Francia, 20 anni al “diavolo”: il chirurgo pedofilo che stuprò 300 pazienti
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Joël Le Scouarnec, ex chirurgo oggi settantaquattrenne, è stato condannato alla pena massima di vent’anni di carcere per stupri e aggressioni sessuali su quasi 300 vittime, la maggior parte delle quali erano minorenni all’epoca dei fatti. Si chiude così, nel tribunale di Vannes, in Bretagna, uno dei più grandi e scioccanti processi di pedocriminalità mai celebrati in Francia. “Un diavolo” è stata la definizione del pubblico ministero durante il processo. L’uomo, impassibile in aula con una giacca nera, ha ascoltato la sentenza senza reagire. “La corte ha tenuto conto della particolare gravità dei crimini, per il numero delle vittime, della loro giovane età e del carattere compulsivo degli atti”, ha spiegato la presidente della corte, Aude Buresi, al termine di un procedimento durato tre mesi.
La storia di Le Scouarnec
Tutto è cominciato con la denuncia di una bambina di sei anni, nel…
PARIGI – Joël Le Scouarnec, ex chirurgo oggi settantaquattrenne, è stato condannato alla pena massima di vent’anni di carcere per stupri e aggressioni sessuali su quasi 300 vittime, la maggior parte delle quali erano minorenni all’epoca dei fatti. Si chiude così, nel tribunale di Vannes, in Bretagna, uno dei più grandi e scioccanti processi di pedocriminalità mai celebrati in Francia. “Un diavolo” è stata la definizione del pubblico ministero durante il processo. L’uomo, impassibile in aula con una giacca nera, ha ascoltato la sentenza senza reagire. “La corte ha tenuto conto della particolare gravità dei crimini, per il numero delle vittime, della loro giovane età e del carattere compulsivo degli atti”, ha spiegato la presidente della corte, Aude Buresi, al termine di un procedimento durato tre mesi.
La storia di Le Scouarnec
Tutto è cominciato con la denuncia di una bambina di sei anni, nel 2017. Le indagini hanno portato alla scoperta di un archivio agghiacciante: oltre 300mila immagini e migliaia di pagine di diari personali in cui Le Scouarnec descriveva dettagliatamente gli abusi compiuti. I crimini si sono verificati tra il 1986 e il 2014, nei diversi ospedali in cui il medico ha lavorato. Agiva approfittando dell’anestesia: pazienti incoscienti, bambini e bambine inermi. Le indagini hanno svelato anche un sistema di omertà e omissioni. Secondo i suoi stessi scritti, l’ex moglie era a conoscenza degli abusi già nel 1996. Nel 2005 Le Scouarnec era stato arrestato per possesso di materiale pedopornografico, ma non fu radiato dall’ordine dei medici e non venne avviata alcuna procedura di verifica da parte del ministero della Salute.
Già condannato nel 2020 a 15 anni di reclusione per abusi su quattro bambini, Le Scouarnec ha ora ricevuto una nuova pena accompagnata da un controllo socio-giudiziario di 15 anni. Gli sarà proibito per sempre esercitare la professione medica o lavorare a contatto con minori. Non è stata invece applicata la misura della “detenzione di sicurezza” – prevista per chi presenta un alto rischio di recidiva – in considerazione della sua età avanzata e della volontà di “riparare”.
Due morti
Durante il processo, l’ex chirurgo ha riconosciuto tutte le accuse, dichiarando: “Non chiedo clemenza. Voglio soltanto riconquistare quella parte di umanità che mi è mancata”. Ha ammesso anche la responsabilità indiretta nella morte di due delle sue vittime: una per suicidio, l’altra per overdose. “Ha diritto al pentimento”, ha dichiarato il suo avvocato, precisando che Le Scouarnec non presenterà appello. Ma le parole di contrizione non hanno convinto le parti civili. “Riconoscere tutto, significa non riconoscere nulla”, ha dichiarato l’avvocato Giovanni Bertho-Briand. E il collega Thomas Delaby ha tuonato in aula: “Lei è il peggior pedofilo seriale mai esistito. Le vittime non la perdoneranno mai”.
La vicenda giudiziaria non si conclude qui. Un nuovo processo dovrà fare luce su centinaia di altri casi, comprese le vittime non ancora identificate. Molte persone hanno scoperto solo in seguito, grazie all’inchiesta, di essere state abusate durante l’infanzia, in un tempo in cui non ne avevano nemmeno coscienza. Il ministro della Salute, Yannick Neuder, ha annunciato l’intenzione di introdurre misure più efficaci per proteggere i pazienti più vulnerabili da predatori sessuali all’interno del sistema sanitario. “È nostra responsabilità – ha detto – evitare che simili orrori possano ripetersi”.