’identificazione delle persone disperse ha emesso un comunicato: «Abbiamo ricevuto resoconti sulla presenza di fosse comuni all’interno dello zoo. Indagini e accertamenti cominceranno la prossima settimana». Testimoni hanno descritto camere di tortura e celle nei sotterranei del parco, dove la Bbc ha documentato nel 2012 l’esistenza di una rete di bunker costruiti da Gheddafi. Chi è sepolto in quelle fosse? Migranti che non hanno resistito alle violenze? Oppositori della milizia di Gheniwa? L’elenco dei desaparecidos in Libia è lungo. Con la capitale paralizzata da combattimenti è però difficile che si arrivi a una verità.