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La telefonata di due ore, Trump e Putin concordano: “Negoziare subito la pace”

(afp)

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Terzo colloquio tra i due leader, ma non c’è una road map per tregua e trattative. Il Cremlino: “Saranno lunghe”. Il presidente Usa: “Passi avanti, è andata bene”
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Vladimir Putin non si smuove. Non fa alcuna concessione per porre fine al conflitto in Ucraina. Stavolta non si inventa neppure mezze tregue o finti negoziati per apparire accomodante. Prima colloqui, poi — forse — una tregua, ribadisce. Eppure Donald Trump che diceva di pretendere il contrario non fa una piega. Non minaccia nessuna sanzione per castigare le draconiane richieste russe. Tra lo sconcerto di Kiev e dei suoi alleati europei.

Sembrava dovesse essere il momento della verità e, invece, la terza telefonata tra il leader del Cremlino e il presidente statunitense si è conclusa con un nulla di fatto. Peggio, con un passo indietro del leader della Casa Bianca. Che non solo ha abbandonato la sua richiesta di cessate il fuoco senza un lamento, ma ha detto che avrebbe lasciato a Mosca e Kiev il compito di trovare un accordo senza la mediazione statunitense. Un’implicita resa.

La conversazione è iniziata con 40 minuti di ritardo, alle 17.40 di Mosca, le 10.40 di Washington,…

Vladimir Putin non si smuove. Non fa alcuna concessione per porre fine al conflitto in Ucraina. Stavolta non si inventa neppure mezze tregue o finti negoziati per apparire accomodante. Prima colloqui, poi — forse — una tregua, ribadisce. Eppure Donald Trump che diceva di pretendere il contrario non fa una piega. Non minaccia nessuna sanzione per castigare le draconiane richieste russe. Tra lo sconcerto di Kiev e dei suoi alleati europei.

Sembrava dovesse essere il momento della verità e, invece, la terza telefonata tra il leader del Cremlino e il presidente statunitense si è conclusa con un nulla di fatto. Peggio, con un passo indietro del leader della Casa Bianca. Che non solo ha abbandonato la sua richiesta di cessate il fuoco senza un lamento, ma ha detto che avrebbe lasciato a Mosca e Kiev il compito di trovare un accordo senza la mediazione statunitense. Un’implicita resa.

La conversazione è iniziata con 40 minuti di ritardo, alle 17.40 di Mosca, le 10.40 di Washington, ed è durata due ore e cinque minuti. Trump era a Washington, Putin nella scuola musicale del centro educativo Sirius di Sochi dove di lì a poco avrebbe incontrato gli studenti senza modificare la sua agenda. “Vladimir”, “Donald”. I due leader si sono chiamati per nome e «nessuno di loro voleva concludere, nessuno voleva riattaccare», ha raccontato il consigliere diplomatico presidenziale russo Jurij Ushakov sottolineando il tono «sincero, franco e confidenziale» del colloquio iniziato con le congratulazioni di Putin per la nascita dell’undicesimo nipote di Trump e conclusosi con l’invito di Trump a Putin a chiamarlo in qualsiasi momento. «Vladimir, puoi prendere il telefono e sarò felice di rispondere e parlare con te», avrebbe detto.

È stato Putin stesso a riassumere ai microfoni dei giornalisti presenti a Sochi i contenuti di quella che ha definito una telefonata «istruttiva, molto sincera», «molto utile» e «molto costruttiva». Tanti superlativi, ma poca sostanza: la proposta di un «memorandum su un possibile futuro trattato di pace» che definisca i principi e i tempi per un «possibile accordo di pace», «incluso un possibile cessate il fuoco per un certo periodo di tempo», ma soltanto «qualora vengano raggiunti gli accordi pertinenti». Formule caute. La questione, ha detto alla fine Putin, è «trovare compromessi che siano vantaggiosi per tutte le parti». «Allo stesso tempo, vorrei sottolineare che la cosa principale per noi è eliminare le cause profonde di questa crisi», ha concluso ribadendo di non aver rinunciato alle sue richieste massimaliste.

La telefonata? «Eccellente». «È andata bene», ha scritto invece Trump sul social Truth, lasciando intendere però che Washington potrebbe abbandonare la mediazione scrivendo che le «condizioni» per un accordo «saranno negoziate tra le due parti perché conoscono i dettagli di una negoziazione di cui nessun altro sarebbe a conoscenza». Un nuovo mediatore - ha aggiunto - ci sarebbe già, il Papa, che si sarebbe detto «molto interessato» a ospitare i colloqui. Infine i soliti toni ottimistici e perentori. «Russia e Ucraina inizieranno immediatamente i negoziati per un cessate il fuoco e, cosa ancora più importante, per la fine della guerra. Che il processo abbia inizio». Stessi toni che ha avuto riassumendo la conversazione con Putin al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e ai leader di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Finlandia e Commissione europea.

Peccato che il Cremlino subito dopo abbia tenuto a sottolineare che, a dispetto dell’«immediatamente» trumpiano, non sarebbe stata concordata alcuna tempistica né per una tregua né per un incontro. «Deve essere preparato accuratamente». Del resto il portavoce Dmitrij Peskov aveva già messo le mani avanti dicendo di aspettarsi un lavoro «laborioso» e «forse lungo» per una risoluzione del conflitto.

Di fatto Putin, osservano propagandisti e politologi indipendenti russi, ha portato Trump proprio dove voleva: a negoziare non un cessate il fuoco, ma una pace alle sue condizioni e a tenere i colloqui mentre l’offensiva militare va avanti.

Trump, però, parlando ai giornalisti a margine di un evento nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, ha ribadito la sua soddisfazione. «Sono stati fatti alcuni progressi». Poi ancora: «Credo a Putin, vuole la pace». E ha persino raccontato divertito che Putin gli avrebbe detto che i russi rispettano molto sua moglie. «“E io?”. Mi ha risposto: “No, amano di più Melania”». Applausi e risate.

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