Nucleare, impasse nei negoziati Iran-Usa. Khamenei: “Ci fanno richieste oltraggiose”
di Gabriella ColarussoI primi a registrare l’impasse sono stati i mercati finanziari. Il prezzo del petrolio è salito leggermente e la ragione è soprattutto una: il rischio di un collasso dei negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran. “Stallo” è la parola che usano i diplomatici europei per descrivere la fase critica in cui è entrato il dialogo tra Teheran e Washington. Gli iraniani stanno valutando la proposta di un quinto round di colloqui da tenersi nel fine settimana a Roma, ma nella delegazione guidata dal ministro degli Esteri Araghchi è forte il timore che un fallimento dell’incontro potrebbe portare allo stop dell’intero processo.
Della trattativa è tornato a parlare il leader supremo, Ali Khamenei, durante una cerimonia in ricordo del defunto presidente Raisi. "Non crediamo che i colloqui indiretti con gli Stati Uniti porteranno a risultati, non so cosa succederà”, ha detto. Lo scoglio con cui si scontrano i negoziatori è l’arricchimento dell’uranio. Gli americani guidati dall’inviato per il …
I primi a registrare l’impasse sono stati i mercati finanziari. Il prezzo del petrolio è salito leggermente e la ragione è soprattutto una: il rischio di un collasso dei negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran. “Stallo” è la parola che usano i diplomatici europei per descrivere la fase critica in cui è entrato il dialogo tra Teheran e Washington. Gli iraniani stanno valutando la proposta di un quinto round di colloqui da tenersi nel fine settimana a Roma, ma nella delegazione guidata dal ministro degli Esteri Araghchi è forte il timore che un fallimento dell’incontro potrebbe portare allo stop dell’intero processo.
Della trattativa è tornato a parlare il leader supremo, Ali Khamenei, durante una cerimonia in ricordo del defunto presidente Raisi. "Non crediamo che i colloqui indiretti con gli Stati Uniti porteranno a risultati, non so cosa succederà”, ha detto. Lo scoglio con cui si scontrano i negoziatori è l’arricchimento dell’uranio. Gli americani guidati dall’inviato per il Medioriente Steve Witkoff insistono sulla richiesta all’Iran di smantellare l’intero programma di arricchimento dell’uranio e le scorte di uranio arricchito al 60% (90% è la soglia per la costruzione di un’arma atomica). Per gli iraniani è una linea rossa, una richiesta "eccessiva e oltraggiosa”, ha sentenziato Khamenei. "La parte americana in questi colloqui indiretti dovrebbe evitare commenti insensati – ha detto - Affermare che non permetteranno all'Iran di arricchire è un grave errore. Nessuno aspetta il loro permesso".
Steve Witkoff aveva detto all’Abc che gli Stati Uniti non possono “consentire nemmeno l'1% della capacità di arricchimento" e che hanno presentato “una proposta agli iraniani che riteniamo affronti alcuni di questi problemi senza mancare loro di rispetto, perché l'arricchimento consente la militarizzazione".
Il viceministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, l’uomo di contatto con gli europei e gli occidentali, ha ribadito lunedì che i colloqui falliranno se Washington insisterà sul no all'arricchimento interno dell'uranio. Teheran ha proposto la creazione di un comitato regionale di cui dovrebbero far parte anche i paesi arabi del Golfo, dunque gli alleati degli Stati Uniti, per monitorare il processo di arricchimento.
Trump ha ripetutamente avvertito l'Iran che sarà bombardato e dovrà affrontare sanzioni ancora di più dure se non si raggiungerà un compromesso. Washington in realtà punta a un accordo, e lo stesso vorrebbe Teheran. Ma entrambe le parti devono fare i conti con le loro constituencies interne. Gli ultraconservatori iraniani considerano il programma nucleare un pilastro intoccabile della sovranità del Paese. Durante il suo primo mandato presidenziale, il tycoon ritirò unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo del 2015 che imponeva rigidi limiti all’arricchimento iraniano in cambio dell'esenzione dalle sanzioni internazionali. La base trumpiana giudicò quell’accordo troppo debole e nell’ultima campagna elettorale il presidente americano ha promesso un’intesa più dura per Teheran, ma è improbabile che Khamenei sia disposto a concedergliela.