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Usa-Iran, a Roma spunta l’idea del patto provvisorio

(reuters)
Gli americani si oppongono all’arricchimento dell’uranio iraniano, spunta l’ipotesi per superare l’impasse: “Congelamento del programma per tre anni in cambio della rimozione di una parte delle sanzioni”
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Tra un’intesa piena ancora lontana e nessuna intesa, potrebbe esserci una terza via per scongiurare il collasso dei negoziati sul nucleare tra Iran e Stati Uniti: un accordo quadro, politico, che fissi i punti essenziali della trattativa e gli obiettivi di raggiungere e apra la strada a un patto di più lungo termine. La proposta è sul tavolo delle delegazioni che ieri si sono incontrate a Roma per il quinto round di colloqui indiretti, con i diplomatici dell’Oman a fare da staffetta con i messaggi dall’una all’altra parte. A guidare il team americano c’era l’inviato Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, che ha lasciato la residenza dell’ambasciatore dell’Oman mezz’ora prima della fine dell’incontro, mentre la squadra iraniana era capeggiata dal ministro degli esteri Araghchi, che subito dopo è andato in Vaticano per incontrare il segretario di Stato della santa Sede, Pietro Parolin e il segretario per i rapporti con gli stati, Gallagher.

Tra un’intesa piena ancora lontana e nessuna intesa, potrebbe esserci una terza via per scongiurare il collasso dei negoziati sul nucleare tra Iran e Stati Uniti: un accordo quadro, politico, che fissi i punti essenziali della trattativa e gli obiettivi di raggiungere e apra la strada a un patto di più lungo termine. La proposta è sul tavolo delle delegazioni che ieri si sono incontrate a Roma per il quinto round di colloqui indiretti, con i diplomatici dell’Oman a fare da staffetta con i messaggi dall’una all’altra parte. A guidare il team americano c’era l’inviato Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, che ha lasciato la residenza dell’ambasciatore dell’Oman mezz’ora prima della fine dell’incontro, mentre la squadra iraniana era capeggiata dal ministro degli esteri Araghchi, che subito dopo è andato in Vaticano per incontrare il segretario di Stato della santa Sede, Pietro Parolin e il segretario per i rapporti con gli stati, Gallagher.

I negoziati tra Washington e Teheran finora non hanno dato buon esito: il punto di rottura resta la questione dell’arricchimento dell’uranio. Gli americani insistono sul fatto che l’Iran non possa arricchire l’uranio perché questo apre la strada alla costruzione di un’arma nucleare. Per gli iraniani, che rivendicano la natura pacifica del loro programma nucleare, è una richiesta politicamente insostenibile, “oltraggiosa”, l’ha definita la Guida suprema Khamenei. Una delle ipotesi a cui si lavora per superare l’impasse è un «congelamento del programma di arricchimento dell’uranio iraniano per tre anni, in cambio della rimozione di una parte delle sanzioni», rivela a Repubblica una fonte a conoscenza del dossier. In questo periodo ponte verrebbe dato all’Aiea ampio accesso agli impianti nucleari iraniani per le ispezioni. Gli americani potrebbero verificare la buona fede di Teheran, e il governo del presidente moderato Pezeshkian potrebbe rivendicare un risultato concreto per ridare fiato a un’economia in crisi. Gli ostacoli per arrivarci sono diversi, compresa la profonda mancanza di fiducia tra le parti.

Gli omaniti e gli italiani lavorano per rafforzare il ponte. Muscat ha messo sul tavolo diverse proposte per colmare le distanze tra i negoziatori. L’Italia offre ancora la sua mediazione: «Siamo pronti a ospitare altri colloqui di pace perché Roma vuole essere sempre più al centro di iniziative che portano la pace in Ucraina, come in Medio Oriente», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ieri ha parlato sia con il suo omologo dell’Oman che con l’iraniano. A Roma c’erano anche il capo del Mossad Barnea e il ministro israeliano per gli affari strategici, Ronald Dermer, che hanno incontrato Witkoff prima dei colloqui con gli iraniani. Israele è da sempre convinta che l’opzione militare sia l’unica in grado di fermare le ambizioni atomiche iraniane, ma su questo Trump non sembra in perfetta armonia con Netanyahu.

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