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Mosca, dubbi sul Vaticano: “Irrealistico proporre colloqui su suolo cattolico”

Il ministro degli Esteri russo Lavrov

 
Il ministro degli Esteri russo Lavrov: “La nostra bozza di pace dopo lo scambio di prigionieri. Accordo con Zelensky? Non è legittimo”
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La formula russa è sempre la stessa, oramai consolidata: apertura ai negoziati, ma condizionata. Stavolta tocca a Sergej Lavrov mettere i paletti. Il ministro degli Esteri russo ha detto che «sì, siamo tutti favorevoli a colloqui, sì, ci sarà un secondo round» di negoziati diretti tra Russia e Ucraina dopo quello che si è tenuto la scorsa settimana a Istanbul, ma ha sollevato perplessità sulla scelta del Vaticano come potenziale sede di un secondo incontro tra Russia e Ucraina. «Questo scenario è irrealistico. Non sarebbe molto elegante per i Paesi ortodossi discutere questioni relative all’eliminazione delle cause profonde» del conflitto in Ucraina su suolo cattolico, ha spiegato Lavrov, fresco di onori, l’Ordine di Sant’Andrea Protocleto, la più alta onorificenza russa, conferitagli il giorno prima dal presidente Vladimir Putin al Cremlino.

L’ipotesi che il prossimo round di colloqui tra Russia e Ucraina si tenga in Vaticano era stata avanzata lunedì scorso dal presidente statunit…

La formula russa è sempre la stessa, oramai consolidata: apertura ai negoziati, ma condizionata. Stavolta tocca a Sergej Lavrov mettere i paletti. Il ministro degli Esteri russo ha detto che «sì, siamo tutti favorevoli a colloqui, sì, ci sarà un secondo round» di negoziati diretti tra Russia e Ucraina dopo quello che si è tenuto la scorsa settimana a Istanbul, ma ha sollevato perplessità sulla scelta del Vaticano come potenziale sede di un secondo incontro tra Russia e Ucraina. «Questo scenario è irrealistico. Non sarebbe molto elegante per i Paesi ortodossi discutere questioni relative all’eliminazione delle cause profonde» del conflitto in Ucraina su suolo cattolico, ha spiegato Lavrov, fresco di onori, l’Ordine di Sant’Andrea Protocleto, la più alta onorificenza russa, conferitagli il giorno prima dal presidente Vladimir Putin al Cremlino.

L’ipotesi che il prossimo round di colloqui tra Russia e Ucraina si tenga in Vaticano era stata avanzata lunedì scorso dal presidente statunitense Donald Trump subito dopo la sua terza telefonata con Putin. La premier italiana Giorgia Meloni aveva poi assicurato che Papa Leone XIV aveva confermato la sua disponibilità. Ma, secondo Lavrov, ci sarebbe da discutere quello che ha chiamato «il percorso di distruzione della Chiesta ortodossa ucraina» vicina al Patriarcato di Mosca, e «il Vaticano stesso non si troverebbe molto a suo agio nell’ospitare delegazioni di due Paesi ortodossi in queste condizioni». Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha però poi precisato che «per il momento non è stata presa alcuna decisione o accordo sulla prossima sede dei negoziati» e il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha ribadito che l’Ucraina «prende ancora in considerazione la proposta» del Papa. Questo punto resterebbe, dunque, in sospeso. Diventa però sempre più chiaro che il processo negoziale sarà «laborioso» e «lungo» proprio come aveva anticipato lunedì scorso Peskov.

La Russia trasmetterà «alla parte ucraina la bozza del documento che sta finalizzando» soltanto quando verrà completato lo scambio record di prigionieri di guerra con Kiev, quindi non prima di domani. La bozza russa, a detta di Lavrov, «definisce le condizioni per un accordo sostenibile, globale e a lungo termine sulla risoluzione» del conflitto in Ucraina.

Quando poi i giornalisti che gli hanno chiesto se la Russia sarebbe pronta a firmare un eventuale trattato di pace con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Lavrov ha frenato ulteriormente. «State mettendo il carro davanti ai buoi. Prima dobbiamo avere un trattato e poi, quando sarà stato concordato, decideremo», ha risposto. «Ma il presidente Zelensky, come il presidente Putin ha detto ripetutamente, non ha legittimità».

È dal maggio 2024 che la Russia insiste ciclicamente sull’illegittimità di Zelensky, da quando il suo mandato è scaduto senza che fossero indette nuove presidenziali. Quello che Mosca omette è che le elezioni non si sono tenute a causa della legge marziale in vigore in Ucraina proprio per difendersi dall’aggressione russa. Come già Putin, anche Lavrov ha alluso che un possibile firmatario potrebbe essere il presidente della Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale ucraino. «Ma forse l’opzione migliore sarebbe quella di tenere elezioni» per scegliere un nuovo presidente. Possibilmente un presidente amico di Mosca.

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