Gaza, il dramma di Alaa: 9 figli uccisi dal raid d’Israele
dalla nostra inviata Anna LombardiTEL AVIV – Il più grande aveva 12 anni appena, il più piccolo meno d’un anno: erano dieci fratelli e si chiamavano Yahya, Rakan, Raslan, Gubran, Eve, Revan, Sadin, Luqman, Sidra, Adam. Nove sono morti ieri mattina, uccisi dal bombardamento israeliano della loro casa di Khan Younis. Solo Adam, 11 anni, è ancora vivo, ricoverato in terapia intensiva con papà Hamdi al-Najjar. La mamma Alaa, una pediatra, ha scoperto che la sua intera famiglia era stata spazzata via dalle bombe nello stesso ospedale dove lavora, il Nasser di Khan Younis: perché nonostante le incombenze di avere una grande famiglia, ogni giorno si occupa dei piccini martoriati di Gaza.
Un video condiviso dal direttore del ministero della Salute gestito da Hamas e verificato dalla Bbc mos…
TEL AVIV – Il più grande aveva 12 anni appena, il più piccolo meno d’un anno: erano dieci fratelli e si chiamavano Yahya, Rakan, Raslan, Gubran, Eve, Revan, Sadin, Luqman, Sidra, Adam. Nove sono morti ieri mattina, uccisi dal bombardamento israeliano della loro casa di Khan Younis. Solo Adam, 11 anni, è ancora vivo, ricoverato in terapia intensiva con papà Hamdi al-Najjar. La mamma Alaa, una pediatra, ha scoperto che la sua intera famiglia era stata spazzata via dalle bombe nello stesso ospedale dove lavora, il Nasser di Khan Younis: perché nonostante le incombenze di avere una grande famiglia, ogni giorno si occupa dei piccini martoriati di Gaza.
Un video condiviso dal direttore del ministero della Salute gestito da Hamas e verificato dalla Bbc mostra i corpicini ustionati mentre vengono estratti dalle macerie nei concitati momenti successivi all’attacco. Quando ha saputo, hanno racconto i parenti, la madre è svenuta nella corsia d’ospedale. Poco dopo, ha dovuto affrontare la più terribile ordalia d’un genitore: riconoscere i figli prima di avvolgerli nel sudario: come ormai si fa a Gaza, rimasta senza bare. Avrebbe potuto esserci anche lei, fra quei morti. E chissà quanto le costa essere sopravvissuta. Era uscita poco prima, lasciando i bambini ancora addormentati. Il marito, medico anche lui, l’aveva accompagnata ed era appena rientrato. Un collega britannico della dottoressa Alaa, ha operato l’uomo e Adam per diverse ore. La prognosi è riservata.
L’organizzazione Medici contro il Genocidio — una coalizione di professionisti della Sanità fondata nel 2023 con la specifica missione di occuparsi di Gaza — ha sottolineato in un comunicato l’atroce destino della pediatra: «Madre, medico e donna di una forza inimmaginabile, è stata costretta a identificare i corpi carbonizzati dei suoi stessi figli proprio nell’ospedale in cui lavora». Purtroppo, non è certo la prima volta che accade: dall’inizio della guerra lo abbiamo visto già altre volte. I medici e le loro famiglie, sono target come tutti gli altri civili.
Questa volta, però, l’età e il numero dei fratellini scuote particolarmente le coscienze: «Questa è la cancellazione di un’intera famiglia. Un atto deliberato di insondabile brutalità contro i bambini, le famiglie palestinesi e l’umanità stessa» si conclude il comunicato dei medici.
Solo il giorno prima, d’altronde, da Gaza erano uscite altre immagini terribili. Quelle del massacro dell’intera famiglia Dardouna: 30 persone perite tutte insieme sotto le bombe, dai nonni ai nipotini. In un video agghiacciante, condiviso pure da Mosab Abu Toha, il giornalista palestinese appena insignito del Pulitzer, si vede l’estrazione dalle macerie di una delle bimbe: il pigiamino sporco di terra e la testa troncata di netto.
«Basta! Imploriamo tutti i Paesi, la comunità internazionale, il popolo, Hamas e tutte le fazioni di avere pietà di noi», ha detto un parente della dottoressa Alaa all’Afp. Cercando di trovare la parole per descrivere l’ennesima strage di bambini.
Ma intanto l’operazione Carri di Gedeone lanciata dall’esercito israeliano solo una settimana fa non si ferma: ieri sono stati colpiti 100 obiettivi e uccise almeno 79 persone, secondo la tragica media che registriamo ogni giorno. «L’Idf uccide civili per divertimento» si spinge ad affermare l’emittente araba al Jazeera. Ma i militari assicurano che stanno «solo» cercando di spingere la popolazione nelle zone designate.
Se tanto orrore non basta, il quotidiano israeliano Haaretz ieri ha raccontato pure l’uso, sempre più diffuso da parte dell’esercito, di usare i civili come scudi umani: mandandoli in edifici e tunnel per verificare la presenza di esplosivi o miliziani armati. Una pratica vietata da regolamenti militari interni e dalle leggi internazionali, che «a Gaza è diventata ormai una pratica comune», come confermano testimoni israeliani e palestinesi.