Usa, ordinato lo stop ai visti di tutti gli studenti stranieri
di Massimo BasileUn anno fa, davanti agli investitori della Silcon Valley, Donald Trump aveva annunciato l’intenzione di dare la “green card”, il permesso di residenza permanente, a tutti gli studenti stranieri che si sarebbero laureati negli Stati Uniti. «Vogliamo tenere — disse tra gli applausi — tutte le menti più brillanti». Il tycoon ha cambiato idea: ha ordinato di bloccare tutti i visti studenteschi e avviare un controllo a tappeto sugli account social di chi ha fatto domanda. La decisione, rivelata da Politico, segna una drammatica escalation nella lotta alle università americane, accusate di diffondere l’antisemitismo ed essere troppo liberal, e getta nel caos un settore che, secondo Nafsa, noprofit di Washington che si occupa di programmi internazionali, ha visto nel 2024 più di un milione di studenti stranieri spendere, tra istruzione e costi per vivere, 44 miliardi di dollari. «Con effetto immediato — si legge nel dispaccio inviato dal dipartimento di Stato ad ambasciate e consolati — in p…
Un anno fa, davanti agli investitori della Silcon Valley, Donald Trump aveva annunciato l’intenzione di dare la “green card”, il permesso di residenza permanente, a tutti gli studenti stranieri che si sarebbero laureati negli Stati Uniti. «Vogliamo tenere — disse tra gli applausi — tutte le menti più brillanti». Il tycoon ha cambiato idea: ha ordinato di bloccare tutti i visti studenteschi e avviare un controllo a tappeto sugli account social di chi ha fatto domanda. La decisione, rivelata da Politico, segna una drammatica escalation nella lotta alle università americane, accusate di diffondere l’antisemitismo ed essere troppo liberal, e getta nel caos un settore che, secondo Nafsa, noprofit di Washington che si occupa di programmi internazionali, ha visto nel 2024 più di un milione di studenti stranieri spendere, tra istruzione e costi per vivere, 44 miliardi di dollari. «Con effetto immediato — si legge nel dispaccio inviato dal dipartimento di Stato ad ambasciate e consolati — in preparazione all’ampliamento dei controlli e delle verifiche obbligatorie sui social media, le sezioni consolari non devono aggiungere ulteriori disponibilità per appuntamenti relativi a visti per studenti o visitatori di scambio (categorie F, M e J) fino a nuova comunicazione che sarà inviata separatamente nei prossimi giorni».
Nel dipartimento di Stato ci sarebbe frustrazione tra i funzionari, anche perché le direttive appaiono vaghe. Non è chiaro come verranno fatti i controlli sugli account social e quale sarà il criterio di valutazione — un “meme” pro-Gaza sarà sufficiente per vedere la propria richiesta bocciata? — e se le piattaforme, da Meta, che ha Instagram e Facebook, a X e TikTok, collaboreranno con il governo. L’ordine è stato firmato dal segretario di Stato Marco Rubio ma su chi abbia dato il via libera non ci sono dubbi: Trump vuole distruggere il sistema universitario d’élite americano.
Il processo rischia di mettere fine al sogno di centinaia di migliaia di studenti e danneggerà università e college, i cui bilanci poggiano anche sui soldi provenienti dall’estero. L’amministrazione aveva già avviato nei mesi scorsi controlli sui social, ma riguardavano studenti di ritorno in Usa e che potevano aver partecipato a proteste contro Israele. L’ordine arriva nel momento in cui Trump, come fa ormai da giorni, annuncia ogni volta una decisione punitiva verso Harvard: oggi ha ordinato anche la cancellazione dei contratti federali per 100 milioni di dollari, e minacciato di dirottare verso le scuole professionali i tre miliardi di dollari congelati. Il tycoon accusa l’istituzione di élite di non collaborare: il board si è rifiutato di consegnare gli elenchi di chi aveva partecipato a manifestazioni pro-Gaza e di indicare i nomi dei quasi 7 mila studenti internazionali. Nel frattempo, ha anche avviato una causa legale contro Trump, sostenendo che le decisioni della Casa Bianca ledono il Primo emendamento, che tutela la libertà d’espressione.
Istituzione privata che riceve contributi federali, con le sue ricerche e corsi, Harvard ha prodotto ricchezza attraverso l’innovazione, creazione di imprese e formazione di personale altamente qualificato. Nel 2022 ha speso circa 1,2 miliardi di dollari in ricerca. Nel 2021 ha depositato 431 domande di brevetto e generato trenta nuove start-up, che hanno attirato investimenti per decine di miliardi. La crociata trumpiana verso gli studenti stranieri parte, però, da lontano: nel 2017 il tycoon impose il divieto d’ingresso a cittadini, inclusi gli studenti, provenienti da alcuni Paesi a maggioranza musulmana. Poi erano state indurite le procedure di controllo sui richiedenti dei visti F-1 (per gli studenti), J-1 (scambi culturali) e M-1 (formazione tecnica). L’anno successivo venne limitata la durata dei visti, complicando la vita di chi puntava a un dottorato post-laurea.