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Gaza, palestinesi in corteo contestano Hamas

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Almeno duecento persone sono scese in strada a Gaza gridando slogan contro gli islamisti
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TEL AVIV – «Stop alla guerra e agli sfollamenti forzati. Hamas fuori, se ne dovono andare». Poche ore dopo la diffusione dei volantini con cui l’esercito israeliano ordinava l’allontanamento della popolazione da Khan Younis, almeno duecento persone hanno sfilato nell’area vicina al mercato della cittadina, protestando contro l’organizzazione politica che da quasi vent’anni controlla la Striscia. E a cui molti, ormai, riconoscono la responsabilità di aver iniziato il conflitto che prosegue da 19 mesi con l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele. Ma soprattutto, l’accusa è di aver voluto continuare a combattere piuttosto che rinunciare al potere in cambio del cessate il fuoco.

Le immagini della contestazione sono state riprese e postate sui social dagli stessi manifestanti. Fra le richieste, quella di giungere ad ogni costo ad un accordo nei negoziati che ancora si stanno tenendo a Doha ma che sembrano essere nuovamente finiti su un binario morto. E anche di rispondere all’appel…

TEL AVIV – «Stop alla guerra e agli sfollamenti forzati. Hamas fuori, se ne dovono andare». Poche ore dopo la diffusione dei volantini con cui l’esercito israeliano ordinava l’allontanamento della popolazione da Khan Younis, almeno duecento persone hanno sfilato nell’area vicina al mercato della cittadina, protestando contro l’organizzazione politica che da quasi vent’anni controlla la Striscia. E a cui molti, ormai, riconoscono la responsabilità di aver iniziato il conflitto che prosegue da 19 mesi con l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele. Ma soprattutto, l’accusa è di aver voluto continuare a combattere piuttosto che rinunciare al potere in cambio del cessate il fuoco.

Le immagini della contestazione sono state riprese e postate sui social dagli stessi manifestanti. Fra le richieste, quella di giungere ad ogni costo ad un accordo nei negoziati che ancora si stanno tenendo a Doha ma che sembrano essere nuovamente finiti su un binario morto. E anche di rispondere all’appello di deporre le armi pronunciato due giorni fa dal presidente dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas.

Finora le proteste contro Hamas sono state rare: ma quella di ieri a Khan Younis non è la prima. Già a marzo scorso centinaia di persone erano scese in piazza – e per gli stessi motivi – proprio in quella città, così come anche a Jabalia e Beit Lahia. Un atto di coraggio: perché, almeno finora, i miliziani hanno sempre represso duramente ogni forma di dissenso. Come d’altronde facevano già prima della guerra, quando arrestavano sistematicamente ogni oppositore (lo racconta bene un report di Human Rights Watch datato 2018).

Nel corso della guerra però, la virulenza degli attacchi israeliani aveva messo a tacere ogni forma d’opposizione agli islamisti. Le critiche, insomma, venivano tutt’al più sussurrate fra persone fidate. Anche perché, appunto, ogni cenno di disapprovazione era represso con raid punitivi perpetrati dalle forze di sicurezza del gruppo: Pure i giornalisti che provavano a raccontare quelle piccole rivolte venivano minacciati e intimiditi. Ora evidentemente l’esasperazione è più forte della paura. O semplicemente, con la caccia agli ultimi leader vivi in corso, c’è meno timore di ritorsioni.

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