NEW YORK – I genitori di Sarah Milgrim non sapevano che la figlia stava per ricevere la proposta di matrimonio dal fidanzato, Yaron Lischinsky, fino a quando i due ragazzi non sono stati uccisi.
Robert Milgrim stava andando a letto quando sul cellulare è apparso l’alert relativo a una sparatoria avvenuta a Washington fuori dalla sede dell’American Jewish Committee, dove la figlia era iscritta. Milgrim ha chiamato subito l’Fbi e la polizia locale, ma nessuno era stato in grado di fornire informazioni. La moglie, Nancy, utilizzando una app, aveva localizzato il cellulare di Sarah: era nella zona del Jewish Museum, dove era avvenuta la sparatoria. «A quel punto - ha raccontato al New York Times - sapevo già, anche se speravo di sbagliarmi». Poco dopo le è squillato il cellulare: era l’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. Le ha detto che la figlia e il fidanzato erano stati uccisi. Il diplomatico ha raccontato che Yaron aveva comprato l’anello di fidanzamento, poi le…
NEW YORK – I genitori di Sarah Milgrim non sapevano che la figlia stava per ricevere la proposta di matrimonio dal fidanzato, Yaron Lischinsky, fino a quando i due ragazzi non sono stati uccisi.
Robert Milgrim stava andando a letto quando sul cellulare è apparso l’alert relativo a una sparatoria avvenuta a Washington fuori dalla sede dell’American Jewish Committee, dove la figlia era iscritta. Milgrim ha chiamato subito l’Fbi e la polizia locale, ma nessuno era stato in grado di fornire informazioni. La moglie, Nancy, utilizzando una app, aveva localizzato il cellulare di Sarah: era nella zona del Jewish Museum, dove era avvenuta la sparatoria. «A quel punto - ha raccontato al New York Times - sapevo già, anche se speravo di sbagliarmi». Poco dopo le è squillato il cellulare: era l’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. Le ha detto che la figlia e il fidanzato erano stati uccisi. Il diplomatico ha raccontato che Yaron aveva comprato l’anello di fidanzamento, poi le ha fatto le condoglianze. I Milgrim sono rimasti così da soli, nella notte, con la notizia della tragedia e di un sogno d’amore infranto sul nascere.
In realtà neanche la figlia sapeva dell’anello: Yaron aveva pianificato tutto in segreto, scegliendo tempo e luogo. Domenica sarebbero volati a Gerusalemme. Lui avrebbe portato Sarah a conoscere i genitori, poi si sarebbe messo in ginocchio e le avrebbe fatto la proposta. Tutto interrotto dai colpi di pistola sparati da uno sconosciuto arrivato da Chicago ed entrato in azione nel cuore della città considerata la più blindata d’America.
Sarah, 26 anni, era di Prairie Village, periferia di Kansas City. Yaron, 30, era cresciuto in Germania per poi andare a Gerusalemme all’età di 16 anni. A Beit Zayit, piccolo villaggio sulle colline a ovest della città santa, vive ancora la famiglia. I due fidanzati, funzionari all’ambasciata di Israele a Washington, si erano conosciuti un anno e mezzo fa durante la preparazione della visita di una delegazione. Entrambi avevano fior di lauree e master in relazioni internazionali e studi governativi. Lui, nato in una famiglia mista, padre ebreo e madre cristiana, si era specializzato in giapponese ed era considerato un idealista: «Voleva costruire ponti tra Israele e gli altri Paesi - dice uno dei suoi ex professori - in particolare in Asia». Secondo l’ambasciatore israeliano in Germania Ron Prosor, Lischinsky era un «convinto ebreo e sionista». Secondo gli ex compagni di università, invece, era un fervente cristiano evangelico. A suo modo, dunque, era già un ponte.
Su Linkedin, Yaron aveva scritto: «Credo fermamente nella visione delineata negli Accordi di Abramo e ritengo che ampliare il cerchio della pace con i nostri vicini arabi e promuovere la cooperazione regionale sia nell’interesse dello Stato di Israele che dell’intero Medio Oriente. Per questo, sostengo il dialogo interreligioso e la comprensione interculturale». Sull’account appariva il nastro giallo di solidarietà con gli ostaggi israeliani rapiti durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Una settimana fa aveva scritto: «Siamo profondamente grati per l’alleanza storica con gli Stati Uniti e il grande popolo americano». Nel suo ultimo post sui social, poche ore prima di venire ucciso, Lischinsky aveva condiviso un messaggio dell’ambasciatore israeliano Amir Weissbrod, che accusava i funzionari Onu di diffondere «calunnie di sangue» con le loro denunce secondo cui 14 mila bambini rischiavano la fame a Gaza.
Anche Sarah, racconta chi la conosceva, voleva costruire ponti, ma tra Israele e i Paesi arabi. Nei suoi viaggi di studio aveva lavorato in un’organizzazione che metteva insieme giovani israeliani e palestinesi. Ma aveva conosciuto da vicino l’odio antisemita: otto anni fa sui muri del suo liceo qualcuno aveva lasciato svastiche e scritte contro gli ebrei. E tre anni prima un uomo aveva sparato fuori da un centro ebraico alla periferia di Kansas City, uccidendo tre persone.
La famiglia Milgrim aveva paura ad andare in sinagoga, e dal 7 ottobre 2023 sentiva che tutto era cambiato. L’arrivo di Lischinsky nella vita della figlia aveva portato un po’ di speranza. Pochi mesi fa Sarah aveva annunciato ai genitori il viaggio a Gerusalemme per conoscere la famiglia di lui. Yaron, invece, era stato molte volte a casa dei Milgrim. «Era straordinario - ha raccontato il padre di Sarah - era proprio come mia figlia: appassionato, molto intelligente, credeva nel suo lavoro, era impegnato in ciò che riteneva giusto».
«La tragica ironia della storia - ha confessato Nancy Milgrim - è che quando ci avevano detto del viaggio, io e mio marito temevamo che a loro potesse succedere qualcosa in Israele, non qui».