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Regno Unito-Europa, un grande reset dalla Difesa all’Erasmus

(afp)

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La minaccia russa ha spinto le due parti a superare le divergenze e rafforzare l’alleanza. Ci saranno vantaggi per aziende e cittadini, anche se i britannici dovranno adeguarsi a diverse condizioni. E molti dettagli restano ancora da concordare
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LONDRA – Il primo accordo “reset” tra Regno Unito e Ue pone le basi per una profonda cooperazione su Difesa e Sicurezza e una produzione armonizzata di armamenti. In futuro, darà accesso a Londra allo specifico fondo europeo da circa 150 miliardi di euro. Ma a molte condizioni per le aziende britanniche del settore, come quella di costruire consorzi specifici con altre imprese europee, per ogni singolo progetto.

Ma soprattutto, è ancora da stabilire la quota che dovrà pagare il Regno Unito a Bruxelles per accedere al fondo. Probabile che Londra vi rientri con le stesse modalità del suo ritorno nel programma scientifico europeo Horizon, avvenuto l’anno scorso, per cui ora i britannici pagano circa 3 miliardi all’anno.

L’economia

Secondo Starmer, questo accordo porterà 9 miliardi di sterline all’anno nelle casse britanniche, “dopo il calo del 21% dell’export e del 7% dell’import causa Brexit”, sottolinea Downing Street. Anche se così fosse, sarebbe lo 0,2% del Pil e non è chiaro quant…

LONDRA – Il primo accordo “reset” tra Regno Unito e Ue pone le basi per una profonda cooperazione su Difesa e Sicurezza e una produzione armonizzata di armamenti. In futuro, darà accesso a Londra allo specifico fondo europeo da circa 150 miliardi di euro. Ma a molte condizioni per le aziende britanniche del settore, come quella di costruire consorzi specifici con altre imprese europee, per ogni singolo progetto.

Ma soprattutto, è ancora da stabilire la quota che dovrà pagare il Regno Unito a Bruxelles per accedere al fondo. Probabile che Londra vi rientri con le stesse modalità del suo ritorno nel programma scientifico europeo Horizon, avvenuto l’anno scorso, per cui ora i britannici pagano circa 3 miliardi all’anno.

L’economia

Secondo Starmer, questo accordo porterà 9 miliardi di sterline all’anno nelle casse britanniche, “dopo il calo del 21% dell’export e del 7% dell’import causa Brexit”, sottolinea Downing Street. Anche se così fosse, sarebbe lo 0,2% del Pil e non è chiaro quanto costerà a Londra accedere ai vari progetti europei.

Inoltre, il Regno Unito, nel settore alimentare, sarà costretto ad allinearsi “dinamicamente” agli standard di qualità europei. Infine, “l’ingresso facilitato per i turisti britannici in Ue grazie agli e-gates” è più complicato di quanto Starmer professi. Nonostante il via libera della Commissione, ogni singolo Paese Ue avrà l’ultima parola. Dunque, le file degli inglesi alla frontiera europea potranno durare a lungo.

I giovani

È stato un punto fermo per l’Europa, che alla fine l’ha spuntata. Starmer si è impegnato ad accettare la mobilità giovanile tra i due blocchi e il ritorno dell’Erasmus+.

Nel primo caso, gli under 30 europei e britannici potranno lavorare e studiare per un periodo limitato di tempo. Ma anche qui si dovranno affinare molti dettagli: le quote annuali dei giovani ammessi, quanto tempo potranno rimanere (forse due anni), e se gli europei pagheranno rette universitarie nel Regno ridotte come ai britannici (da 40mila a 10mila sterline) e come prima della Brexit. Ma Londra vuole ridurre i migranti e non scavallerà da un rapporto uno a uno. Ossia, un giovane europeo ammesso per ogni giovane britannico in Ue.

La pesca

Crociata capitale di Farage e dei brexiter, è il punto più controverso e sensibile a livello politico, anche se rappresenta solo lo 0,03% del Pil britannico. Starmer ha accettato di rinnovare addirittura per 12 anni lo status quo, che permette ai pescatori francesi ed europei di operare nelle acque britanniche, come prima della Brexit.

È un boccone amaro, ma in cambio Londra ha ottenuto significative agevolazioni sui controlli doganali e fitosanitari di agroalimentare e animali che daranno respiro a tante piccole e medio imprese affossate dalla burocrazia post Brexit. Per Starmer, di ciò ne gioveranno anche gli stessi pescatori, il cui export di crostacei e frutti di mare è diretto per il 70% proprio in Ue.

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