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Usa, stop ai visti per gli studenti cinesi e per chi censura gli americani e i colossi digitali

Usa, stop ai visti per gli studenti cinesi e per chi censura gli americani e i colossi digitali
Rubio annuncia la stretta: “La libertà di parola sull’online è un diritto”. Una minaccia alla Ue che impone regole ai giganti del web
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NEW YORK – La prossima volta che Ursula von der Leyen criticherà un colosso digitale americano, oppure Bruxelles deciderà qualche misura per far rispettare il Digital Service Act, la presidente della Commissione Ue finirà nella lista nera dei funzionari stranieri a cui gli Usa rifiuteranno il visto? Viene naturale chiederselo, dopo che ieri il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato un provvedimento intitolato “Visa Restriction Policy Targeting Foreign Nationals Who Censor Americans”, ossia restrizioni contro chi censura gli americani.

Il capo della diplomazia di Washington ha spiegato così l’iniziativa: «La libertà di parola è uno dei diritti più preziosi di cui godiamo come americani. Questo diritto, sancito dalla nostra Costituzione, ci ha contraddistinto come un faro di libertà in tutto il mondo. Mentre adottiamo misure per contrastare la censura in patria — prosegue — assistiamo a casi preoccupanti di governi e funzionari stranieri che le violano. Alcuni hanno intrapreso azioni di censura palesi contro aziende tecnologiche statunitensi, cittadini e residenti americani, pur non avendone l’autorità». Perciò — rilancia Rubio — «oggi annuncio una nuova politica di restrizione sui visti che si applicherà ai cittadini stranieri responsabili della censura di contenuti protetti negli Usa. È inaccettabile che funzionari stranieri emettano o minaccino mandati di arresto nei confronti di cittadini o residenti Usa per post sui social media di piattaforme americane, mentre si trovano fisicamente sul suolo statunitense». Per il segretario di Stato «è altrettanto inaccettabile che funzionari stranieri esigano che le piattaforme tecnologiche americane adottino politiche globali di moderazione dei contenuti o che si impegnino in attività di censura che vanno oltre la loro autorità e si estendono fino agli Stati Uniti». Più tardi, con un post su X, Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti inizieranno a revocare i visti di studenti cinesi, inclusi quelli che hanno legami con il partito comunista cinese o che studiano in settori critici.

Si potrebbe notare la contraddizione della difesa della libertà di parola degli americani contro gli abusi dei funzionari stranieri, proprio mentre l’amministrazione Trump nega la stessa libertà agli studenti stranieri che vuole cacciare dalle università americane. È necessario però fare un passo indietro per capire. Durante il suo discorso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il vice presidente Vance aveva accusato apertamente gli europei di sopprimere il dissenso, presentandolo come disinformazione. Ad esempio aveva criticato la Gran Bretagna perché persegue le preghiere silenziose davanti alle cliniche per l’aborto, l’annullamento delle presidenziali in Romania o la condanna dell’attivista svedese che aveva bruciato il Corano. Le proteste di Washington riguardano anche Cina, Russia, Iran, Cuba o Brasile, ma in particolare il Dsa europeo viene visto come uno strumento per attaccare le compagnie digitali americane, a partire da quelle del membro dell’amministrazione Elon Musk, X. Lo scontro è dunque economico e politico, come i dazi, col rischio di allargare la distanza fra le due sponde dell’Atlantico.

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