Corsa all’oro e lavori in fabbrica: il surreale reality per i migranti della segretaria Usa Noem
di Massimo BasileNEW YORK – Negli Stati Uniti c’è chi sostiene che il governo americano stia superando la serie surreale “Black Mirror”. Da oggi non è più un paragone esagerato. Il dipartimento alla Sicurezza interna guidato da Kristi Noem sta discutendo con un autore televisivo la produzione di un reality tv in cui gli immigrati si contendono l’accesso alla cittadinanza americana in una sorta di Giochi senza frontiere.
La donna definita dai suoi critici la “Barbie dell’ufficio immigrazione”, quella che si mette in posa da sceriffo usando gli arrestati come sfondo, vuole trasformare il dramma dell’immigrazione come un contest in cui i candidati, divisi in due squadre, si sfidano in gare di abilità. Una portavoce del dipartimento ha detto che sono in corso contatti con una produzione televisiva ma che nessuna decisione è stata presa. “Siamo solo alle primissime fasi - ha aggiunto - di un processo di valutazione”.
L'idea è stato presentata da Rob Worsoff, producer e autore che ha scritto il reality…
NEW YORK – Negli Stati Uniti c’è chi sostiene che il governo americano stia superando la serie surreale “Black Mirror”. Da oggi non è più un paragone esagerato. Il dipartimento alla Sicurezza interna guidato da Kristi Noem sta discutendo con un autore televisivo la produzione di un reality tv in cui gli immigrati si contendono l’accesso alla cittadinanza americana in una sorta di Giochi senza frontiere.
La donna definita dai suoi critici la “Barbie dell’ufficio immigrazione”, quella che si mette in posa da sceriffo usando gli arrestati come sfondo, vuole trasformare il dramma dell’immigrazione come un contest in cui i candidati, divisi in due squadre, si sfidano in gare di abilità. Una portavoce del dipartimento ha detto che sono in corso contatti con una produzione televisiva ma che nessuna decisione è stata presa. “Siamo solo alle primissime fasi - ha aggiunto - di un processo di valutazione”.
L'idea è stato presentata da Rob Worsoff, producer e autore che ha scritto il reality “Duck Dinasty”, ambientato in un’azienda che produce richiami per anatre dove i membri di una famiglia passano il tempo cacciando e pescando nelle paludi della Louisiana. Worsoff, emigrato dal Canada, ha spiegato che il contest chiamato “The American” vuole essere “una celebrazione di ciò che significa essere americani”.
Non è l’”Hunger Games” degli immigrati, ha aggiunto, riferimento alla serie di romanzi di fantascienza incentrata sulla sopravvivenza dei protagonisti. Qui non ci sono minotauri voraci, ma chi viene eliminato dove finirà? Deportato? “No - ha spiegato l’autore al Wall Street Journal - non è del tipo, ‘perdi e ti deportiamo’”. Ma non è chiaro il destino degli sconfitti.
Il progetto racchiuso in trentasei pagine, e svelato dal Daily Mail, prevede episodi di un’ora, con gli immigrati che devono dimostrare di essere i più americani degli altri. In una puntata prevista a San Francisco, per esempio, i concorrenti dovranno sfidarsi in una corsa all’oro, dove vengono mandati in una miniera con il compito di recuperare più oro possibile. In un’altra vengono messi alla prova a Detroit, in una catena di montaggio, con l’obiettivo di assemblare il telaio di una Ford.
Non è stata citata la Tesla di Elon Musk, principale donatore di Donald Trump, ma niente può essere escluso. La storia ha suscitato indignazione. Noem ha trasformato il suo dipartimento in un set cinematografico, ogni sua uscita pubblica è diventata un video o un post sui social. L’ultima volta si è fatta riprendere davanti ai prigionieri in Salvador, sfoggiando al polso un Rolex da 50 mila dollari. Worsoff ha detto di non averne parlato direttamente con Noem e di non sapere se lei ne è a conoscenza, ma pochi dubitano che sia stata tenuta all’oscuro.
Secondo alcuni, la ministra alla sicurezza interna sarebbe entusiasta del progetto. E chissà che non finisca per avere una parte.