L’immagine che resterà del Festival di Cannes, nel finale al cardiopalma, è quella di uno schermo improvvisamente nero. Spento, insieme all’intera cittadina, da un potente blackout partito da un incendio doloso, in un villaggio a mezz’ora dalla Croisette.
Durante la scena più lisergica di Sirat, apocalittico film in concorso del franco spagnolo Oliver Laxe proiettato sullo schermo gigantesco della sala Debussy, alle dieci di mattina, come in un kolossal distopico, tutto si paralizza. Svuotate le sale del Palais, ferme le postazioni che offrono caffè e cappuccini, l’emergenza tamponata a intermittenza dai generatori indipendenti di cui è dotato l’edificio. E così le centinaia di cinefili non si accorgono subito che, fuori, tutti i negozi hanno le ser…
L’immagine che resterà del Festival di Cannes, nel finale al cardiopalma, è quella di uno schermo improvvisamente nero. Spento, insieme all’intera cittadina, da un potente blackout partito da un incendio doloso, in un villaggio a mezz’ora dalla Croisette.
Durante la scena più lisergica di Sirat, apocalittico film in concorso del franco spagnolo Oliver Laxe proiettato sullo schermo gigantesco della sala Debussy, alle dieci di mattina, come in un kolossal distopico, tutto si paralizza. Svuotate le sale del Palais, ferme le postazioni che offrono caffè e cappuccini, l’emergenza tamponata a intermittenza dai generatori indipendenti di cui è dotato l’edificio. E così le centinaia di cinefili non si accorgono subito che, fuori, tutti i negozi hanno le serrande chiuse, i ristoranti sbarrano le entrate, le farmacie e i magazzini diventano inaccessibili. Commessi e negozianti si riversano per strada. Molta polizia schierata, soprattutto agli incroci: i semafori sono tutti spenti, il traffico va in tilt. Centosessantamila case restano senza elettricità, ci sono problemi alle linee telefoniche: niente Internet, saltano i wifi, si troncano le linee mobili. Un oscuramento di connessione e comunicazione.
Grandissima la preoccupazione tra i cittadini, c’è l’ombra del gigantesco incidente occorso in Spagna e Portogallo lo scorso aprile. Il Palais, enorme struttura congressuale con affaccio diretto sul mare, diventa l’unico luogo certo in cui funziona l’energia e lì continuano a rifugiarsi i giornalisti internazionali, occupando le postazioni di lavoro, trascinandosi computer, caricatori, cibo e riserve d’acqua. Panini, soprattutto: sono infinite le file davanti alle boulangerie, che accettano solo pagamenti in contanti (ovviamente, niente scontrino). I forni e le piastre dei ristoranti e pub sono fuori uso. Cannes è solo un pezzo della grande catena rimasta a secco, che comprende tutto l’Ovest delle Alpi marittime: Vallauris, Grasse, fino ad Antibes. Secondo il comando di polizia Alpi Francesi, come in un thriller internazionale, l’interruzione sarebbe dovuta all’incendio doloso di una cabina ad alta tensione la scorsa notte, nel Comune di Tanneron, mentre tre tralicci sono stati segati ieri mattina. La polizia indaga.
Il Festival è costretto a un comunicato ufficiale, in cui assicura che «il Palais ha energia sufficiente per garantire tutte le proiezioni interne e lo svolgimento della serata di consegna delle Palme»: la cerimonia è trasmessa in diretta su France Tv. Dopo 5 ore lunghissime l’allarme rientra, le luci e i pc si riaccendono, la comunicazione riparte. I cittadini in strada applaudono sollevati, si rialzano le saracinesche, i festivalieri corrono a rifornirsi di smoking e cravatta, le donne scalciano le sneakers proibite sul tappeto rosso per calzare i décolleté d’ordinanza sulla Montée des Marches. Show must go on, le show doit continuer. Parte la cerimonia finale di Cannes 78, un’edizione che ha portato sullo schermo e sul palco le guerre, i regimi, le tragedie del mondo, le lotte per i diritti, la libertà, identità, uguaglianza, pace. Sfilano i cineasti dissidenti, i nuovi talenti e gli storici maestri, opere visionarie e storie da pubblico largo, in un Festival che, quest’anno più che mai, celebra la potenza e la fragilità del cinema, arte capace di cambiare il mondo e spegnersi con un fusibile.