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Sudafrica, è un fake il video con le fosse di Afrikaner uccisi mostrato da Trump a Ramaphosa

(agf)

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Il New York Times: le immagini del filmato sono state girate in occasione di una processione religiosa a Newcastle nel 2020, le croci sono state piantate e rimosse poco dopo. Il presidente sudafricano lodato in patria per la calma con cui ha affrontato gli attacchi del leader Usa
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LONDRA – Stavolta l’agguato nell’Ufficio Ovale era preparato meglio di quello teso in febbraio al presidente ucraino, con tanto di video pronto per mettere in difficoltà l’ospite di turno. Il filmato esibito mercoledì da Donald Trump a Cyril Ramaphosa, presidente del Sud Africa, affermava di mostrare i “burial sights”, ossia “le fosse in cui sono sepolti più di mille agricoltori bianchi”, la prova che nel suo Paese sarebbe in corso un “genocidio” contro gli Afrikaner, i discendenti della minoranza di origine europea che lo dominavano al tempo dell’apartheid e che adesso, secondo il capo della Casa Bianca, vengono oppressi e massacrati dalla maggioranza nera. Il motivo per cui la sua amministrazione ha accolto recentemente a braccia aperte un gruppo di sudafricani bianchi atterrati a Washington, offrendo loro lo status di “rifugiati politici”.Solo che il video mostrato a Ramaphosa non mostra alcuna fossa.

Una verifica del New York Times rivela che le immagini in questione sono quelle d…

LONDRA – Stavolta l’agguato nell’Ufficio Ovale era preparato meglio di quello teso in febbraio al presidente ucraino, con tanto di video pronto per mettere in difficoltà l’ospite di turno. Il filmato esibito mercoledì da Donald Trump a Cyril Ramaphosa, presidente del Sud Africa, affermava di mostrare i “burial sights”, ossia “le fosse in cui sono sepolti più di mille agricoltori bianchi”, la prova che nel suo Paese sarebbe in corso un “genocidio” contro gli Afrikaner, i discendenti della minoranza di origine europea che lo dominavano al tempo dell’apartheid e che adesso, secondo il capo della Casa Bianca, vengono oppressi e massacrati dalla maggioranza nera. Il motivo per cui la sua amministrazione ha accolto recentemente a braccia aperte un gruppo di sudafricani bianchi atterrati a Washington, offrendo loro lo status di “rifugiati politici”.Solo che il video mostrato a Ramaphosa non mostra alcuna fossa.

Una verifica del New York Times rivela che le immagini in questione sono quelle di una processione religiosa avvenuta a Newcastle, in Sud Africa, il 5 settembre 2020. Le croci mostrate dal video non sono quelle di fosse o tombe di “migliaia di agricoltori”: furono piantate nel terreno qualche giorno prima della processione e poi tolte. Secondo un sito locale, citato dal quotidiano newyorchese, l’evento era stato indetto come marcia di protesta per l’assassinio di una coppia di bianchi, uccisi a Newcastle il mese precedente.

Ancora una volta, afferma l’autorevole giornale americano, Trump ha distorto fatti, spacciando una cosa per l’altra e manipolando l’opinione pubblica. Non si sa chi abbia dato alla Casa Bianca il video.

Una possibilità è che provenga da Elon Musk, il miliardario di origine sudafricana, che era presente all’incontro con Ramaphosa nella sua qualità di ministro dell’Efficienza Governativa (oltre che di consigliere estemporaneo del presidente su qualsiasi argomento) ed è uno dei più tenaci assertori della teoria secondo cui in Sudafrica sarebbe in corso un genocidio contro i bianchi: l’uomo più ricco del mondo ha fatto uso anche in passato di video che travisano o stravolgono la realtà, pubblicandoli sul suo social X (l’ex-Twitter).

Quando il presidente Ramaphosa, evidentemente poco convinto della veridicità del video, ha chiesto davanti ai giornalisti dove fosse stato girato, Trump ha risposto in modo evasivo: “Beh, in Sud Africa”.

Nell’articolo in cui sbugiarda il video della Casa Bianca, il New York Times ristabilisce i fatti. Non è vero che i bianchi del Sud Africa stanno subendo un genocidio. È vero che alcuni di loro sono rimasti vittime di crimini, nell’ondata di violenza che infesta tutta la popolazione, la maggioranza nera e la minoranza bianca, come lo stesso Ramaphosa ha detto a Trump nella sua risposta al video: le statistiche della polizia smentiscono che i bianchi vengano uccisi a un tasso più alto dei neri. È vero che in gennaio il Sud Africa ha approvato una legge che consente, in circostanze eccezionali, la confisca di terre di proprietà dei bianchi senza compensazione: ma finora questo provvedimento non è mai stato usato. E tra le ragioni di tale misura c’è il fatto che, tre decenni dopo la fine dell’apartheid e l’avvento della democrazia in Sud Africa grazia alla pacifica rivoluzione di Nelson Mandela, la stragrande maggioranza della terra in mani private appartiene ai bianchi, che costituiscono appena il 7 per cento della popolazione.

Infine, è vero che il grido “kill the Boer” (uccidete i Boeri) è uno slogan contro i bianchi, reso popolare dal leader di un partito sudafricano, ma da anni l’African National Congress, il partito di Mandela e di Ramaphosa, che governa il Sud Africa dalla fine dell’apartheid, ha preso le distanze da quelle parole.

Il presidente sudafricano è stato lodato in patria per come ha reagito all’agguato di Trump senza perdere la calma. Il New York Times commenta che probabilmente ha imparato la lezione da quanto accaduto a Volodymyr Zelensky tre mesi fa, quando il presidente ucraino fu assalito verbalmente dal vicepresidente Vance e da Trump in un analogo incontro davanti a telecamere e giornalisti alla Casa Bianca: un conflitto in diretta senza precedenti, che ha messo in pericolo per alcune settimane le relazioni fra Kiev e Washington.

Presidente del Sud Africa dal 2018, Ramaphosa è stato a lungo un attivista in prima fila nella lotta contro l’apartheid, coordinando il rilascio dal carcere di Mandela, durante la cui presidenza è diventato segretario generale dell’African National Congress, il partito nel quale militavano entrambi.

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