Le elezioni legislative in Portogallo danno la vittoria alla coalizione di centrodestra Alleanza democratica (al 32,10% con 89 deputati eletti su un totale di 230), guidata dal premier Luís Montenegro che torna così a guidare il governo a distanza di poco più di un anno dopo essere stato sfiduciato a marzo per un presunto caso di conflitti di interessi. Ma è nuovamente un governo senza maggioranza assoluta (per la quale la soglia è di 116 rappresentanti), che può contare sul sostegno del partito Iniziativa Liberale, a meno che non ceda a un accordo con Chega.
Perché il vero exploit è quello del partito di ultradestra guidata da André Ventura (al 22,56% con 58 seggi, nel 2024 era arrivato al 18,6%) che supera la soglia del 20%, guadagna i grandi distretti storicamente socialisti del Sud del Paese (ma non espugna per soli 37 voti Grândola, la città simbolo della Rivoluzione dei Garofani) e si è conteso fino all’ultimo voto il ruolo di prima forza di opposizione con un Partito Socialista in calo (al 23,38% con 58 deputati, nel 2024 era al 28,42%. Si tratta del peggior risultato dal 1987). Il segretario Pedro Nuno Santos ha presentato le dimissioni, riconoscendo la sconfitta e dichiarando che chiederà elezioni interne al partito e che lui non sarà candidato alla segreteria.
Ventura ha ringraziato i portoghesi per essere andati a votare, parlando “di grande vittoria e di fine del bipartitismo organizzato dopo il 25 aprile” e dice che “lotterà per la stabilità del Paese”.
Con un tasso di astensione alto, al 37,12%, il Portogallo è andato oggi al voto per le elezioni politiche: si tratta di elezioni anticipate indette dopo la caduta del governo di Montenegro. Urne chiuse alle 19, le 20 in Italia, nonostante gli appelli, uno dei dati certi è quello della “stanchezza elettorale” dei portoghesi costretti ad andare alle urne per la terza volta in tre anni. Negli ultimi dieci anni, il Paese è stato il secondo paese dell’Unione Europea a votare più frequentemente, superato solo dalla Bulgaria.
Il governo era in carica da circa un anno quando Montenegro si è visto costretto alle dimissioni per non aver superato il voto di fiducia richiesto dallo stesso premier dopo le accuse di conflitto di interessi tra il suo ruolo pubblico e la società di consulenze private Spinumviva, che appartiene alla sua famiglia.