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“Resa, vergogna”. Perché Londra ha restituito le isole Chagos a Mauritius

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Polemica contro Starmer per aver finalizzato l’accordo sull’arcipelago nell’Oceano Indiano dove sorge la base militare Usa Diego Garcia
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LONDRA - È polemica contro Keir Starmer per aver finalizzato ieri il controverso accordo tra Regno Unito e Mauritius per la restituzione, da parte di Londra, delle isole Chagos. Ovvero l’arcipelago nell’Oceano Indiano e sua ultima colonia africana. Si tratta un gesto storico, anche perché Londra, accusata in passato di deportazioni degli autoctoni e di aver ignorato i diritti umani e le sentenze dei tribunali internazionali, sinora non aveva voluto mollare l’arcipelago a causa di una cruciale base militare di Stati Uniti e Regno Unito: la Diego Garcia, assolutamente strategica nello scacchiere anti-espansionismo nell’Indo-Pacifico della Cina. Che negli ultimi tempi è sembrata sempre più vicina e alleata di Mauritius.

La firma dell’intesa

Ieri però, a Londra è stata firmata l’intesa, già annunciata mesi fa. “È una decisione giusta, a favore della nostra sicurezza internazionale", sostiene Starmer. Il Regno Unito, dopo alcune sentenze sfavorevoli dell’Onu non vincolanti nei decenni scor…

LONDRA - È polemica contro Keir Starmer per aver finalizzato ieri il controverso accordo tra Regno Unito e Mauritius per la restituzione, da parte di Londra, delle isole Chagos. Ovvero l’arcipelago nell’Oceano Indiano e sua ultima colonia africana. Si tratta un gesto storico, anche perché Londra, accusata in passato di deportazioni degli autoctoni e di aver ignorato i diritti umani e le sentenze dei tribunali internazionali, sinora non aveva voluto mollare l’arcipelago a causa di una cruciale base militare di Stati Uniti e Regno Unito: la Diego Garcia, assolutamente strategica nello scacchiere anti-espansionismo nell’Indo-Pacifico della Cina. Che negli ultimi tempi è sembrata sempre più vicina e alleata di Mauritius.

La firma dell’intesa

Ieri però, a Londra è stata firmata l’intesa, già annunciata mesi fa. “È una decisione giusta, a favore della nostra sicurezza internazionale", sostiene Starmer. Il Regno Unito, dopo alcune sentenze sfavorevoli dell’Onu non vincolanti nei decenni scorsi e una “situazione dunque non sostenibile” secondo il governo laburista, ha così deciso di restituire le isole Chagos in cambio di un “leasing” di 99 anni della base Diego Garcia, rinnovabile per altri 25. Il paradosso è che, in base all’accordo, Londra dovrà pagare un conto salato, nonostante il “beau geste” della restituzione delle Chagos a Mauritius: secondo Downing Street, ammonterà a 3,4 miliardi di sterline, ossia circa 4 miliardi di euro. Ma per il quotidiano conservatore Telegraph, Starmer e il governo stanno giocando con i numeri. Perché i veri costi, includendo l’inflazione e il sostegno a Mauritius nel prossimo secolo, sarebbero circa dieci volte tanto, ossia oltre 30 miliardi.

I conservatori e Nigel Farage

Al di la del conto di una simile decisione - che sta irritando numerosi deputati laburisti contrari ai recenti tagli dell'esecutivo al welfare - è anche una questione patriottica in un ex impero coloniale come questo. Non a caso, i conservatori e Nigel Farage - insieme ai tabloid - parlano di “resa” e “vergogna” e attaccano Starmer. Il primo ministro ieri ha risposto associandoli alla narrativa di "Russia, Cina e Iran, perché questo è invece un accordo giusto e a noi molto conveniente, visto che, per esempio, la manutenzione di una portaerei oggi costa la stessa cifra all'anno (3,4 miliardi, ndr)”. Inoltre, c’è da dire che proprio i tories avevano intavolato le trattative di questo patto, quando erano ancora al governo, guidando 12 dei 15 round negoziali finali.

