Meloni chiama Leone, la Santa Sede conferma: “Disponibili a ospitare un vertice tra Mosca e Kiev”
di Tommaso Ciriaco (Roma) e dalla nostra corrispondente Anais Ginori (Parigi)È una corsa contro il tempo. Per superare le resistenze di Mosca, per costruire “l’opzione Vaticano”. Giorgia Meloni si muove. A sera, sente Papa Leone XIV. A lui chiede la disponibilità della Santa Sede per ospitare un vertice tra Russia e Ucraina. E ottiene il via libera dal Pontefice. Il summit, se tutti i tasselli finissero per incastrarsi, potrebbe tenersi già la prossima settimana. Con quale formato, ancora non si sa: ovvio che la diplomazia punti al bersaglio massimo (e più improbabile), quello con Putin e Zelensky.
È una chiamata preparata per tutto il giorno. Ci lavora direttamente Meloni. Il cuore della conversazione sono «i prossimi passi da compiere per costruire una pace giusta e duratura in Ucraina». Soltanto poche ore prima, sostiene la premier, Donald Trump e gli altri leader europei le hanno chiesto di verificare se la Santa Sede è pronta a «ospitare i negoziati». L’esito dei contatti con Leone XIV è positivo: «Ho trovato nel Santo Padre conferma della disponibil…
È una corsa contro il tempo. Per superare le resistenze di Mosca, per costruire “l’opzione Vaticano”. Giorgia Meloni si muove. A sera, sente Papa Leone XIV. A lui chiede la disponibilità della Santa Sede per ospitare un vertice tra Russia e Ucraina. E ottiene il via libera dal Pontefice. Il summit, se tutti i tasselli finissero per incastrarsi, potrebbe tenersi già la prossima settimana. Con quale formato, ancora non si sa: ovvio che la diplomazia punti al bersaglio massimo (e più improbabile), quello con Putin e Zelensky.
È una chiamata preparata per tutto il giorno. Ci lavora direttamente Meloni. Il cuore della conversazione sono «i prossimi passi da compiere per costruire una pace giusta e duratura in Ucraina». Soltanto poche ore prima, sostiene la premier, Donald Trump e gli altri leader europei le hanno chiesto di verificare se la Santa Sede è pronta a «ospitare i negoziati». L’esito dei contatti con Leone XIV è positivo: «Ho trovato nel Santo Padre conferma della disponibilità ad accogliere in Vaticano i prossimi colloqui tra le parti». Un’apertura per la quale Meloni esprime «profonda gratitudine», visto «il suo incessante impegno a favore della pace».
Non è l’unico passo diplomatico della presidente del Consiglio. Dopo la conversazione con il Pontefice, informa dell’esito Emmanuel Macron, Keir Starmer, il finlandese Alexander Stubb, Fredrich Merz e Ursula von der Leyen. «Manterremo uno stretto coordinamento in vista del nuovo round di negoziati finalizzati a un cessate il fuoco e a un accordo di pace», fa sapere. Sente per due volte anche Volodymyr Zelensky. Il leader ricorda le richieste di Kiev, lanciando un messaggio implicito a Trump, che da due giorni ha smesso di minacciare sanzioni contro Putin: «È necessario un cessate il fuoco e una diplomazia onesta. L’Ucraina è pronta. Dobbiamo garantire che anche la Russia lo sia». Una posizione condivisa dalla presidente del Consiglio.
Secondo il sito americano Axios, nella call dell’altro ieri con il tycoon e i volenterosi la premier avrebbe chiesto che Usa ed Ue vengano coinvolti nei negoziati. «Qualcuno – avrebbe aggiunto, sempre secondo Axios - deve farsi giudice».
Meloni lavora per un incontro in Vaticano, dunque. Ma incontra resistenze francesi. È un Macron stupefatto e irritato, quello delle ultime ore. La telefonata di Trump è stata una doccia fredda: in pochi minuti, il presidente Usa ha liquidato il piano dei volenterosi per un cessate il fuoco «incondizionato» e ha respinto nuove sanzioni contro Mosca. Ecco perché da lunedì sera l’Eliseo è entrato in modalità silenziosa. Macron, che nelle ultime settimane aveva guidato le iniziative continentali, si è ritrovato improvvisamente all’angolo. «A volte ci sentiamo impotenti», ha confidato nei giorni scorsi a un interlocutore, parlando del rapporto complicato con l’erratico Trump.
A preoccupare l’Eliseo, però, è anche la forma: Washington ha deciso di cambiare il formato della telefonata, rompendo il triangolo tra Parigi, Berlino e Londra. L’inclusione dell’Italia – interpretata nella capitale francese come una mossa per coinvolgere strategicamente Meloni – ha acuito la tensione. E ha dato forza a un’ipotesi che considera difficilmente praticabile: negoziati di pace in Vaticano (anche se nei colloqui a cui ha preso parte Meloni, dicono fonti italiane, non avrebbe posto alcun veto e anzi giudicato «ottima» l’opzione).
«I russi non andranno mai in Vaticano», taglia corto una fonte diplomatica a Parigi. Che aggiunge: anche Zelensky, pur mantenendo una posizione ufficialmente aperta, ha qualche diffidenza per la mediazione della Santa Sede, a causa di passate dichiarazioni di Papa Francesco. Eppure, l’ipotesi Roma resta più che concreta: nelle cancellerie si parla persino di un’accelerazione in vista del prossimo fine settimana.
È in questo contesto che Macron ha rilanciato una controproposta, condivisa con Berlino e Londra: riportare il negoziato in Svizzera, a Ginevra. La presidente svizzera Karin Keller-Sutter ha ribadito a Zelensky l’offerta formale di ospitare i colloqui. Ottenendo questa replica: «Stiamo considerando tutte le possibilità: la Turchia, il Vaticano o la Svizzera». Non è detto che a Mosca vada bene. Il Cremlino rimprovera a Berna di non rispettare più «il proprio principio di neutralità», dopo che ha deciso di allinearsi alle sanzioni Ue.