Putin ha ordinato di creare una «zona cuscinetto» a protezione delle regioni russe di Kursk e Belgorod, il che significa occupare una fascia di territorio ucraino a ridosso delle città di Sumy e Kharkiv. Non è chiaro se la dichiarazione del presidente, pronunciata in un vertice di governo, sia mirata ad accogliere le preoccupazioni formulate dai governatori delle regioni confinanti durante la visita di martedì a Kursk o se voglia dare una giustificazione all’offensiva lanciata da alcuni giorni.
Nel corso dell’incontro a Kursk l’amministratore del distretto di Glushkovsky, Pavel Zolotarev, ha chiesto a Putin di costituire una zona cuscinetto contro le incursioni ucraine. Alla domanda del presidente su quanto dovesse essere profonda, Zolotarev avrebbe risposto: «Deve includere Sumy, la Russia deve essere più grande». Il capoluogo dista solo 25 chilometri dalla frontiera ed è stato già assediato invano all’inizio dell’invasione. Va sottolineato che la scorsa settimana durante i coll…
Putin ha ordinato di creare una «zona cuscinetto» a protezione delle regioni russe di Kursk e Belgorod, il che significa occupare una fascia di territorio ucraino a ridosso delle città di Sumy e Kharkiv. Non è chiaro se la dichiarazione del presidente, pronunciata in un vertice di governo, sia mirata ad accogliere le preoccupazioni formulate dai governatori delle regioni confinanti durante la visita di martedì a Kursk o se voglia dare una giustificazione all’offensiva lanciata da alcuni giorni.
Nel corso dell’incontro a Kursk l’amministratore del distretto di Glushkovsky, Pavel Zolotarev, ha chiesto a Putin di costituire una zona cuscinetto contro le incursioni ucraine. Alla domanda del presidente su quanto dovesse essere profonda, Zolotarev avrebbe risposto: «Deve includere Sumy, la Russia deve essere più grande». Il capoluogo dista solo 25 chilometri dalla frontiera ed è stato già assediato invano all’inizio dell’invasione. Va sottolineato che la scorsa settimana durante i colloqui a Istanbul la delegazione del Cremlino ha minacciato di occupare Sumy proprio per stabilire una “zona cuscinetto”. Ieri Putin si è limitato a dire che l’obiettivo è «impedire tiri di artiglieria sulla Russia».
Siamo davanti a un nuovo grande attacco sul fronte nord? L’esercito di Mosca attualmente porta avanti due direttrici principali in quel settore. La più estesa sembra concentrata sulla cerniera tra Kharkiv e il Donbass. L’altra invece insiste su Sumy ed è cresciuta di potenza negli ultimi giorni. Le autorità di Kiev hanno già disposto l’evacuazione di 56 mila civili dalle località che rischiano di diventare campo di battaglia. Secondo gli osservatori, il Cremlino ha schierato reparti di due divisioni motorizzate e di una di parà: una forza importante ma insufficiente per assediare una città con oltre 300 mila abitanti.
La pressione più massiccia continua a essere registrata nel Donbass, dove i russi hanno rivendicato di avere raggiunto per la prima volta i limiti occidentali del Donetsk. La notizia non è confermata, sono però molto vicini da questo risultato simbolico. Combattimenti feroci sono in corso per il villaggio di Bahatyr: si trova sull’autostrada che unisce il Donetsk a Zaporizhzhia, fondamentale per i rifornimenti della linea di difesa. Gli ucraini hanno perso il borgo la scorsa settimana ma sono riusciti poi a riconquistarlo.
Ogni giorno le brigate di Mosca occupano altre posizioni, sfruttando la superiorità di uomini e di droni per scatenare ondate di piccoli assalti su singoli punti. Il disegno complessivo è quello di tagliare i collegamenti stradali, procedendo contemporaneamente a circondare i capisaldi ucraini, in particolare Toretsk e Pokrovsk. Le condizioni dei reparti che li presidiano sono sempre più drammatiche: il quartiere generale di Kiev ha poche riserve da schierare, mentre i russi continuano a mandare avanti schiere di fanti e mezzi, senza curarsi delle perdite. Quanto a lungo potranno sostenere questo tipo di guerra? Gli analisti ipotizzano che Mosca abbia risorse per proseguire almeno fino a settembre.