Brexit, domani il primo vero riavvicinamento di Londra all’Europa. Furia dei tabloid: “Una resa”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Domani Regno Unito ed Unione Europea firmeranno il primo grande accordo post Brexit, in un vertice a Londra nell’ambito del “reset” promosso dal primo ministro britannico Keir Starmer: ovvero un sensibile riavvicinamento di Londra all’Ue. Tanto che i tabloid oggi sono già furiosi: "Sarà il vertice della resa, in cui pagheremo di nuovo centinaia di milioni alla Ue”, tuona il Mail On Sunday, o “provate a toccare la Brexit e vedrete le conseguenze”, minaccia Nigel Farage sul Sunday Express.
Repubblica può rivelare che saranno due i documenti che firmeranno Starmer, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il leader del Consiglio europeo Antonio Costa. Il primo sarà una dichiarazione sulle sfide comuni che i due blocchi dovranno affrontare insieme nei prossimi anni. Qui emergerà un patto su Difesa e Sicurezza tra Uk e Ue, che dovrebbe concedere a Londra e alla sue imprese la possibilità di attingere al fondo Rearm europeo da almeno 150 miliardi di euro, ma a…
LONDRA - Domani Regno Unito ed Unione Europea firmeranno il primo grande accordo post Brexit, in un vertice a Londra nell’ambito del “reset” promosso dal primo ministro britannico Keir Starmer: ovvero un sensibile riavvicinamento di Londra all’Ue. Tanto che i tabloid oggi sono già furiosi: "Sarà il vertice della resa, in cui pagheremo di nuovo centinaia di milioni alla Ue”, tuona il Mail On Sunday, o “provate a toccare la Brexit e vedrete le conseguenze”, minaccia Nigel Farage sul Sunday Express.
Repubblica può rivelare che saranno due i documenti che firmeranno Starmer, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il leader del Consiglio europeo Antonio Costa. Il primo sarà una dichiarazione sulle sfide comuni che i due blocchi dovranno affrontare insieme nei prossimi anni. Qui emergerà un patto su Difesa e Sicurezza tra Uk e Ue, che dovrebbe concedere a Londra e alla sue imprese la possibilità di attingere al fondo Rearm europeo da almeno 150 miliardi di euro, ma a diverse condizioni: le imprese britanniche dovranno formare consorzi con quelle europee per i singoli progetti e il Regno Unito dovrà pagare una “retta” annuale, come già accade per esempio dopo esser rientrata nel programma scientifico comunitario di Horizon, per cui Londra accredita circa 2,5 miliardi di euro all’anno sui conti della Ue.
Allo stesso tempo, ci sarà un passo importante sulla sicurezza comune. Il Regno Unito parteciperà infatti ufficialmente al cosiddetto “Pesc”, ovvero la piattaforma politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, e anche così si spiega la presenza al vertice di domani di Kaja Kallas, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue.
Il secondo documento, invece, sarà un memorandum di intesa su altre aree. Innanzitutto, verranno poste le basi per controlli fitosanitari, di carne e dei prodotti animali più rapidi, cosa che farà piacere a Starmer e alle piccole e medie imprese britanniche del settore che hanno avuto enormi problemi burocratici e finanziari ad esportare in Ue negli ultimi anni. In questo pacchetto, verrà anche rinnovato, probabilmente per 3 o 4 anni, lo status quo degli accordi sulla pesca. Che, nonostante la Brexit, ancora permettono ai pescatori europei di operare in acque britanniche - altro punto che farà infuriare brexiter e tabloid. Nel secondo documento si parlerà anche di immigrazione e lotta comune contro il crimine organizzato, e di strategie per abbassare i costi energetici e le emissioni.
