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L’allarme del New York Times: Trump vuole dividere il mondo tra Usa, Russia e Cina

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Secondo il quotidiano newyorkese la geopolitica mondiale sembra avviata verso un mondo con tre “moderni imperi” e il presidente americano spinge sempre di più verso accordi con Putin e Xi Jinping. Tornano così le sfere d’influenza
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NEW YORK - Un mondo diviso in tre aree, o moderni imperi, come in una mappatura ottocentesca in cui tre nazioni si spariscono le “sfere di influenza”, un termine anch’esso del passato imperialista: Stati Uniti, Russia e Cina. È l’allarme che lancia il New York Times in un’analisi in cui mette insieme i punti di cinque mesi di dichiarazioni e iniziative della Casa Bianca sotto Donald Trump e le mosse delle altre due potenze.

La geopolitica mondiale, sostiene il quotidiano newyorkese, sembra avviata verso una divisione in tre parti. Nonostante le ultime dichiarazioni dure nei confronti del presidente russo Vladimir Putin (“è impazzito”, “siamo pronti ad agire”), Trump resta molto blando verso Mosca, mentre ribadisce la volontà di stringere accordi con il Cremlino. Il suo obiettivo sembra quello di stringere accordi soprattutto con Cina e Russia, e che vadano oltre il piano commerciale.

Le sue azioni, sostiene il New York Times citando alcuni analisti politici, mostrano la visione d…

NEW YORK - Un mondo diviso in tre aree, o moderni imperi, come in una mappatura ottocentesca in cui tre nazioni si spariscono le “sfere di influenza”, un termine anch’esso del passato imperialista: Stati Uniti, Russia e Cina. È l’allarme che lancia il New York Times in un’analisi in cui mette insieme i punti di cinque mesi di dichiarazioni e iniziative della Casa Bianca sotto Donald Trump e le mosse delle altre due potenze.

La geopolitica mondiale, sostiene il quotidiano newyorkese, sembra avviata verso una divisione in tre parti. Nonostante le ultime dichiarazioni dure nei confronti del presidente russo Vladimir Putin (“è impazzito”, “siamo pronti ad agire”), Trump resta molto blando verso Mosca, mentre ribadisce la volontà di stringere accordi con il Cremlino. Il suo obiettivo sembra quello di stringere accordi soprattutto con Cina e Russia, e che vadano oltre il piano commerciale.

Le sue azioni, sostiene il New York Times citando alcuni analisti politici, mostrano la visione di un mondo diviso in tre, in cui ogni potenza domina la propria parte. “Sarebbe - continua il giornale - un ritorno a uno stile imperiale del diciannovesimo secolo”. Anche il linguaggio richiama toni del passato. Trump ha detto più volte di voler annettere la Groenlandia, strappandola alla Danimarca, un alleato Nato, e ristabilire il controllo americano sul Canale di Panama. Entrambi gli obiettivi rispondono all’esigenza di aumentare l’influenza statunitense nell’emisfero occidentale.

Allo stesso tempo Trump ha parlato di ritiro dei soldati americani da altre aree del mondo, una scelta che potrebbe aiutare Russia e Cina in Europa e in Asia. Trump loda spesso Putin e il presidente cinese Xi Jinping, definendoli “uomini forti” e suoi grandi amici. E alle parole fa seguire i atti: nell’approccio al conflitto in Ucraina, il tycoon sta spingendo per formalizzare il controllo russo sull'Ucraina, oltre ad aver ottenuto l’accesso allo sfruttamento dei minerali rari.

Secondo Monica Duffy Toft, docente di politica internazionale alla Fletcher School della Tufts University, i leader di Stati Uniti, Russia e Cina stanno tutti cercando di tornare a “un passato immaginario che era più libero e più glorioso”. “Comandare ed estendere le sfere di influenza - ha aggiunto - sembra ristabilire un senso di grandezza in declino». Il termine “sfere di influenza” venne coniata alla Conferenza di Berlino del 1884-85, durante la quale le potenze europee adottarono un piano formale per spartirsi l’Africa.

Durante una visita in Suriname a fine marzo, al segretario di Stato americano Marco Rubio venne chiesto da un giornalista se i funzionari dell'amministrazione avessero discusso l’idea di istituire "sfere di influenza", il che implicherebbe negoziare limiti alla presenza di ciascuna superpotenza. Rubio, che ha posizioni di politica estera più tradizionali rispetto a quelle di Trump, aveva risposto che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto le loro alleanze militari in Asia, ma non si era addentrato nel concetto. E quello delle “sfere di influenza” è tornato con l’Ucraina, ma anche nella blanda risposta di Trump riguardo a cosa farebbero gli Stati Uniti davanti a un’invasione cinese di Taiwan.

Durante un’audizione davanti alla commissione difesa del Senato, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby ha ammesso che Taiwan “non è considerata essenziale” per gli Stati Uniti. Una posizione che ha inquietato anche i Repubblicani e indicato come il baricentro americano si stia spostando dal mondo globale all’emisfero occidentale. E questo avviene davanti a un rafforzamento dell’alleanza tra Cina e Russia. A febbraio Xi ha partecipato a una videoconferenza con Putin, durante la quale ha definito i due Paesi “veri amici che hanno superato insieme momenti difficili”. Il terzo, adesso, è un po’ più a ovest. E tutti e tre insieme puntano a stabilire un ordine mondiale.

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