LONDRA – Oggi è il grande giorno della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin. E i volenterosi europei, portavoce di timori e richieste di Kiev, non vogliono rimanere esclusi. Perciò, come ha annunciato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i leader di Regno Unito, Germania e Francia (il polacco Tusk assente causa elezioni in patria) ieri notte hanno parlato nuovamente con Trump, prima del suo colloquio con lo zar alle 16 italiane di oggi. A sorpresa, ha partecipato anche l’Italia. «I leader hanno discusso la necessità di un cessate il fuoco immediato - conferma Downing Street - e il ricorso a nuove sanzioni qualora Putin non dovesse prendere sul serio questi nuovi negoziati di pace».
«Possiamo solo sperare in nuovi progressi», ha dichiarato Merz da Roma. «La mia impressione è che europei e americani siano determinati a lavorare insieme, affinché questa guerra termini presto».
Ma sono anche parole di circostanza. Dopo la chiamata collettiva con il presidente americano dal verti…
LONDRA – Oggi è il grande giorno della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin. E i volenterosi europei, portavoce di timori e richieste di Kiev, non vogliono rimanere esclusi. Perciò, come ha annunciato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i leader di Regno Unito, Germania e Francia (il polacco Tusk assente causa elezioni in patria) ieri notte hanno parlato nuovamente con Trump, prima del suo colloquio con lo zar alle 16 italiane di oggi. A sorpresa, ha partecipato anche l’Italia. «I leader hanno discusso la necessità di un cessate il fuoco immediato - conferma Downing Street - e il ricorso a nuove sanzioni qualora Putin non dovesse prendere sul serio questi nuovi negoziati di pace».
«Possiamo solo sperare in nuovi progressi», ha dichiarato Merz da Roma. «La mia impressione è che europei e americani siano determinati a lavorare insieme, affinché questa guerra termini presto».
Ma sono anche parole di circostanza. Dopo la chiamata collettiva con il presidente americano dal vertice europeo di Tirana di giovedì scorso, Merz, Starmer, Macron, e in extremis anche Giorgia Meloni, ieri notte hanno voluto parlare assolutamente con Trump per tre motivi. Capire le intenzioni dell’inquilino della Casa Bianca nelle sue trattative con Putin («abbiamo forze e mezzi sufficienti per portare a termine ciò che è stato avviato nel 2022», ha minacciato ieri il presidente russo); pianificare nuove devastanti sanzioni alla Russia, come quelle sul petrolio e quelle “secondarie” contro i suoi alleati come la Cina, qualora Mosca non collaborasse; mantenere vive le richieste dell’Ucraina e arginare appeasement e concessioni eccessive di “The Donald” verso Putin; e non escludere l’Europa dai negoziati di pace con la Russia.
Perché Starmer, Macron e Merz temono quanto già capitato lunedì scorso in un altro vertice europeo, quello dei Weimar+ a Londra. Quando, poche ore prima dei lavori, Trump annunciò i colloqui diretti tra Zelensky e Putin a Istanbul — poi saltati — sminuendo il summit degli europei e irritando i diplomatici della Corona. Perché “The Donald” lo fece senza consultare prima gli europei e soprattutto Zelensky, costringendolo a un potenziale faccia a faccia con Putin. Il presidente ucraino ha detto ieri a Roma: «Ho avuto un buon incontro con il vicepresidente americano JD Vance, ma ci deve essere un cessate il fuoco immediato». Vance ieri si è visto in bilaterale anche con il ministro degli Esteri britannico Lammy e la vicepremier Rayner, a Villa Taverna.
È vero che, come ha confermato il presidente finlandese Alexander Stubb, Trump sembra sempre più frustrato dalla riluttanza di Putin verso un accordo, viste le ultime clamorose richieste della Russia, quali annessione completa delle quattro province contese più la Crimea, demilitarizzazione e neutralità dell’Ucraina, nessuna presenza straniera a Kiev. Allo stesso tempo, altri membri dell’amministrazione Usa usano tuttora un linguaggio molto accondiscendente verso Putin.
Di certo, Giorgia Meloni ha deciso all’ultimo di non andare per conto suo. Giovedì a Tirana aveva detto addio ai Volenterosi — «noi siamo contro le truppe europee in Ucraina» — autoescludendosi dalla nuova e imminente chiamata di Starmer, Macron e Merz con Trump. Poi il dietrofront della prima ministra italiana, dopo il suo colloquio telefonico privato con il presidente americano di sabato scorso, emerso ieri. Un isolamento che risultava incomprensibile a vari leader dei Volenterosi europei e che adesso, all’ultimo momento, sembra rientrato, anche per il bene internazionale dell’Italia.