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Musk lascia la politica: “E ora basta donazioni”

(afp)

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L’annuncio del capo di Tesla mette nei guai il Gop, a caccia di fondi per le elezioni del 2026
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NEW YORK – Musk ha parlato anche del suo rapporto con il presidente russo Vladimir Putin («L’ho sentito solo una volta, cinque anni fa»), del futuro con Tesla («Tra cinque anni sarò ancora il Ceo») e di SpaceX («Non avremo armi, ce lo hanno chiesto in molti ma non è un’aspirazione»), ma il passaggio sulla chiusura del rubinetto delle donazioni è il messaggio che più inquieta i repubblicani in vista delle elezioni per il rinnovo del Congresso, nel 2026. L’uomo più ricco del pianeta è stato il mega donatore di Donald Trump alle presidenziali, quello che ha distribuito soldi a decine di candidati. Nel frattempo, nominato alla guida del Doge, il nuovo dipartimento per l’efficienza governativa, è passato da promesse roboanti a lucidi flop, dai duemila miliardi di dollari di spesa pubblica da tagliare a poco più di 150 miliardi, per poi ammettere che forse la cifra è pure un po’ gonfiata.

NEW YORK – Musk ha parlato anche del suo rapporto con il presidente russo Vladimir Putin («L’ho sentito solo una volta, cinque anni fa»), del futuro con Tesla («Tra cinque anni sarò ancora il Ceo») e di SpaceX («Non avremo armi, ce lo hanno chiesto in molti ma non è un’aspirazione»), ma il passaggio sulla chiusura del rubinetto delle donazioni è il messaggio che più inquieta i repubblicani in vista delle elezioni per il rinnovo del Congresso, nel 2026. L’uomo più ricco del pianeta è stato il mega donatore di Donald Trump alle presidenziali, quello che ha distribuito soldi a decine di candidati. Nel frattempo, nominato alla guida del Doge, il nuovo dipartimento per l’efficienza governativa, è passato da promesse roboanti a lucidi flop, dai duemila miliardi di dollari di spesa pubblica da tagliare a poco più di 150 miliardi, per poi ammettere che forse la cifra è pure un po’ gonfiata.

Le posizioni a favore della estrema destra tedesca e i saluti neonazi hanno scavato un solco tra la sua compagnia di veicoli elettrici, Tesla, e il mercato. Il titolo è crollato, le concessionarie sono state prese di mira dai contestatori. Gli investitori gli avevano chiesto di scegliere: o stare al governo o fare il Ceo. Lui ha scelto Tesla, ma lo aveva già detto ad aprile. La differenza è che stavolta ha parlato di soldi. Musk, dicono in Usa, non se ne va perché stanco del suo riflesso, e neanche per decenza, ma per nausea. Ha capito che a Washington lo vedevano solo come un bancomat. Ha anche promesso battaglia legale sull’intelligenza artificiale al suo ex amico Sam Altman e attaccato Bill Gates, che lo aveva accusato di aver tagliato i fondi per la cooperazione: «Non si deve permettere, non gli lascerei fare il babysitter ai miei figli», riferimento all’amicizia di Gates con il pedofilo, morto in carcere, Jeffrey Epstein.

Parole dolci solo per Tesla. A chi gli chiedeva se sarà ancora il Ceo tra cinque anni, ha risposto di sì. «Nessun dubbio?», gli ha chiesto l’intervistatrice. «No, a meno che non muoia», ha risposto sorridendo.

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