L’esercito israeliano non conferma l’identificazione del corpo, annunciata da diversi media arabi, ma il ministro della Difesa Israel Katz è convinto che l’ultimo leader di Hamas, Muhammed Sinwar, sia stato ucciso durante i massicci bombardamenti di martedì scorso. Il cadavere sarebbe stato recuperato nei cunicoli scavati nell’area dell’Ospedale europeo di Khan Younis, presi di mira più volte nel giro di poche ore per evitare la fuga di eventuali superstiti.
Dallo scorso ottobre, Muhammed aveva sostituito il fratello Yahya alla guida del movimento fondamentalista, imponendo una linea ancora più dura. Laddove Yahya era considerato un capo politico e lo stratega di Hamas, il ruolo di Muhammed era quello di condottiero militare. Nato nel 1975 quattordici anni dopo Yahya, è stato protagonista di azioni che hanno segnato la sorte di Gaza. Si reputa che abbia militato nella formazione sin dagli esordi: nel 1991 è stato arrestato dagli israeliani, venendo rilasciato dopo nove mesi. Maggior…
L’esercito israeliano non conferma l’identificazione del corpo, annunciata da diversi media arabi, ma il ministro della Difesa Israel Katz è convinto che l’ultimo leader di Hamas, Muhammed Sinwar, sia stato ucciso durante i massicci bombardamenti di martedì scorso. Il cadavere sarebbe stato recuperato nei cunicoli scavati nell’area dell’Ospedale europeo di Khan Younis, presi di mira più volte nel giro di poche ore per evitare la fuga di eventuali superstiti.
Dallo scorso ottobre, Muhammed aveva sostituito il fratello Yahya alla guida del movimento fondamentalista, imponendo una linea ancora più dura. Laddove Yahya era considerato un capo politico e lo stratega di Hamas, il ruolo di Muhammed era quello di condottiero militare. Nato nel 1975 quattordici anni dopo Yahya, è stato protagonista di azioni che hanno segnato la sorte di Gaza. Si reputa che abbia militato nella formazione sin dagli esordi: nel 1991 è stato arrestato dagli israeliani, venendo rilasciato dopo nove mesi. Maggiore attenzione gli hanno dedicato gli apparati di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese, rivale di Hamas, mettendolo in cella nel 1997: tre anni dopo è evaso.
Veniva chiamato “L’Ombra”, perché è rimasto sempre sotto copertura, disertando persino i funerali del padre: «Sono uno sconosciuto – ha dichiarato nel 2022 in un’intervista tv senza mostrarsi -: gran parte della popolazione di Gaza non sarebbe in grado di riconoscermi». Nei ranghi della brigata Ezzedin al-Qassam è cresciuto alla scuola di maestri del terrorismo come Mohammed Deif e Sa’ad Al-Arabid, partecipando alla pianificazioni degli attacchi: «Per noi tirare razzi contro Tel Aviv è più facile che bere un bicchier d’acqua», si era vantato. Il primo tentativo di assassinarlo risale al 2003 con una bomba nascosta vicino alla sua casa di Khan Yunis, seguito da altri sei blitz. Nel 2006 è stato tra gli artefici della cattura del soldato israeliano Gilad Shalit: un agguato fondamentale, perché ha portato allo scambio tra Shalit e oltre mille detenuti palestinesi, tra cui il fratello Yehya - in prigione dal 1989 - che ha iniziato allora l’ascesa verso il potere assoluto a Gaza.
“L’Ombra” non sarebbe stato solo il consigliere militare più ascoltato, ma anche uno dei registi della costruzione del colossale sistema sotterraneo di cunicoli. Muhammed Sinwar avrebbe avuto la conferma dell’importanza di queste rete difensiva durante il conflitto del 2014, in cui venne dato per morto. Lo hanno descritto come un miliziano spietato, che avrebbe personalmente interrogato e ammazzato i palestinesi sospettati di tradimento: è stato lui ad addestrare gli incursori che il 7 ottobre 2023 hanno superato il Muro, massacrando 1200 israeliani.
Durante l’offensiva che ha raso al suolo a Gaza,“L’Ombra” si sarebbe spostata da un rifugio all’altro ma non per nascondersi: avrebbe portato avanti la riorganizzazione di Hamas. Si stima che tra 17 e 20 mila miliziani siano morti durante i bombardamenti: secondo il Pentagono, almeno 15 mila uomini – spesso giovanissimi – sono andati a rimpiazzarli. Dopo la morte di Yahya si è insediato al vertice, mantenendo l’ultima parola nei negoziati sugli ostaggi: l’80 per cento dei tunnel è stato distrutto ma ha sfruttato ogni tregua per consolidare le roccaforti, imponendo con la violenza la sua autorità su una popolazione ridotta in condizioni disumane dalle bombe e dal blocco dei rifornimenti. Il controllo di cibo e medicine sono diventati lo strumento per serrare le fila, mentre con trappole esplosive e cecchini cercava di rendere visibile la sopravvivenza di Hamas.
Il raid l’avrebbe colto durante un summit con altri dieci notabili – tra cui il comandante della brigata di Rafah, Muhammad Shabana – in cui studiavano le contromosse alla nuova offensiva per occupare gran parte della Striscia. In una tenda di Nuserait è stato gravemente ferito pure un altro dei fratelli Sinwar, Zakaria, docente di storia moderna all’università islamica: solo all’obitorio si sono accorti che respirava ancora. Tre dei suoi figli sono morti. Hamas è stata decapitata? Ormai pochi dei vecchi leader sono rimasti sul campo e di sicuro la gerarchia è in difficoltà, Nella storia recente però l’eliminazione dei capi non è mai riuscita a cancellare un gruppo jihadista, in cui ogni “martire” incentiva la volontà di combattere.