Israele, scontro sul nuovo capo dello Shin Bet: “Incompetente, il premier vuole indebolire gli 007”
dalla nostra inviata Anna LombardiIl generale israeliano David Zini
TEL AVIV – La scelta di Benjamin Netanyahu di mettere il generale David Zini a capo dello Shin Bet — i servizi segreti — trascina Israele sull’orlo dello scontro istituzionale. Fino a pochi giorni fa capo della Direzione per l’addestramento delle Forze di difesa e comandante del Corpo di Stato maggiore, ma ora dismesso dal suo superiore, il generale Eyal Zamir, per non avergli riferito quanto stava accadendo, 51 anni e 11 figli, Zini è stato nominato subito dopo il pronunciamento della Corte Suprema che definiva illegittimo il licenziamento di Ronen Bar dalla guida dell’agenzia di spionaggio. Avvenuto, secondo loro, per un conflitto d’interessi, visto che lo Shin Bet ha aperto un’indagine su stretti collaboratori di Netanyahu per quello che qui chiamano Qatargate (avrebbero ricevuto denaro per fare gli interessi proprio del Paese considerato stretto alleato di Hamas).
Nel frattempo, però, Bar si è levato di mezzo da solo. Pressato dal governo, ha annunciato le sue dimissioni per …
TEL AVIV – La scelta di Benjamin Netanyahu di mettere il generale David Zini a capo dello Shin Bet — i servizi segreti — trascina Israele sull’orlo dello scontro istituzionale. Fino a pochi giorni fa capo della Direzione per l’addestramento delle Forze di difesa e comandante del Corpo di Stato maggiore, ma ora dismesso dal suo superiore, il generale Eyal Zamir, per non avergli riferito quanto stava accadendo, 51 anni e 11 figli, Zini è stato nominato subito dopo il pronunciamento della Corte Suprema che definiva illegittimo il licenziamento di Ronen Bar dalla guida dell’agenzia di spionaggio. Avvenuto, secondo loro, per un conflitto d’interessi, visto che lo Shin Bet ha aperto un’indagine su stretti collaboratori di Netanyahu per quello che qui chiamano Qatargate (avrebbero ricevuto denaro per fare gli interessi proprio del Paese considerato stretto alleato di Hamas).
Nel frattempo, però, Bar si è levato di mezzo da solo. Pressato dal governo, ha annunciato le sue dimissioni per il prossimo 15 giugno, giustificandole col non essere riuscito a prevenire l’attacco del 7 ottobre. Ma intanto il nome di Zini sta provocando una tempesta.
Sebbene sia uno stimato combattente — subito sul campo il tragico giorno dell’attacco di Hamas — molti lo accusano di non avere le competenze per guidare gli 007 israeliani. E c’è già chi insinua sia una manovra di Netanyahu per depotenziare l’agenzia, sfidandone l’indipendenza insieme all’autonomia della giustizia.
La scelta è poi l’ennesima concessione all’estrema destra che tiene in piedi l’esecutivo: il generale è infatti vicino agli ambienti ultra nazionalisti dei coloni più radicali. Non a caso, è un grande sostenitore della linea dura che il governo sta sempre più abbracciando nonostante parte del Paese non ne possa più della guerra. Proprio il contrario di quel che predica il generale Zini, che ha recentemente affermato la sua opposizione «a qualsiasi accordo per la liberazione degli ostaggi. La nostra guerra contro Hamas è eterna».
Una frase che ha indignato molti, a partire dai familiari delle persone ancora prigioniere nei tunnel di Gaza: «Parole orribili, spregevoli», hanno commentato, manifestando sabato anche contro di lui. Perfino il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir — il generale che l’ha appena dismesso, cioè — ha voluto prendere le distanze da una posizione così estrema. Visitando le aree occupate della Striscia ieri ha infatti detto: «Questa non è affatto una guerra eterna. Stiamo intensificando le attività. Hamas è sottoposta a pressioni enormi e ha perso buona parte dell’apparato sotto il suo controllo. La stiamo smantellando. Salveremo gli ostaggi».
Le polemiche restano. Ieri il quotidiano Maariv ha addirittura definito la nomina «atto di follia», paragonando il premier Netanyahu all’imperatore Nerone che suona la lira: «La pira è la democrazia israeliana»