KIEV – Quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky le tentava tutte per parlare un minutino con Donald Trump, il presidente americano lo snobbava allegramente. Altri tempi: ieri gli ha parlato due volte, prima e dopo il dialogo fiume con Putin. Tutto bene, dunque? Niente affatto. Posato il telefono, Zelensky affronta i giornalisti e ribadisce per filo e per segno la sua posizione. Come una sfinge, ma garbata. Ha imparato a non prendere di punta Trump. Lo asseconda, lo ringrazia di novità che non apprezza. Poi torna alla sua linea, concordata con gli europei e i Volenterosi: «Questi sono i nostri principi: prima il cessate il fuoco, e poi gli altri passi».
Nella prima telefonata, Trump gli ha chiesto di cosa avrebbe dovuto parlare, secondo lui, col presidente russo. «Ho confermato che siamo pronti per un cessate il fuoco completo e incondizionato — gli ha risposto — è importante non indebolire questa proposta. Se i russi non fermano le uccisioni, dovrebbero essere applicate sa…
KIEV – Quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky le tentava tutte per parlare un minutino con Donald Trump, il presidente americano lo snobbava allegramente. Altri tempi: ieri gli ha parlato due volte, prima e dopo il dialogo fiume con Putin. Tutto bene, dunque? Niente affatto. Posato il telefono, Zelensky affronta i giornalisti e ribadisce per filo e per segno la sua posizione. Come una sfinge, ma garbata. Ha imparato a non prendere di punta Trump. Lo asseconda, lo ringrazia di novità che non apprezza. Poi torna alla sua linea, concordata con gli europei e i Volenterosi: «Questi sono i nostri principi: prima il cessate il fuoco, e poi gli altri passi».
Nella prima telefonata, Trump gli ha chiesto di cosa avrebbe dovuto parlare, secondo lui, col presidente russo. «Ho confermato che siamo pronti per un cessate il fuoco completo e incondizionato — gli ha risposto — è importante non indebolire questa proposta. Se i russi non fermano le uccisioni, dovrebbero essere applicate sanzioni severe». Gli ha assicurato, spiega, che l’Ucraina è pronta «a negoziare direttamente con la Russia in qualsiasi formato: Turchia, Vaticano, Svizzera, stiamo valutando tutte le possibili sedi». E gli ha chiesto, però, di «non trattare sull’Ucraina senza l’Ucraina».
Ma dopo la seconda telefonata, gli servono doti da funambolo per rispondere senza offendere Trump, di cui l’Ucraina non può fare a meno, al “memorandum” proposto da Putin per la sua versione di pace: «Scambio di prigionieri? Sì. Tutte le questioni umanitarie? Sì. Riavere i nostri figli deportati in Russia? Sì. Ma ovviamente la Russia è la Russia, vogliono qualcosa ma non sanno nemmeno cosa. E quando dicono di volere qualcosa, vogliono tutto. Ma aspetteremo il loro memorandum, i loro principi. Davvero non so cosa aspettarmi, non conosco nemmeno il principio di questi loro principi. Non so, ma aspetteremo».
Non è quello che sperava. Non solo Trump non ha fatto pressioni sul cessate il fuoco, ma le più insidiose sono le parole in cui affida il negoziato a un bilaterale Ucraina-Russia. Senza alleati a mediare e a sostenere il Paese più debole. Però Zelensky ha imparato a trattare con i nuovi inquilini della Casa Bianca. Riprende le parole di Trump e le usa per riportare, come può, la carrozza sui binari: «Troppe perdite. Vogliamo davvero finire questa guerra», premette rubando a piene mani dai discorsi del tycoon. Ma «non sono sicuro che la Russia sia pronta, e non ci fidiamo. È per questo che vogliamo un cessate il fuoco come primo passo dimostrativo. È ciò che condivido sempre con tutti i nostri partner».
Il momento, dice, è «molto delicato. È un periodo molto pericoloso. Sono felice che Giorgia Meloni si sia unita, è stato molto importante per me. E guardo al Vaticano e penso sia un’ottima piattaforma per il negoziato. Penso davvero che papa Leone XIV possa aiutare. Naturalmente con lui abbiamo parlato della lista dei 400 bambini da riportare a casa; ma il Vaticano è pronto a organizzare un incontro per tutti noi, ovviamente anche per gli europei. Saremmo contenti, ma dipende da tutte le parti: Stati Uniti, Ucraina e Russia. E vogliamo la partecipazione dei leader europei e non solo, della Ue più il Regno Unito. Ne abbiamo parlato ora con Trump e gli altri leader: abbiamo bisogno dell’incontro tecnico il prima possibile».
Ma le linee rosse non cadono. «L’Ucraina non ritirerà le truppe dal proprio territorio: nessuno cederà la propria terra, la propria gente, le proprie case. Se nel memorandum la Russia pone queste condizioni significa che non vuole che la guerra finisca, perché ha ben chiaro che l’Ucraina non lo farà». Kiev, dice, non sottostà a «richieste inaccettabili».