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Gaza, raid israeliano su scuola: almeno 36 morti. Video shock di una ragazzina tra le fiamme

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Colpita una struttura che ospitava sfollati. L’Idf: “Era un centro chiave pieno di miliziani di Hamas che si facevano scudo di civili”
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TEL AVIV – Israele ha colpito a Gaza City provocando almeno 36 morti (ma il bilancio è ancora incerto) fra i rifugiati della scuola Fahmi Al-Jarjawi nel quartiere Daraj. I feriti sono una sessantina, molti bruciati dall’incendio che si è sviluppato dopo il raid. Secondo fonti mediche, in buona parte si tratta di bambini. Sui social palestinesi già circolano le impressionanti immagini di una ragazzina bloccata fra le fiamme dell’edificio. Altri mostrano i soccorritori impegnati a spegnere i roghi e a recuperare i resti carbonizzati di chi non ce l’ha fatta. L’attacco è avvenuto senza preavviso nella notte, mentre le persone dormivano. La scuola è stata poi colpita altre due volte mentre i superstiti cercavano di fuggire.

L’esercito, come già altre volte, ha giustificato l’attacco parlando di "un edificio chiave” che ospitava “militanti di Hamas che operavano nel palazzo facendosi scudo coi civili”. Secondo un ulteriore comunicato, Hamas e la Jihad islamica utilizzavano quel particolare…

TEL AVIV – Israele ha colpito a Gaza City provocando almeno 36 morti (ma il bilancio è ancora incerto) fra i rifugiati della scuola Fahmi Al-Jarjawi nel quartiere Daraj. I feriti sono una sessantina, molti bruciati dall’incendio che si è sviluppato dopo il raid. Secondo fonti mediche, in buona parte si tratta di bambini. Sui social palestinesi già circolano le impressionanti immagini di una ragazzina bloccata fra le fiamme dell’edificio. Altri mostrano i soccorritori impegnati a spegnere i roghi e a recuperare i resti carbonizzati di chi non ce l’ha fatta. L’attacco è avvenuto senza preavviso nella notte, mentre le persone dormivano. La scuola è stata poi colpita altre due volte mentre i superstiti cercavano di fuggire.

L’esercito, come già altre volte, ha giustificato l’attacco parlando di "un edificio chiave” che ospitava “militanti di Hamas che operavano nel palazzo facendosi scudo coi civili”. Secondo un ulteriore comunicato, Hamas e la Jihad islamica utilizzavano quel particolare edificio come punto di osservazione: per raccogliere informazioni in vista degli attacchi.

L’attacco a Gaza City non è l’unico avvenuto nella notte. Sempre a Gaza City il bombardamento di un’abitazione ha ucciso 15 membri di una sola famiglia, e fra questi cinque donne e due bambini: i cui cadaveri sono stati trasportati all’ospedale al Shifa. A Jabalia i morti sono 19.

È stata una lunga, interminabile settimana di morte quella appena trascorsa. Da quando Israele ha lanciato l’operazione Carri di Gedeone lo scorso 16 maggio, ci sono stati centinaia di bombardamenti quotidiani che hanno martellato e raso al suolo quel che ancora restava della Striscia. I morti sono stati mediamente cento al giorno. Gli attacchi così frequenti che i soccorritori faticano a recuperare i corpi, spesso abbandonando a una sorte orribile i feriti rimasti bloccati sotto le macerie. Colpa anche della mancanza di benzina: la protezione civile non può contare su mezzi pesanti per sollevare le macerie e si scava a mani nude.

Ieri altre due persone, tra cui una donna incinta di sette mesi, sono state uccise in un attacco contro le tende che ospitavano gli sfollati nei pressi di Nuseirat, nella zona centrale di Gaza. I medici hanno tentato ma non sono riusciti a salvare il nascituro. Erano il direttore delle operazioni della protezione civile Ashraf Abu Nar e sua moglie.

Si sono registrati attacchi mortali anche nei pressi di Deir el-Balah e Khan Yunis al centro e a Beit Lahia a nord

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