Ci sarà anche una base di accordo sulla mobilità giovanile, come abbiamo scritto negli ultimi giorni: ossia i giovani europei e britannici under 30 potranno liberamente studiare e lavorare dall’altra parte della Manica, ma per un periodo limitato di tempo, in base a quote di accessi prestabilite e senza avere accesso al welfare. L’Ue ha chiesto fortemente il ritorno dell’Erasmus e delle rette universitarie ridotte per gli europei (come avveniva prima della Brexit), ma su questo tema i britannici non hanno ceduto. Tuttavia, i cittadini del Regno potranno tornare a utilizzare gli e-gates alle frontiere della Ue, ossia scannerizzando semplicemente il passaporto ai tornelli automatici per entrare nell’Unione, senza le lunghissime file cui spesso sono sottoposti per il controllo manuale dei documenti insieme ai cittadini del resto del mondo.
“In un momento di grande incertezza e instabilità, il Regno Unito non reagirà chiudendosi in sé stesso, ma prendendo con orgoglio il proprio posto sulla scena internazionale – rafforzando le nostre alleanze e concludendo accordi nell’interesse del popolo britannico”, dichiarerà oggi Keir Starmer, “prima l’India, poi gli Stati Uniti – solo nelle ultime due settimane questo significa posti di lavoro salvati, crescita più veloce e salari più alti. Più denaro nelle tasche dei lavoratori britannici, ottenuto con accordi concreti, non con dichiarazioni di facciata. Domani faremo un altro passo avanti, con ulteriori benefici per il Regno Unito grazie a un partenariato rafforzato con l’Unione Europea. Sarà positivo per l’occupazione, positivo per le bollette e positivo per le nostre frontiere. È questo ciò per cui il popolo britannico ha votato lo scorso anno, ed è questo ciò che il mio governo realizzerà”.
Downing Street aggiunge che "i cittadini britannici meritano di meglio rispetto all’accordo raggiunto dal precedente governo con l'Ue. Un accordo che non funziona per nessuno. Sarà un miglioramento per i produttori britannici – che oggi devono affrontare burocrazia e controlli solo per esportare verso il nostro partner commerciale più vicino e importante. Sarà un miglioramento per i supermercati britannici, che sono costretti a trasferire questi costi ai consumatori e a ridurre la disponibilità dei prodotti sugli scaffali. E sarà un miglioramento per le famiglie britanniche, che affrontano bollette più alte, code durante le vacanze e una minore sicurezza a causa della mancanza di cooperazione tra Paesi vicini che affrontano sfide globali comuni”.
Ma la Commissione degli Affari Esteri di Westminster è ancora scettica sull’approccio di Starmer e chiede più coraggio nel riavvicinamento alla Ue. In una lettera visionata da Repubblica, l’organismo del Parlamento britannico critica "l’assenza di una visione strategica da parte del governo e la mancanza di una proposta concreta da parte del Regno Unito sul futuro delle relazioni Uk-Ue”. Secondo la presidente della commissione Emily Thornberry (laburista come Starmer), “dovremmo essere chiari su ciò che vogliamo e agire con un po’ meno cautela e molta più fiducia. Se lo facciamo, ci sono tutte le ragioni per credere che l’Ue risponderà positivamente. Le nazioni europee sono tra gli alleati più vicini e importanti del Regno Unito. Siamo democrazie liberali con valori e storie condivisi, oltre che sfide comuni. La guerra in Ucraina ci insegna che dobbiamo collaborare con nazioni affini per difendere la democrazia e l’ordine internazionale basato sulle regole. Speriamo che il vertice di lunedì rappresenti l’inizio di un nuovo capitolo di più stretta cooperazione in materia di Difesa e Sicurezza con i nostri amici europei”.
"Come parlamentari, noi abbiamo a larghissima maggioranza una visione molto chiara su questo summit”, dice a Repubblica Sandro Gozi, copresidente della Commissione Parlamentare euro-britannica, un organismo unico e inedito perché composta deputati di Regno Unito e Unione Europea, “domani si apre una nuova fase, che però deve essere basata su una solida fiducia reciproca, che passa per un accordo più approfondito tra i due blocchi, e da soluzioni soddisfacenti su difesa, sicurezza pesca ed energia. Su questa base, si deve però fare di più”, insiste Gozi, “investendo sui giovani europei e britannici, sull’intelligenza artificiale, sull’innovazione e sulla ricerca. Tutti temi cruciali per il futuro dell’Europa”.