"L’accordo storico”

A livello geopolitico, Starmer assicura che non c’è nulla da temere. Oltre alla permanenza della base Diego Garcia per almeno un altro secolo in mani britanniche (e americane), nell’accordo si legge pure come qualsiasi infrastruttura o nuova costruzione al largo di 24 miglia nautiche dalla base non potrà essere approvata senza l’ok di Londra. Anche gli Stati Uniti hanno curiosamente approvato l’intesa tra Londra e Mauritius, nonostante la Diego Garcia ospiti soprattutto militari a stelle e strisce. Il via libera era arrivato nel 2024 con l’allora presidente Joe Biden e si pensava che Trump avrebbe posto il veto sul passaggio di consegne, come aveva già annunciato pubblicamente anche il suo compare Nigel Farage.

Invece, oggi gli Stati Uniti si dicono "soddisfatti dell’accordo storico", come ha dichiarato ieri il segretario di Stato Marco Rubio: “È un’intesa che assicura un futuro stabile e sicuro alle operazioni della Diego Garcia, cruciale nella sicurezza globale e di quella regione”. Forse, la vera ragione dell’ok della Casa Bianca sta nel fatto che i britannici si sono praticamente accollati tutte le spese del prossimo secolo per la base militare. E in un’era in cui il presidente Trump vuole limitare le spese all’estero, questa per lui è senz’altro una buona notizia.

La firma di ieri è stata ritardata di qualche ora per una ingiunzione dell’ultimo minuto presentata all’Alta Corte da due cittadine britanniche-chagossiane, che hanno accusato il governo Starmer di “svendere i loro diritti”, restituendo le Chagos a Mauritius. Va detto che la popolazione dell’arcipelago, deportata nei decenni scorsi, ha diverse posizioni sulla vicenda, e altre associazioni sono favorevoli a questo accordo.

Negli ultimi anni, sulle isole Chagos Mauritius ha vinto diverse battaglie nelle corti internazionali. Nel 2021 il tribunale marittimo dell’Onu ha stabilito che il Regno Unito non aveva sovranità sul remoto arcipelago dell’oceano Indiano, criticando il governo britannico per il suo rifiuto di restituirlo a Mauritius. La sentenza dei giudici delle Nazioni Unite aveva confermato un precedente verdetto della Corte Internazionale di Giustizia e un voto quasi unanime dell’Assemblea Generale dell’Onu.

Cosa sono le isole Chagos

Le Chagos contano sei atolli per un totale di 60 chilometri di terre emerse: tutto il resto è sott’acqua per un’estensione globale di 54 mila chilometri quadrati. Sono attualmente disabitate, a eccezione dell’isolotto di Diego Garcia, che dal 1966 la Gran Bretagna ha affittato agli Stati Uniti come base aeronavale per le loro forze nell’Oceano Indiano. La popolazione nativa che viveva sino ad allora nelle isole, circa 2mila persone, venne deportata in massa a Mauritius, generando una controversia che si è ora riaccesa per una serie di decisioni legali e prese di posizioni di organizzazioni mondiali.

Dal punto di vista storico, le Chagos avevano sempre fatto parte di Mauritius, ma quando queste ultime nel 1965 ottennero l’indipendenza dall’Impero britannico, il piccolo arcipelago fu arbitrariamente scorporato e trattenuto da Londra come uno dei suoi possedimenti d’oltremare. Di fatto esso costituiva, fino ad oggi, uno degli ultimi retaggi coloniali del British Empire.

La posizione britannica

La posizione britannica sinora era stata che le Chagos avrebbero potuto essere concesse a Mauritius solo quando non sarebbero state più necessarie per scopi militari, quindi teoricamente mai, dato l’attuale contesto geopolitico. Un ostacolo che sembrava insormontabile, visto che la Gran Bretagna e Washington temono l’espansione della Cina nell’Indo-Pacifico e ritengono che la base di Diego Garcia sia cruciale per proteggere gli interessi dell’Occidente nella regione. Per questo i conservatori britannici ora sono furiosi, parlano di “scandalo”, “sicurezza nazionale a rischio” e “tradimento” da parte dei laburisti e temono che presto le isole Falkland possano subire lo stesso destino – anche se lì la situazione è decisamente diversa, con una popolazione che ha più volte votato in massa per appartenere alla Corona.

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