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Borrell: “L’Unione europea deve fermare Israele, basta con i doppi standard”

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L’intervista all’ex Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri: “Putin non può prendersi un pezzo di Ucraina, ma Netanyahu può annettere un territorio che non gli appartiene e noi non diciamo niente”
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«Occupare la Striscia di Gaza è una manifesta violazione del diritto internazionale e la reazione europea, ancora una volta, è basata sul doppio standard». Il catalano Josep Borrell, 78 anni, ex presidente del parlamento europeo, è stato per sei anni (e fino a dicembre 2024) l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri. Sulla guerra a Hamas scatenata da Netanyahu dopo il pogrom del 7 ottobre, Borrell ha maturato una posizione tanto netta quanto dura.

Doppio standard perché?

«Putin non può invadere e annettere un pezzo di Ucraina, però Israele può annettere un territorio che non gli appartiene e noi non diciamo niente, tranne poche eccezioni. Pedro Sánchez è stato il primo a qualificare Israele come stato genocida e Macron è stato il primo a dire che quel che fa Netanyahu è vergognoso e inaccettabile. Se è inaccettabile non si deve accettare. Quindi la domanda è: hanno i palestinesi il diritto di resistere all’invasione della loro terre e al piano di espulsione?…

«Occupare la Striscia di Gaza è una manifesta violazione del diritto internazionale e la reazione europea, ancora una volta, è basata sul doppio standard». Il catalano Josep Borrell, 78 anni, ex presidente del parlamento europeo, è stato per sei anni (e fino a dicembre 2024) l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri. Sulla guerra a Hamas scatenata da Netanyahu dopo il pogrom del 7 ottobre, Borrell ha maturato una posizione tanto netta quanto dura.

Doppio standard perché?

«Putin non può invadere e annettere un pezzo di Ucraina, però Israele può annettere un territorio che non gli appartiene e noi non diciamo niente, tranne poche eccezioni. Pedro Sánchez è stato il primo a qualificare Israele come stato genocida e Macron è stato il primo a dire che quel che fa Netanyahu è vergognoso e inaccettabile. Se è inaccettabile non si deve accettare. Quindi la domanda è: hanno i palestinesi il diritto di resistere all’invasione della loro terre e al piano di espulsione?».

L’Europa ha perso credibilità?

«Abbiamo dimostrato di avere un doppio standard, ormai lo pensa la stragrande maggioranza del mondo non occidentale. Con l’eccezione di Spagna, Irlanda e qualche altro Paese, ci sono più voci critiche all’interno della stessa comunità ebraica, in quella francese per esempio, che nell’Unione europea».

È solo il senso di colpa per la Shoah che impedisce di adottare una posizione più forte con Netanyahu, o ci sono altri interessi in gioco?

«Non faccio un processo alle intenzioni. Ma per alcuni Paesi quel senso di colpa, ciò che Merkel alla Knesset chiamò “ragione di Stato”, ha un peso significativo. Non sono stati i palestinesi gli autori dell’Olocausto, non dovrebbero pagare per le nostre colpe».

Cosa possono fare i leader Ue per fermare la guerra a Gaza?

«La prima condizione è l’unità. Però siamo stati troppo divisi per avere un impatto reale su questa tragedia. Abbiamo fornito aiuti umanitari quando Netanyahu ce li ha lasciati entrare. Qualcun’altro ora si sta unendo alla richiesta di Spagna e Irlanda di sospendere l’Accordo di associazione (sul libero scambio, ndr) Ue-Israele».

Come valuta i “piani umanitari per la distribuzione degli aiuti” elaborati da Israele e Stati Uniti?

«Per quanto ne so, le organizzazioni dell’Onu li rifiutano perché ritengono che lascino a Israele il controllo su chi può ricevere aiuti e chi no».

Houthi, Iran, Hamas, Turchia: Trump segue una sua agenda su temi cruciali per Israele. Vede una spaccatura tra i due alleati?

«Netanyahu vuole sopravvivere e sa che se la guerra termina può finire in carcere. Ciò che interessa a Trump sono gli affari, perciò ha bisogno che la guerra finisca. Gli interessi sono divergenti».

Come sta andando la trattativa sul nucleare iraniano?

«Trump prova a riparare ciò che lui stesso ha distrutto quando ha abbandonato l’accordo grazie al quale l’Iran non è diventato una potenza nucleare. E ha escluso gli europei da queste nuove negoziazioni».

La sua opinione sui primi 100 giorni dell’amministrazione Trump?

«Molto peggio di quanto temevo. La cosa peggiore è stata l’interruzione drastica della cooperazione allo sviluppo, che equivale a una condanna a morte per molte persone, per malattie o abbandono. Trump ha sostituito il libero commercio, la democrazia e il liberalismo con protezionismo e indebolimento democratico. Tutti ne usciremo perdenti, anche gli americani».

Perché ritiene che Trump sia uguale a Putin?

«Ovviamente Trump è stato eletto, mentre per Putin non si può parlare di vere elezioni. Entrambi credono nella legge del più forte. Hanno i riflessi dell’imperialismo del XIX secolo, inclusa l’espansione territoriale. E insieme stanno demolendo l’ordine mondiale nato dalla fine della Seconda Guerra e della Guerra Fredda».

L’Europa è preparata ad affrontare il nuovo ordine mondiale?

«Certamente no. Ma in alcuni Stati, come la Germania, si sta verificando un cambiamento copernicano»

Ieri la telefonata tra Trump e Putin. Il leader del Cremlino è pronto a trattare la tregua o sta solo guadagnando tempo?

«Finora ha dimostrato di non avere fretta. A differenza di Trump, che ha bisogno di dimostrare di poter porre subito fine al conflitto».

In Europa si discute della possibilità di inviare truppe in Ucraina come garanzia di sicurezza. È la cosa giusta da fare?

«Qualcuno dovrà farlo. Ma siamo lontani dal conoscere quale tipo di accordo debba essere garantito».

A molti il progetto ReArm Eu non piace e fa paura. Esiste un’alternativa?

«È solo un’autorizzazione per gli Stati che vogliono aumentare la spesa militare a farlo con più debito. Credo che noi europei dobbiamo rafforzare le nostre capacità difensive, ma non dovremmo farlo su base nazionale. Gli Stati che vogliono davvero costruire l’Europa della difesa devono decidere come».

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