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Emergency: “A Gaza popolazione in fuga massacrata da fame e bombe”

(reuters)

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Parla Giorgio Monti, medico della clinica di Khan Younis: “La gente è nell’angolo tra i raid e il sistema politico locale”
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TEL AVIV – «La fame nella Striscia è reale. In una giornata vediamo circa 200 persone e posso confermare che i disturbi legati alla malnutrizione e all’acqua contaminata aumentano. Nel nostro pronto soccorso trattavamo già gastroenteriti, malattie della pelle come la scabbia, mali cronici fuori controllo. Ma nelle ultime settimane la tipologia dei casi è cambiata: ci troviamo davanti a persone che soffrono di malnutrizione importante. Ovvero nella fase in cui non è più solo calo di peso ma patologia». Giorgio Monti, 60 anni, è il coordinatore medico della clinica di Emergency ad al-Qarara, area costiera di Khan Younis. Lavora al pronto soccorso del Sant’Orsola di Bologna «ma quanto posso, partecipo a missioni umanitarie. Come medico lo ritengo un dovere e un privilegio», racconta, mentre in sottofondo si sentono gli spari. È a Gaza da ottobre. In passato ha partecipato ad altre missioni in aree di guerra e in Africa «ma da nessuna parte ho visto la pressione sulla popolazione che sta …

TEL AVIV – «La fame nella Striscia è reale. In una giornata vediamo circa 200 persone e posso confermare che i disturbi legati alla malnutrizione e all’acqua contaminata aumentano. Nel nostro pronto soccorso trattavamo già gastroenteriti, malattie della pelle come la scabbia, mali cronici fuori controllo. Ma nelle ultime settimane la tipologia dei casi è cambiata: ci troviamo davanti a persone che soffrono di malnutrizione importante. Ovvero nella fase in cui non è più solo calo di peso ma patologia». Giorgio Monti, 60 anni, è il coordinatore medico della clinica di Emergency ad al-Qarara, area costiera di Khan Younis. Lavora al pronto soccorso del Sant’Orsola di Bologna «ma quanto posso, partecipo a missioni umanitarie. Come medico lo ritengo un dovere e un privilegio», racconta, mentre in sottofondo si sentono gli spari. È a Gaza da ottobre. In passato ha partecipato ad altre missioni in aree di guerra e in Africa «ma da nessuna parte ho visto la pressione sulla popolazione che sta subendo la gente di Gaza».

L’operazione Carri di Gedeone dell’Idf è iniziata. Com’è la situazione?

«Il cambio di registro militare è evidente. Sono aumentati i raid aerei e la copertura di fuoco è pesante. Domenica l’attacco a Khan Younis è stato sconvolgente. Lunedì sembrava tutto più tranquillo: poi è arrivato l’ordine di evacuazione ed è stato il caos. Diversamente da altri ordini del genere, la gente l’ha preso sul serio. Solitamente restano, invece questa volta si sono messi in marcia».

Giorgio Monti 

In che condizioni lavorate?

«Fortunatamente durante l’ultimo cessate il fuoco eravamo riusciti a far scorta di medicinali. Per ora abbiamo quanto basta a trattare ancora per un po’ di tempo le malattie di base. Certo, ogni sera coi nostri collaboratori ci salutiamo auspicando di rivederci il giorno dopo. Non per scaramanzia ma proprio perché nelle condizioni attuali, non sempre si riesce a raggiungere la clinica».

L’Onu lancia l’allarme: 14mila bambini rischiano di morire nelle prossime 48 ore se non riceveranno gli aiuti necessari. È realistico?

«Purtroppo sì, sono dati ufficiali. Proprio ieri abbiamo avuto un meeting con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e ne abbiamo discusso. La malnutrizione è il problema più grave: i numeri sono diventati importanti e crescono. Nella nostra clinica non abbiamo ancora avuto decessi di bambini ma i segni su di loro sono purtroppo evidenti».

Sempre le Nazioni Unite hanno pubblicato ieri un rapporto che parla di strage di donne.

«I numeri sono proporzionati ai morti fra la popolazione. Ma non c’è dubbio che siano le vittime più fragili. Subiscono la guerra e anche violenze di cui si parla poco perché lo stigma sociale qui è forte. Noi gestiamo anche un centro di salute al femminile e stiamo attenti ai segni del loro malessere, cerchiamo di intercettarlo. Purtroppo sono target in molti sensi».

Ci sono state davvero le proteste contro Hamas?

«Ne ho sentito parlare ma personalmente non le ho viste. Però sento tanti mugugni. La gente si sente messa all’angolo, schiacciata dagli israeliani che li bombardano e da un sistema politico che non li tutela».

Iniziano ad entrare i primi camion. Lunedì 5 ora si parla di 100.

«Sono ancora troppo pochi. E l’arrivo effettivo degli aiuti alla popolazione dipende da quanto i convogli sono protetti e com’è organizzata la distribuzione».

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