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Trump accusa Putin: “Dev’essere impazzito”. Il Cremlino: è emotivo

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Il presidente Usa accusa Mosca di causare morti inutili. Ma Peskov corre ai ripari: “È un momento importante e delicato per tutti”
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Davanti all’ultimo attacco record, 355 droni russi contro l’Ucraina tra domenica e lunedì, persino l’ostinata indulgenza di Donald Trump nei confronti di Vladimir Putin ha cominciato a vacillare. «Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui, ma gli è successo qualcosa. È completamente impazzito! Sta uccidendo inutilmente moltissime persone, e non parlo soltanto di soldati. Missili e droni vengono lanciati contro le città ucraine, senza alcun motivo», ha scritto sul social network Truth. «Ho sempre detto che vuole tutta l’Ucraina, non soltanto una parte, e forse adesso si sta rivelando corretto. Ma se lo fa, porterà alla caduta della Russia!».

Il presidente statunitense, però, al solito, non ha minacciato azioni concrete contro Mosca. Alla domanda se stesse pensando di introdurre nuove sanzioni, si è limitato a rispondere «certamente». Né ha risparmiato critiche contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per aver denunciato che il silenzio degli Stati Uniti non farebbe che incorag…

Davanti all’ultimo attacco record, 355 droni russi contro l’Ucraina tra domenica e lunedì, persino l’ostinata indulgenza di Donald Trump nei confronti di Vladimir Putin ha cominciato a vacillare. «Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui, ma gli è successo qualcosa. È completamente impazzito! Sta uccidendo inutilmente moltissime persone, e non parlo soltanto di soldati. Missili e droni vengono lanciati contro le città ucraine, senza alcun motivo», ha scritto sul social network Truth. «Ho sempre detto che vuole tutta l’Ucraina, non soltanto una parte, e forse adesso si sta rivelando corretto. Ma se lo fa, porterà alla caduta della Russia!».

Il presidente statunitense, però, al solito, non ha minacciato azioni concrete contro Mosca. Alla domanda se stesse pensando di introdurre nuove sanzioni, si è limitato a rispondere «certamente». Né ha risparmiato critiche contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per aver denunciato che il silenzio degli Stati Uniti non farebbe che incoraggiare «il senso di totale impunità» della Russia. «Tutto ciò che esce dalla sua bocca causa problemi, non mi piace, ed è meglio che la smetta», ha commentato Trump tornando a ribadire: «Questa è una guerra che non sarebbe mai iniziata se fossi stato presidente. Questa è la guerra di Zelensky, Putin e Biden, non di “Trump”. Io sto soltanto aiutando a spegnere i grandi e orribili incendi appiccati da una grave incompetenza e dall’odio».

Noncurante delle critiche di Trump, Zelensky è comunque tornato a denunciare «l’impunità» di cui gode la Russia e a esortare l’Occidente a rafforzare le sanzioni per «privarla» delle risorse necessarie per continuare il suo sforzo bellico. «Putin dimostra quanto disprezzi un mondo che si impegna di più nel “dialogo” con lui che a esercitare una pressione reale». Il Cremlino, invece, ha reagito con moderazione al brusco cambiamento di tono di Trump attribuendolo a un «sovraccarico emotivo» e cercnado di giustificare i bombardamenti russi come una «ritorsione» ai massicci raid ucraini e assicurando che prendono di mira soltanto obiettivi militari.

«Il presidente Putin sta facendo tutto il necessario per garantire la sicurezza della Russia», ha spiegato il portavoce Dmitrij Peskov durante il suo briefing quotidiano con la stampa. La Russia, ha poi aggiunto, è «grata» per gli «sforzi diplomatici» dell’amministrazione Trump che a metà maggio hanno portato le parti in conflitto a sedere allo stesso tavolo a Istanbul per la prima volta in tre anni. «Questo è un momento importante, che è accompagnato da un sovraccarico emotivo per tutti e da reazioni emotive». Anche Putin ha soprasseduto. Incontrando gli imprenditori, è però tornato a giustificare l’offensiva in Ucraina sostenendo che Mosca sarebbe stata «costretta» a lanciare l’Operazione militare speciale in Ucraina a causa del «sanguinoso colpo di stato» a Kiev come continua a definire la rivolta EuroMaidan. «Ci hanno semplicemente costretti a fare quello che stiamo facendo ora», ha detto Putin, e ora cercano di «rendere la Russia colpevole».

Il presidente francese Emmanuel Macron, dal canto suo, ha auspicato che Trump abbia finalmente capito di essere stato «ingannato» da Trump e che la sua «rabbia» si «traduca in azione» e ha proposto di fissare una «scadenza» entro la quale la Russia accetti un cessate il fuoco. Mosca, però, sembra non avere fretta. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan sia volato a Mosca per incontrare Putin, ma anche il suo omologo Sergej Lavrov, il capo negoziatore Vladimir Medinskij e il capo del Servizio d’intelligence estero Svr Sergej Naryshkin, in vista di un possibile secondo round di negoziati a Istanbul dopo quello del 16 maggio. Ma la Russia non ha ancora consegnato il suo memorandum sulla risoluzione del conflitto ucraino. «Il lavoro è in corso», ha detto Peskov. «Si tratta di un documento serio, la bozza di un documento serio che richiede un’attenta verifica e un lavoro approfondito».

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