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In gommone verso Taiwan: la Cina ora usa le barchette per intimidire l’isola. Allarme spionaggio

(afp)

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Si moltiplicano gli sbarchi sulle spiagge di battelli così piccoli da sfuggire ai radar: è la tattica della “zona grigia” per logorare le difese di Taipei senza scatenare un conflitto aperto. Si moltiplicano gli arresti di persone incriminate per aver spiato per conto di Pechino
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PECHINO - Piccole imbarcazioni, spesso gommoni a motore dove a bordo ci si sta al massimo in due. Non soltanto navi da guerra, aerei o esercitazioni in grande stile per intimidire Taiwan. Nell’ultimo mese si sono verificati sulle coste taiwanesi almeno tre sbarchi di cittadini cinesi che sono riusciti ad attraversare lo Stretto con delle barchette sfuggendo ai controlli delle autorità, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza. La Cina si affida sempre più a queste operazioni, denuncia Taipei, per testare la resistenza dell’isola che un giorno promette di volersi prendere.

Giovedì scorso padre e figlio hanno attraversato lo Stretto a bordo di un gommone e sono sbarcati sulla spiaggia di Guanyin, a Taoyuan, una zona sensibile perché regolarmente utilizzata dalle forze armate taiwanesi per esercitazioni e perché indicata come una delle “spiagge rosse” considerate vulnerabili a potenziali sbarchi anfibi cinesi. Una volta beccati i due si sono giustificati dicendo che scappavano da p…

PECHINO - Piccole imbarcazioni, spesso gommoni a motore dove a bordo ci si sta al massimo in due. Non soltanto navi da guerra, aerei o esercitazioni in grande stile per intimidire Taiwan. Nell’ultimo mese si sono verificati sulle coste taiwanesi almeno tre sbarchi di cittadini cinesi che sono riusciti ad attraversare lo Stretto con delle barchette sfuggendo ai controlli delle autorità, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza. La Cina si affida sempre più a queste operazioni, denuncia Taipei, per testare la resistenza dell’isola che un giorno promette di volersi prendere.

Giovedì scorso padre e figlio hanno attraversato lo Stretto a bordo di un gommone e sono sbarcati sulla spiaggia di Guanyin, a Taoyuan, una zona sensibile perché regolarmente utilizzata dalle forze armate taiwanesi per esercitazioni e perché indicata come una delle “spiagge rosse” considerate vulnerabili a potenziali sbarchi anfibi cinesi. Una volta beccati i due si sono giustificati dicendo che scappavano da persecuzioni in Cina e cercavano “la libertà”. Quello stesso giorno, poi, divenne virale sui social mandarini il video di un uomo che raccontava di aver attraversato lo Stretto in solitaria, sempre a bordo di un gommone, per poi sbarcare, pure lui, su una spiaggia a dieci chilometri a nord di Guanyin, piantando addirittura sulla sabbia una bandiera cinese.

Due giorni fa, invece, la Guardia costiera di Taiwan ha intercettato e poi arrestato due cinesi che stavano cercando di sbarcare di nascosto su un isolotto remoto dell’arcipelago di Kinmen utilizzando tavole di polistirolo galleggianti e una piccola sampan in legno.

Imbarcazioni di così piccole dimensioni sono difficili da rilevare per i radar taiwanesi. Per il vicecapo della Guardia costiera gli sbarchi sono una parte delle cosiddette “tattiche della zona grigia” - attività che Pechino utilizza per testare e logorare le difese di Taiwan senza scatenare un conflitto aperto - che servono pure a “confondere e minare la fiducia dell'opinione pubblica” dell’isola. Finora quest'anno la Guardia costiera ha segnalato cinque ingressi illegali che hanno coinvolto 38 persone.

“Fa tutto parte di una recente tendenza da parte della Cina a inviare mezzi civili e paramilitari nelle acque taiwanesi. Operazioni che rendono meno netta la linea di demarcazione tra militari e civili, complicando la risposta di Taiwan”, racconta a Repubblica, al telefono da Taipei, Wen-Ti Sung, Non-resident fellow presso il Global China Hub dell'Atlantic Council e uno dei più esperti scienziati politici dell’isola. “Una risposta insufficiente e non pubblicizzata dalle autorità taiwanesi consentirà alla Cina di spingersi oltre i limiti. Una risposta che viene invece pubblicizzata ma che rimane insufficiente consentirà alla Cina di dipingere il governo taiwanese come debole in materia di difesa, minando così il morale dei taiwanesi. Una risposta forte e non segnalata metterà a dura prova le risorse e le energie limitate di Taiwan. Mentre una risposta forte e resa pubblica contro civili cinesi (o militari travestiti da civili) farà apparire il governo taiwanese freddo e intollerante nei confronti dei rifugiati politici, peggiorando così l'immagine di Taiwan tra i suoi amici e partner democratici. Comunque la si metta, è preoccupante: perché crea una situazione senza via d'uscita per Taiwan”.

Oltre a questi piccoli sbarchi, la Cina si affida ovviamente pure al vecchio classico spionaggio. Il Partito democratico-progressista al governo ha appena espulso cinque suoi membri accusati di essere a libro paga di Pechino. Tra i cinque accusati figurano un ex assistente del capo del Consiglio di sicurezza nazionale Joseph Wu, nel periodo in cui Wu era ministro degli Esteri, e una persona che aveva lavorato per l’attuale presidente Lai Ching-te.“Questi casi dimostrano che l’infiltrazione cinese è una minaccia reale”, continua Wen-Ti Sung. “È presente nell'ufficio presidenziale, nell'ufficio del ministro degli Esteri e nella scuola del partito di governo. Non esistono zone al riparo dall'influenza cinese. Ciò dimostra che Taiwan ha urgente bisogno di migliorare il proprio sistema di autorizzazione di sicurezza per proteggere meglio le informazioni sensibili”.

Taiwan e Cina si spiano a vicenda da decenni, non è un segreto. Ma il numero di persone incriminate per spionaggio a favore di Pechino è aumentato notevolmente negli ultimi anni. Sessantaquattro lo scorso anno, ultimi dati disponibili, contro le 48 del 2023 e le 10 del 2022. La maggior parte erano soldati in servizio o in pensione.

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